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Sanitá di Frontiera Varese compie 10 anni: tanto lavoro di cura e assistenza volontaria che l’opinione pubblica spesso non capisce

VARESE, 6 aprile 2019- di GIANNI BERALDO-

Stefano Catone e Filippo Bianchetti

Era il 2009 quando a a Varese alcuni medici e rappresentanti di associazione di volontariato come ‘I colori del Mondo”, diedero vita tanti al primo ambulatorio medico denominato Sanitá di Frontiera, dedicato alla cura degli immigrati e di tutte le persone senza fissa dimora, ospitato fin dall’inizio nella sede Acli di Varese. Assistenza prevista dapprima della Legge Napolitano del 1998, rivista poi con la ”Bossi-Fini” del 2000.

Dieci sono trascorsi  dalle prime visite alle persone bisognose di cure e assistenza spesso psicologica.

Da allora le cose non sono cambiate anzi peggiorate,  con un numero sempre piú importante di persone da assistere a livello medico e  con un quadro a tinte ancora piú fosche per il futuro considerato la presa di posizione assunta dall’attuale governo dando vita al famigerato ‘Decreto Sicurezza”, che metterá ancora piú in crisi gli Enti locali e con essi tutte le associazioni che operano nel campo dell’assistenza ai profughi.

SDF é l’acronimo di Sanitá di Frontiera,  che  nonostante tutto continua imperterrita nella  mission umanitaria con importanti risvolti a livello sociale con riflessi pure nel comparto della Sanitá Pubblica.

Basti pensare ad esempio il grande lavoro di filtro messo in atto da questo ambulatorio gestito da alcuni medici di base, come il dottor Filippo Bianchetti tra i principali artefici di questo progetto-presente questa mattina a un incontro pubblico nella sede Acli-inserito nelle tre giornate di incontri, fim, dibattiti e musica per celebrare il decimo anniversario «La nostra attivitá dura da 10 anni con un gruppo di volontari molto nutrito, numero aumentato dopo il ”Decreto sicurezza Maroni”che stabiliva il reato di clandestinitá, reato che prevedeva la denuncia da parte dei medici o servizi pubblici che venissero a contatto con queste persone cosa in realtá mai avvenuta con decreto poi ritirato sull’onda dello sdegno generale».

VIDEO INTERVISTA DOTTOR FILIPPO BIANCHETTI

SDF ogni anno prepara un report sulla loro attivitá oltre a lavorare in collaborazione con l’Ospedale di Circolo e Ats  quest’ ultima che ha fornito loro, a partire dal 2012, il piú importante strumento di lavoro:  il ricettario regionale. 

Il numero totale di assistiti a partire dall’apertura é in  costante crescita. Nel 2018 ad esempio gli assistiti sono stati 45 donne e 36 uomini portando il totale complessivo a 479 assistiti, con un’etá ,media di 45 anni per le donne e 35 per gli uomini. Molti di loro peró si presentano ripetutamente creando quei presupposti lavorativi tipici del medico di base.

Dario Cecchin

Insomma numero dei quali bisogna tenere conto programmando una serie di interventi utili al progetto di assistenza sanitaria di SDF.

Progetto, ricordiamo, che riguarda l’assistenza sanitaria dedicata a cittadini extracomunitari ma pure italiani in condizioni di grave marginalitá e non iscritti al Servizio sanitario nazionale.

Assistenza messa in atto da un gruppo di volontari composto da varie figure professionali come medici, psicologi o terapisti della riabilitazione. «gran parte del nostro lavoro é quello di filtro verso il Pronto Soccorso e servizi specialistici-aggiunge il medico varesino-. In questo senso siamo utili a sgravare al servizio pubblico il carico che ha comunque. Poi va evidenziato che molti stranieri hanno il codice STP (Straniero Temporanemante Presente, valevole per 6 mesi)  consente loro di avere un’assistenza a livello totale, eventuale ricovero ospedaliero compreso».

VIDEO INTERVENTI OSPITI

Un esempio di volontariato e assistenza sanitaria davvero importante quello messo in atto da tutti gli attori di Sanitá di Frontiera, ben consci che l’assistenza sanitaria non deve assumere connotati pregiudiziali.

Di questo e altro ne hanno parlato ampiamente tutti gli ospiti intervenuti all’incontro.

Come Stefano Catone (Liberi e Uguali) che ricorda come, leggendo il report annuale di SDF, a differenza di quello che si potrebbe immaginare, molte donne irregolari assistite da questo ambulatorio provengono da Paesi dell’Est, lavorando spesso nell’ambito dell’assistenza agli anziani «Leggendo questi dati la cosa che mi ha colpito maggiormente sono i Paesi di provenienza delle persone che accedono a questo ambulatorio, ossia gente che non c’entra assolutamente nulla rispetto con gli sbarchi ecc…, sono due cose slegate. Le nazionalitá piu’rappresentate da quando il presidio é attivo sono quelle di Ucraina, Albania, Marocco, El Salvador e Perú, quindi migranti arrivati nel nostro Paese decine di anni fa e che si trovano ancora in una condizione di non potere accedere pienamente al Servizio sanitario Nazionale».

Roberto Molinari

Catone quindi sfata un altro finto demone, parlando di dati concreti come quelli offerti appunto da SDF.

Allarme invece lanciato da rappresentanti di alcune amministrazioni, come il sindaco di Comerio Silvio Aimetti (candidato alle prossime elezioni europee) ideatore  nel 2016 della Rete Sindaci per l’accoglienza ora in crisi per il nuovo decreto sicurezza targato Matteo Salvini, che di fatto porterá alla chiusura di tutti i centri di accoglienza «Situazione davvero delicata con molte persone che vivranno nella clandestinitá con le conseguenze che possiamo immaginare e delle quali dovrá farsene carico il singolo Comune. Una situazione grave e ingestibile che ho portato molti sindaci ad allontanarsi dalla Retre creata qualche anno fa».

Sulla stessa frequenza d’onda pure l’assessore ai servizi sociali del Comune di Varese, Roberto Molinari che da diverso tempo lancia segnali d’allarme «Nei prossimi mesi la situazione diverrá preoccupante anche sotto il profilo di ordine pubblico. Non abbiamo strumenti e risorse per risolvere problemi di marginalitá dei quali invece dovrebbe occuparsene lo Stato senza lasciare sole le singole amministrazioni comunali. In mezzo a questo caos vi sono poi esempi positivi come quello di Sanitá di Frontiera e la sua decennnale attivitá, grazie alla quale si riesce ad ampliare la riflessione sui diritti a livello di assistenza che hanno queste persone, anche in questo caso senza che lo Stato faccia nulla».

Silvio Aimetti

Tra gli interventi istituzionali anche quello del sindaco di Varese Davide Galimberti, che da par suo si dice sempre disponibile a

Il sindaco Galimberti

offrire aiuto per tutte quelle situazioni marginali e d emarginali che mettono in difficoltá sia il singolo individuo che l’intera collettivitá.

Interessanti pure le riflessioni rese pubbliche dal Consigliere  regionale  Samuele Astuti, che richiama l’attenzione anche su quanto queste persone non in regola possano incidere anche a livello economico «Un’analisi non certamente cinica anzi, ma solo di sostanza visto che mancano strutture adeguate a fare appunto da filtro prima che si ingolfino i Pronto Soccorso regionali. In questo senso piú che meritorio il grande lavoro che sta svolgendo Sanitá di Frontiera. Rimane l’obiettivo primario, ossia che tutta questa gente possa accedere regolarmente alle strutture sanitarie del Servizio nazionale senza dover piú accedere a»lle, pur fondamentali, di tipo volontaristico».

Samuele Astuti

Dieci anni di assistenza che non sempre trova eco, come dovrebbe, a livello mediatico. Come evidenzia Dario Cecchin, vice presidente associazione ”I Colori del Mondo” «Durante questi eventi ci si accorge che questo tipo di volontariato é un po’di nicchia, anche se a livello di gratificazioni e risultati siamo contenti. ci piacerebbe che l’opinione pubblica imparasse a osservare e essere attenta a dei dati precisi riflessi in quei report che sono la fotografia reale del grande lavoro messo in campo da tutti questi professionisti sanitari. Insomma non dare rilevanza solo a quelle notizie utili ai social e poco altro solo per fare clamore».

Tutti temi importanti per i quali peró non vediamo, almeno nell’immediato, una via risolutiva.

Nel frattempo auguriamoci che il grande lavoro offerto dai professionisti volontari di Sanitá di Frontiera possa continuare a offrire quei servizi sanitari essenziali che molti di noi danno per scontato ma che per migliaia di persone rimane una chimera.

direttore@varese7press.it

 

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Posted by on 6 Aprile 2019. Filed under Sanità,Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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