Keb’Mo’ conquista Varese con un grandissimo concerto: standing ovation del pubblico

VARESE, 12 luglio 2019- di GIANNI BERALDO-

Solo un grande artista, uno straordinario musicista potrebbe suonare in acustico intrattenendo il pubblico per ben due ore.

Ebbene Keb’Mo’, in concerto ieri sera alla tensostruttura dei Giardini Estensi, é sicuramente da annoverare tra quelli.

Quella di Varese é la prima data italiana del lungo tour europeo da parte del noto bluesman americano, che ancora una volta ha dimostrato al folto pubblico presente (altra scommessa vinta da parte dell”organizzatore Alessandro Zoccarato e il suo Back&Blue Festival) che la classe, signori, non é acqua.

E che classe!

Due chitarre dobro e due acustiche, questo l’armamentario ideale grazie al quale Keb’Mo’ ha ”sparato” dosi massicce di ottimo blues della tradizione del Delta ma rivisto in chiave anche moderna.

Poi alcune composizioni davvero superbe che lasciano per un istante i canoni classici del blues acustico per addentrarsi nei meandri del folk e della melodia orecchiabile con testi che spesso narrano fatti e misfatti della sua vita.

Come in Oklaoma, song dedicata alla madre che in quello Stato ci ha vissuto fino alla sua morte avvenuta recentemente.

Tra un pezzo e l’altro l’artista californiano racconta storie, molte volte spiegando al pubblico (molti gli americani presenti) come sono nate e il senso di certe canzoni. Tutto questo con garbo, ironia e divertimento che da sempre lo contraddistingue nelle sue numerose live performance.

Poi ricorda il suo grande amico e collega Taj Mahal (con il quale nel 2017 ha vinto un Grammy con l’album ”TajMo”) interpretando una superba versione di ”Diving Duck Blues”.

Ha quaso 70 anni Ken ma non li dimostra e sul palco si diverte ancora moltissimo giocando con la sua straordinaria voce e maneggiando le chitarre cone quella tecnica che tutt gli invidiano.

Dal blues classico tipico delle quattro battute a virtuosismi poco appariscenti ma decisamente efficaci anche quando utilizza il bottleneck (ditale metallico per effetto slide guitar) sia con le dobro che con gli altri modelli che alterna insieme all’armonica, aiutato dal suo fido accompagnatore e accordatore che si diletta pure a dare il tempo al pubblico per accompagnare Keb con il battito delle mani sui ritmi sincopati di alcuni pezzi.

Una scaletta lunghissima che il bluesman statunitense ricorda quasi a memoria (”oramai la scelta è  a random”‘ dice ridendo a un certo punto, dopo avere regalato il foglio con la set list a un americano presente con il quale aveva poco prima dialogato a distanza direttamente dal palco).

Insomma due ore di musica di altissima qualitá, che ha sicuramente premiato il pubblico che alla fine lo ha ”costretto” a prodursi in ben due bis tra cui la tanto acclamata ”Blues Machine”con al quale ha chiuso degnamente un concerto che rimarrá negli annali della storia ventennale del Festival.

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