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Decreto Sicurezza Bis: quando salvare vite diventa un reato.

VARESE, 9 agosto 2019-Lunedì 5 agosto il Senato ha approvato con voto di fiducia il cosiddetto decreto sicurezza bis, la riforma su soccorso in mare e ordine pubblico. Nei giorni precedenti al voto come Coordinamento migrante ci eravamo uniti al coro costituito da associazioni, sindacati e singoli cittadini che in tutta Italia con lo slogan: “La disumanità non può diventare legge” stava cercando di far acquisire consapevolezza sulle conseguenze che questa ulteriore legge avrebbe causato.

Ora che il decreto è legge, è ancora più imperativo continuare ad esprimere a voce alta tutto il nostro dissenso e la forte preoccupazione che queste ulteriori misure comportano, perché riteniamo che l’urgenza e la straordinarietà di queste norme non trovino legittimazione nei fatti e nei numeri riportati dalla cronaca e dalle statistiche e in quanto accaduto nel corso dell’ultimo anno, sia in tema di sbarchi che di manifestazioni in piazza.

In merito al decreto in generale, il nostro punto di vista è che, se possibile, in questo caso la mano del legislatore abbia forzato persino i limiti imposti dalla Costituzione, contravvenendo nei 18 articoli di cui è composto, ai pronunciamenti delle Corte Costituzionale che già nel 2014, ha specificato che sin dal titolo e poi nell’articolazione del decreto ci deve essere una omogeneità nel contenuto e che, non si possono mettere insieme cose che hanno poco a che fare l’una con l’altra.

I primi cinque articoli infatti riguardano il soccorso in mare, gli altri intendono riformare il codice penale, in particolare la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni: si passa così dal provare a regolamentare la vita delle persone con diritti riconosciuti da leggi nazionali e internazionali, alla sicurezza negli stadi o durante le manifestazioni. Molte quindi le questioni che pongono dubbi di conflitti di competenza e di costituzionalità della norma.

Per la sensibilità che ci contraddistingue sul tema dei migranti, la prima parte del decreto che contiene norme ancora più restrittive e pene elevatissime per chi salva le vite dei rifugiati (citiamo ad esempio il potere attribuito dall’articolo 1 del decreto al ministro dell’interno di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per ragioni di ordine e sicurezza; le sanzioni smisurate per chi salva vite in mare; l’arresto in flagranza per il comandante che compie il “delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra, in base all’art. 1100 del codice della navigazione”, ecc..) di fatto ostacola e impedisce le attività di soccorso in mare da parte delle navi private – ONG – in un momento in cui tutti gli stati europei hanno di fatto sospeso le operazioni di soccorso nel Mar Mediterraneo, mettendo ancor più a rischio le vite dei rifugiati e migranti che intraprendono la pericolosa traversata per arrivare in Europa.

Riteniamo che, in assenza di serie politiche italiane ed europee per fermare queste stragi, le ONG svolgano un ruolo cruciale nel salvare vite e il loro impegno e l’umanità che guida le loro azioni non debbano essere criminalizzati, né stigmatizzati. Stiamo parlando di persone alla deriva in mare che muoiono! Vogliamo ricordare che vivere un’esistenza libera e dignitosa è un diritto universalmente riconosciuto che non deve e non può essere oggetto di strumentalizzazioni create ad arte in una continua campagna elettorale che si mantiene alimentandosi delle paure e dell’odio che si genera.

Alessandra Pessina

Coordinamento Migrante Varese

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Posted by on 9 Agosto 2019. Filed under Lettere Al Direttore,Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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