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Il Centro Gulliver di Varese festeggia 25 anni. Don Barban: "L'importanza di essere Comunità in tutti i sensi". Oggi seconda giornata del convegno.

Varese, 11 giugno 2011 – di  MELANIA BORGO-

Al Centro Gulliver di via Albani a Varese, ieri preso il via  iniziato il convegno “Quando diciamo comunità. Passato e futuro” volto a celebrare i venticinque anni del centro. Comunità: un termine di cui spesso si abusa anche nella vita quotidiana, ma ieri e oggi si cerca di rivisitarlo per riempirlo di significato e per proporne una nuova chiave di lettura per tutti i cittadini. Ci si interroga su questa naturale esigenza dell’uomo, perché come è solito ripetere il fondatore, don Michele Barban, occorre scoprire gli “ingredienti non negoziabili propri della comunità per non finire in una comunità terapeutica” e così ieri pomeriggio i partecipanti, divisi in sette gruppi di lavoro, si sono interrogati circa i sette luoghi della comunità (ossia la città, la famiglia, la scuola, la chiesa, azione e contemplazione, la comunità terapeutica e le politiche sociali) luoghi in cui si vivono tutte le componenti di contesto della comunità, dalla cura alla convivialità, dalla sofferenza alla gioia. Prendersi cura di sé e dell’altro, però, è un’arte che genera bellezza, come ricorda don Mimmo Battaglia un energico sacerdote che consiglia a tutti di riascoltare il brano “La cura” di Franco Battiato che, a suo parere, aiuta a riscoprire il significato profondo di termini come cura o protezione e come l’uomo sia un essere prezioso proprio in virtù della sua fragilità perché, come canta Battiato, è necessario che l’uno protegga l’altro “dai fallimenti che per sua natura incontrerà ”. Una mamma, invece, si commuove raccontando del sospiro di sollievo che ha tirato quando suo figlio è entrato in una comunità terapeutiche “perché solo da quel giorno è tornata a dormire sonni sereni consapevole che finalmente era tornato ad essere al sicuro; a volte riflette ancora su cosa avrebbe potuto fare per evitare quel periodo buio nella vita di suo figlio, ma poi ripensa a quell’incontro speciale col suo “bambino”, dopo l’ingresso in comunità, quando lo ha riabbracciato, quando entrambi si sono messi a nudo prima di potersi perdonare e quando finalmente è riemerso quell’affetto che per tanto tempo era stato coperto dall’ansia e dalla paura di vederlo cadere in un buco sentendosi impotente”.

Intorno ai tavoli dove i sette gruppi stanno lavorano si respira la voglia di collaborare, di contribuire alla scoperta di quegli “ingredienti” fondamentali che rendono comunità quel luogo che stanno analizzando; ognuno vuole raccontare la sua esperienza, come ha vissuto e come vive quella parte di comunità perché ognuno è consapevole della preziosità della diversità del proprio punto di vista e così, per esempio, nel gruppo “la scuola, comunità educativa” tutti partecipano attivamente alla stesura del rapporto finale, dal moderatore Claudio Merletti, dirigente scolastico provinciale, all’educatore della comunità Gulliver, Paolo Morcelli e al referente della formazione e del servizio al lavoro, Nausica Bresciani; così come  Enrica Branchi della comunità Cometa Formazione di Como e Annalisa Barone, una studentessa neo diciottenne che studia “professione sociale” ed ama la psicologia.

La formazione è fondamentale, ricorda don Michele Barban, ed è per questo che molti operatori della stessa comunità Gulliver hanno partecipato attivamente al congresso, come Corrado Bernasconi, che da due anni vi lavora come educatore e non ha voluto perdere questa possibilità formativa, ma vi erano anche persone esterne che operano nel sociale come Irene Archiletti, assistente sociale delle tossico dipendenze del N.O.T. (nucleo operativo tossico dipendenze) della Prefettura di Varese che “media tra l’aspetto normativo che sanziona ed il ruolo sociale, lavorando con tutte quelle persone che vengono segnalate loro da parte delle forze dell’ordine”, ed alcuni genitori i cui figli sono o sono stati nelle comunità terapeutiche del centro Gulliver e non solo.

Don Michele è soddisfatto del numero dei presenti, della partecipazione di relatori di alto livello, alcuni dei quali sono stati moderatori dei sette gruppi di lavoro di ieri pomeriggi, ed è meravigliato dalla sentita partecipazione delle istituzioni: alcuni si sono fermati, anche dopo il loro intervento, incuriositi dal congresso, altri, invece, non hanno potuto esserci di persona, ma hanno comunque inviato rappresentanti o lettere via e-mail, come Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia o Monsignor Luigi Stucchi, vescovo ausiliare della Diocesi di Milano. Formigoni ha voluto complimentarsi per il titolo scelto, che, scrive, “è certamente di grande interesse ed attualità, e plaude all’intuizione di affrontare un tema, come quello sintetizzato nella parola “comunità”, con un taglio così ampio e con uno sguardo così totalizzante”, sottolineando il fondamentale ruolo del Centro Gulliver che in venticinque anni è divenuto un luogo prezioso ed indispensabile nel tessuto sociale delle città lombarde, ricordando, infine, che la vera sfida è “ripartire dall’uomo, dai suoi desideri, dai suoi bisogni, dalla sua libertà, dalla sua disponibilità a mettersi in gioco per realizzare un bene comune, offrendo un contesto favorevole alla crescita delle persone e riconoscendo il ruolo sociale ed il contributo di ciascuno alla costruzione di una cultura improntata ai valori della solidarietà e della sussidiarietà”. Anche Mons. Stucchi ha inviato una lettera per esprimere la vicinanza a don Michele e a tutti quanti hanno scelto di vivere il convegno del 25° del Gulliver, scrivendo che “la comunità non è semplicemente la somma di persone che fanno insieme alcune cose o percorrono insieme un pezzo di strada. E’ piuttosto ciò che nasce come dimensione nuova per tutti, perché ciascuno si relaziona in modo nuovo, a partire dal di dentro, dal profondo di sé, da una presa di coscienza decisiva, generando così uno spessore nuovo proprio nelle relazioni interpersonali”; definendo poi la comunità come “una scintilla di luce e di fuoco, di calore e di fortezza, sola capace di dare forma e spessore a un soggetto nuovo”.

Oggi, invece, a partire dalle 9, sempre in sala Carrozze del centro Gulliver a Varese saranno letti e discussi i rapporti stilati ieri dai sette gruppi e si tireranno le conclusioni di questi due giorni di convegno provando a rispondere all’arduo quesito: “Ancora bisogno di comunità?”

Melania Borgo

redazione@varese7press.it





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