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Lo scrittore, poeta, traduttore universitario Franco Buffoni ci racconta le sue sensazioni prima del Festival Duemilalibri di Gallarate.

GALLARATE, 31 agosto 2011 – di SARA MAGNOLI

L’edizione 2011 di Duemilalibri, la settimana del libro e dell’autore in fiera a Gallarate è in programma dal 29 settembre al 9 ottobre. Organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune con la biblioteca civica e le librerie gallaratesi Carù, Biblos e Rinascita e la bustese Boragno, vedrà ospiti autori di alto livello, a partire da Margherita Hack ad Alessandro Mari, con ampio spazio dedicato alla scienza e alla traduzione, un appuntamento con don Virginio Colmegna e spazi dedicati a personaggi che, nascendo, vivendo, oppure operando a Gallarate, hanno portato il loro nome in Italia e nel mondo. Da un ricordo di padre Roberto Busa, scomparso poche settimane fa, gesuita universalmente riconosciuto come pioniere dell’uso dell’informatica nella linguistica. A un incontro con Franco Buffoni, scrittore, poeta, docente universitario di critica letteraria e letterature comparate, traduttore. Nato e cresciuto a Gallarate, pur vivendo attualmente a Roma confessa di essere ancora profondamente legato alla sua città, dove arriverà nell’ultimo fine settimana di Duemilalibri (le date precise sono in fase di definizione) per un incontro che segue di pochi giorni i suoi interventi al Festivalletteratura di Mantova, al festival dantesco di Ravenna, al Babel festival di letteratura e traduzione di Bellinzona, solo per citarne alcuni.

E della cortesia e gentilezza di questo autore e uomo di cultura che fa grande il nome di Gallarate in Italia e non solo abbiamo approfittato per fare una chiacchierata proprio in previsione del suo arrivo a Duemilalibri.

Professor Buffoni, per una persona abituata a presenziare a grandi festival letterari, che effetto fa partecipare a un festival del libro nella propria città?

“È una grande soddisfazione, perché significa che qualcosa hai seminato, e questo è importante quando, alla mia età – sono nato nel 1948 – fai bilanci. Vedere inviti di questo tipo è significativo, anche se ci tengo a sottolineare che il mio rapporto con Gallarate è vivo, a Gallarate ancora ho la residenza, e uno dei miei libri più importanti, “Il profilo del Rosa”, è proprio legato a Gallarate, perché le quattro cime del Rosa le vedevo da bambino proprio da Gallarate. E si ritorna sempre nei luoghi che sono stati propri, con la mente e con il fisico. Devo poi dire che Gallarate ha dimostrato nel corso degli anni un’attenzione notevole per la cultura, pensi che sono abbastanza amico di Alessandro Gassman che di Gallarate parla sempre bene per questo suo fervore culturale. E anche questo festival è la dimostrazione di un’attenzione non da poco per la cultura. Io non sono uno scrittore cosiddetto “popolare”, dunque se l’attenzione è rivolta anche a un personaggio come me vuol dire che si va al cuore della scrittura. Ed è una cosa che fa piacere”.

Qual è la differenza nel partecipare a un festival in una città di dimensioni medie, come può essere Gallarate, rispetto a grandi festival come Mantova, o Torino?

“Dipende molto dalle annate e dall’organizzazione. Io mi trovo bene in entrambe le situazioni. Con Gallarate poi è un discorso particolare, diverso, perché c’è un rapporto affettivo, a Gallarate vedo persone che conosco e che conoscevo fin da giovane, ho il ricordo dei miei genitori. Tutti gli anni incontro i ragazzi del liceo scientifico per una conferenza prima della maturità al teatro delle Arti: insomma, ho tanti legami e quindi non posso considerare il festival di Gallarate in modo asettico, è un tornare a casa. Poi, oggettivamente, devo dire che Gallarate, di anno in anno, ha messo in piedi un festival di letteratura di rilevanza nazionale. Ma alla fine, per grandi o meno che siano, i festival sono sicuramente importanti, non essenziali, perché l’essenziale è la lettura, che va fatta in silenzio, in un rapporto diretto e personale, ma importanti, perché permettono di vedere un autore, di fargli domande, possono essere molto stimolanti. Vero che gli autori sono tanti e che bisogna anche vedere la qualità del libro e gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ma comunque ogni volta che si muovono persone per parlare di libri non puoi non essere d’accordo.

Quest’anno Duemilalibri darà spazio anche alla traduzione. Lei è un traduttore: com’è la situazione della traduzione in Italia?

“È una situazione molto complessa. Io mi sono sempre occupato di traduzione anche come teoria della traduzione, e anche come insegnante. Nell’ambito della teoria della traduzione l’Italia ha fatto molti passi in avanti in questi due decenni. C’è però una questione economica: i traduttori sono pagati poco e a volte costretti a lavorare di fretta e il risultato è diverso che quando viene concesso più tempo. Siamo un Paese che traduce molto, anche nell’aspetto del doppiaggio cinematografico che è molto più diffuso che in altri Paesi dove i film vengono sottotitolati. Abbiamo i più bravi doppiatori del mondo, anche se questo, d’altro canto, vuol dire, per esempio, vedere un film o un cartone animato nella nostra lingua e perdere un’occasione per imparare, per esempio, l’Inglese. Inoltre l’aspetto del doppiaggio ha un risvolto negativo nella scoperta della cinematografia del Terzo o Quarto mondo, meno appetibile ai doppiatori, e che dunque resta fuori dal giro. Dunque la traduzione può essere vista sotto tanti aspetti. Per quanto mi riguarda, negli ultimi anni il mio campo è stato quello della traduzione della poesia dei Romantici inglesi. Un mio nuovo quaderno di traduzioni è pronto per essere pubblicato il prossimo anno: riguarda poeti inglesi del ‘900, ma anche del passato, tedeschi e francesi”.

Va anche detto che testi di Franco Buffoni, che esordisce nel 1978 come poeta, sono stati a loro volta tradotti in tedesco, spagnolo, francese, olandese, inglese. Inoltre Buffoni ha fondato nel 1989 e dirige tuttora per Marcos y Marcos il semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria “Testo a fronte”, oltre che collane di saggi. Nel1993 haottenuto il premio nazionale per la traduzione della Presidenza della Repubblica e nel 1998 il premio perla Culturadella Presidenza del Consiglio. È stato rappresentante del governo italiano a Bruxelles in qualità di “esperto designato” sia nel progetto Arianne sia nel progetto Cultura 2000 ed è membro della commissione nazionale per i premi nazionali per la traduzione. Autore anche di saggi e redattore del blog letterario Nazioneindiana.com, è veramente un personaggio di cultura da conoscere da vicino.

Non resta dunque che attendere l’incontro a Gallarate.

Sara Magnoli

readzione@varese7press.it

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Posted by on 31/08/2011. Filed under Cultura,Spettacoli&Cultura,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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