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Anche Varese si è indignata: tante le persone presenti oggi per la giornata mondiale degli Indignati

Varese, 15 ottobre 2011- di VALERIA STRADA-

Anche Varese, oggi , si è indignata così come accaduto in migliaia di altre città nel Mondo. A Varese Il presidio era in piazza Carducci, con la partecipazione di molte persone che per tutto il pomeriggio hanno occupato pacificamente la zona pedonale del centro della “città giardino”. Lo slogan, ripreso da tutti i partecipanti è lo stesso che oggi ha unito tutto il globo: “siamo indignati”, come ci dice Francesco Ilardo, che fa parte dell’organizzazione della giornata Varesina di oggi e che si ritiene soddisfatto da questa partecipazione che non si aspettava. “I Giovani – continua Francesco – sono il simbolo di questo movimento mondiale. Siamo indignati perché questa crisi colpisce i cittadini, i precari, gli studenti, ma la crisi è stata causa dai giochi di poteri di banche e governi, non dai cittadini e per questo noi non la paghiamo! Siamo giovani e vogliamo riappropriaci dei nostri diritti, tornare a parlare di democrazia e dare un forte messaggio a questo governo: la crisi non l’abbiamo causata noi e non la paghiamo! “

Ma la piazza, colorata dalle bandiere dei movimenti organizzatori, ha visto la partecipazioni di tanti e di tutte le età. Anche Giuseppe Musolino, riferente dell’associazione “Un’altra storia” è solidale con i giovani. “Sono qui con ragazzi di Global Revolution –ci dice- perché condivido le parole d’ordine di questo movimento mondiale che, per fortuna, è arrivato in Italia, anche se in ritardo. La parola futuro ci riguarda tutti, non solo i giovani, riguarda questa società ed il sistema capitalistico che non regge più, ci vuole un cambiamento di classe politica, di modo di fare politica. La crisi c’è ed è oggettiva, iniziamo a chiederci chi l’ha causata perché non la si può risolvere facendola pagare ai cittadini.”

Presente al presidio anche Giuseppe (Pippo) Platinetti, militante, ora quasi ottantenne, nelle formazioni garibaldine, che ha partecipato alla storia del nostro paese dalla seconda guerra mondiale alla liberazione partigiana. “Questa è una situazione grave, il popolo è stanco. Dopo sessantasette anni che sono passati dal 25 aprile, siamo ancora qui a protestare perché in Italia non esiste ancora la democrazia. Abbiamo conquistato la costituzione, nata dalla resistenza, e oggi siamo ancora qui perché non viene rispettata e non c’è libertà.”

Oltre alle bandiere degli organizzatori, sventolava anche quella del movimento per l’acqua bene comune, stretta nelle mani di Giuseppe Fedele, referente provinciale del comitato, che vuole riportare l’attenzione sul grandioso risultato del 12 e 13 giugno e che ora viene minato dalla situazione economica del paese.

Infatti, secondo Giuseppe “con la scusa della crisi si stanno avviando processi di privatizzazione che non riguardano solo l’acqua, ma tutti i servizi che dovrebbero essere pubblici perché riguardano la collettività e, invece, per negligenza vengono affidati ai privati. Così si da un calcio alla sovranità popolare uscita dai referendum di giugno.”

 

La manifestazione si è svolta pacificamente, tra slogan contro questo governo e cartelli indignati per questa crisi che non è stata causata dai cittadini, solo un breve momento di tensione e battibecchi dovuti al passaggio del corteo delle auto d’epoca, risolto subito con la decisione da parte della DIGOS, di spostare il percorso delle lussuose vetture -che sono state contestate al grido di “Pagate le tasse, evasori!”- in un’altra via.

Una giornata importante, dunque, che secondo molti non deve concludersi, ma andare avanti per arrivare ad un cambiamento reale. Di questo parere anche Cosimo Cerardi , segretario del PDC di Busto Arsizio e membro della Federazione della sinistra che non si ritiene “semplicemente indignato” ma anche “preoccupato” e spera che dalla così detta indignazione “si passi alla costruzione di un soggetto politico che abbia un progetto per questo paese che stenta a partire e non è dato dal PD perché non si può pensare di rispondere alla crisi economica con le privatizzazioni. In una situazione economica di questa entità ci vuole una riappropriazione del ruolo del pubblico rispetto ai così detti poteri forti dati dalle banche e dalla finanza.”

Valeria Strada

redazione@varese7press.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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