ROMA, 15 gennaio 2012 – di SARA MAGNOLI – Bruno Schulz era un bambino speciale. Che divenne un uomo speciale. Capace di trasformare la diversità in opportunità.
Come insegnante di disegno fu vicino a tanti ragazzi introversi, che si sentivano soli.
Fino a quando a lui, ebreo polacco, fu detto che non poteva più insegnare. Erano gli anni del nazismo. E in un giorno d’autunno del 1942, nel ghetto di Drohobycz, una piccola città della Galizia orientale, dove era relegato, un ufficiale nazista, per ripicca nei confronti di un altro ufficiale, lo uccise, per strada, con un colpo di pistola.
La storia di Bruno Schulz, scrittore di due raccolte di racconti, “Le botteghe color cannella” e “Il sanatorio all’insegna della clessidra”, più qualche altro racconto e un epistolario, pittore di disegni fantastici e surreali più volte accostati a quelli di Marc Chagall e Alfred Kubin, insegnante, traduttore in polacco di “Il processo” di Kafka, è narrata nel bellissimo libro “Bruno, il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo editore), di Nadia Terranova, con illustrazioni di Ofra Amit, le cui tavole originali saranno tra l’altro in mostra da oggi 15 gennaio, al 5 febbraio alla Galleria Tricomia in via di Panico a Castel Sant’Angelo.
Questa mattina l’autrice e Fausta Orecchio presenteranno il libro, il 27 gennaio alle 18.30 sarà invece Ofra Amit a dedicarlo. Un lavoro in cui le immagini non solo accompagnano, ma parlano con il testo, poetico e profondo, come hanno abituato le pubblicazioni di Orecchio Acerbo.
E sarà invece la Biblioteca europea in via Savoia a Roma a rendere omaggio a questo straordinario personaggio presentanto il libro, preceduto dalla proiezione del cortometraggio “Street of crocodiles” dei fratelli Quay, tratto dall’omonimo racconto di Shulz, il 26 gennaio alle 18, alla presenza di Nadia Terranova, Ofra Amit, Francesco Cataluccio e il direttore dell’istituto culturale polacco Jaroslaw Mikolajewsky.
Un libro che tocca il cuore, ponendoci davanti un bambino dalla testa enorme che lo rende impacciato, con un carattere introverso, affascinato da un padre stravagante che diventa ragno, uccello dal piumaggio variopinto, pompiere di rosso vestito, protagonista qui ammantato di fantasia di un figlio che ne sente la mancanza, così come protagonista traslato sarà in molte pagine e dipinti del figlio. Che diventato uomo, e afflosciato e scomparso sotto un grande cappello, grande come la sua testa, allo sparo assassino dell’ufficiale nazista, afflosciato e scomparso nel suo essere gettato, realmente, in una fossa comune, sorriderà volando con l’uccello variopinto in cielo alla vista di quella bambina che in un pomeriggio della primavera del 1945, entrando nella soffitta di una bottega abbandonata, trova quegli scritti e quei disegni in un vecchio baule.
Una scrittura profonda ed essenziale che diventa quasi lirica, immagini che ti toccano l’anima: un libro che, al di là della vicinanza con il Giorno della Memoria, merita di essere letto.
Sara Magnoli