Torino, 1 giugno 2012-“Chi di noi segue la questione, da tempo è convinto che il progetto per la canna di sicurezza autostradale del Frejus non
è altro che un raddoppio camuffato. “ Così esordisce Vanda Bonardo , responsabile ambiente SEL Piemonte che già nel luglio 2009 definì con questi termini la canna di sicurezza del Frejus in un articolo del Sole 24 Ore. Ora, quel che era un dubbio di un’ambientalista è confermato dal Comitato internazionale che sovrintende alla sicurezza dei tunnel autostradali tra Italia e Francia.
“Fin da principio si comprese che il traforo aveva dimensioni tali da renderlo assimilabile, a tutti gli effetti, ad una nuova carreggiata stradale –prosegue Bonardo - La scelta, non obbligatoria, di realizzare un secondo tunnel anziché intervenire sull’esistente, adeguandolo alle prescrizioni di legge inerenti la sicurezza (rifugi a congrua distanza e dotazioni tecnologiche specifiche, come realizzato ad esempio nel traforo del Monte Bianco),rappresenta la soluzione più ambigua e schizofrenica che mai ci si potesse attendere.”
Non si capisce come questo atto si concili con i proclami del Governo per il passaggio del trasporto dalla gomma al ferro. Ancora di recente il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera affermò che la Tav non sarebbe stata una cattedrale nel deserto ma un contributo allo sviluppo che va nella giusta direzione, quella di trasferire da gomma a ferro una parte importante del trasporto del merci (sic!).
“Riteniamo sia prioritario un contingentamento delle merci su gomma che transitano
nelle Alpi, per arrivare ad un trasferimento di una quota sempre più crescente al ferro e al trasporto su nave, come previsto dal Protocollo Trasporti della Convenzione sulle Alpi. Ma davvero non si capisce per quale motivo l’Italia voglia a tutti i costi costruire una nuova ferrovia merci Torino Lione se poi, nei fatti, non è concretamente disposta a perseguire il trasferimento delle merci su ferro. E tutto ciò accade proprio nel giorno in cui si tagliano 12 linee ferroviarie piemontesi .In casi come questi . -conclude Bonardo – è difficile non sentirsi presi in giro. “