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The Boss is back: indimenticabile concerto di Bruce Springsteen eThe E-Street band ieri sera a Milano.

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Milano 8 giugno 2012- di GIANNI BERALDO-

Concerto MEMORABILE quello tenutosi ieri sera a San Siro con Bruce Springsteen e la sua fedelissima E-Street Band (ora allargata con una sezione fiati), nella prima delle tre date previste in Italia per il suo “Wrecking ball” Tour.

%varese1910 %vareseQuasi 4 ore di musica senza pause con Bruce che pareva ringiovanito di vent’anni, a correre in lungo e in largo per il palco con la sue storica Fender Telecaster a tracolla quasi fosse un arto aggiunto. Una serata indimenticabile dove il Boss ha ripercorso gran parte della sua carriera, sfoderando canzoni come fossero rasoiate emotive, brani che hanno fatto la storia alcuni dei quali parevano abbandonati nel cassetto dei bei ricordi, periodo nel quale i suoi live set erano meno “incipriati” e badavano più alla sostanza. Ma ieri a parlare ai 60.000 presenti sono state solo le chitarre, quelle vere, con il rock ma anche blues, soul ed errebì, che ti entra nella pelle marchiandoti a vita (felicemente). Che ci potessero essere i crismi di una grande serata lo si è capito fin da subito quando Springsteen, in completo nero con una sorta di simil stivali Freite che tanto successo ebbero dopo la sua prima italiana, sempre a San Siro nel 1985 (tanto che fecero tendenza), dopo avere attaccato il concerto dapprima con “We take care of our own” tratto dal suo ultimo bellissimo album “Wrecking Ball”, titolo anche della canzone successiva in scaletta, ha iniziato a scaldare la platea già bella carica però, con il brano Badlands con tutto lo stadio a saltellare e urlare a squarciagola il ritornello Badlands. Il Boss, così come tutti i suoi “compari” sul palco (una quindicina di musicisti tra nucleo originale della band, sezione fiati, coriste e percussionisti) con unica assente la moglie Patti Scialfa in quanto “E’ rimasta a casa a curare i bambini” dice in un buon italiano lo stesso Bruce che  è in forma e si diverte come un matto, con la seria intenzione di regalare un’altra serata storica ai fortunati che si sono recati a San Siro :“Milano e San Siro per me è un posto speciale- dice Springsteen- il concerto tenuto sempre qui nel 1985 è stato uno dei migliori che ho fatto nella mia carriera e suonare in questo posto è sempre qualcosa di speciale” e qui parte un altro boato dal pubblico.

Detto fatto. Basta un’occhiata alla band e via che si riparte con Death to my hometown seguita da una strepitosa e lunghissima My city ruins, a metà della quale Bruce ricorda il suo grande amico Clarence Clemmons scomparso da qualche mese: boato e applausi convinti si sprecano.

Ma stasera è anche una grande serata di festa. Allora ecco quello che non ti aspetti visto la scaletta dei concerti europei (ma pure americani) che hanno preceduto questa data milanese, con le olds Spirit in the night e E Street band Shuffle: quarant’anni di carriera racchiusi in due brani epici fanno sobbalzare pure i fan più incalliti che hanno preso posto sotto il palco 10 ore prima del concerto fissato per le ore 20.

Lo stadio è una bolgia e Springsteen diventa sempre più parte uniforme di quella selva di braccia alzate che lo acclama; lui non si fa pregare e spessissimo durante tutto il concerto, intergisce anche fisicamente ( strette di mano, facendo toccare la chitarra ecc..) con loro divertendosi in maniera pazzesca. Si capisce così perchè Il Boss sia intergenerazionale e amatissimo dai fan e non solo, di tutto il mondo.

Poi spazio ancora a brani del suo ultimo album con il pezzo Jack of all trades cantato all’unisono da tutto lo stadio nonostante sia un brano recente; segno che quest’album ha colpito nel segno come non accadeva da anni. Insomma un delirio collettivo che non risparmia nessuno, dai giovanissimi a quelli più attempatelli, per non dire le donne di ogni età scatenate anche in tribuna Vip.

Il concerto prosegue alla grande e senza pause con un altro pezzo storico: Candy’ room che Bruce non eseguiva da tempo. La band come al solito gira a meraviglia tra sguardi d’intesa e ritmi calcolati al millimetro ma sempre con quel quid di imprevedibilità che rende Bruce veramente unico. L’E-Street band sa che le “insidie” sono dietro l’angolo e la scaletta può cambiare in corsa senza preavviso: ma d’altronde anche quetse sono situazioni che li hanno resi leggendari e incredibili duranti i loro live set.

Bruce non si risparmia e spreme la band, compreso il nipote di Clemmons, Jakie”, impegnatissimo al sax durante quegli assoli una volta preda del povero Big Man. E in questo è molto bravo Jackie e Springsteen rivede in lui il suo amico fraterno.

%varese1910 %vareseCome non bastasse lo stadio s’infiamma ulteriormente quando Bruce attacca dapprima Darkness on the edge of town poi Johnny 99. A questo punto non si capisce più nulla, in senso metaforico, tanta è l’adrenalina emozionale che ha preso tutti noi che stiamo assistendo a un evento musicale storico e chissà se ripetibile. Bruce canta con il pubblico che spesso si lascia trasportare anche scenograficamente protendendo le braccia formando un gigantesco mare con onde che si infrangono sugli scogli dellla musica rock: quella vera però, suonata da uno degli ultimi veri rocker rimasti.%varese1910 %varese

Il Boss continua a regalare chicche del passato con Out of Street, brano proposto su indicazione del pubblico (che impressione sentire 60.000 persone cantarla), e la straordinaria No Surrender. La maratona prosegue con tantissimi altri pezzi, molti dei quali saccheggiati da Wrecking Ball, album che dal vivo rende parecchio complice la stupenda fusione tra coriste e sezione fiati, dando al tutto un tocco di soul e errebì di gran classe. Sempre molto divertenti i siparietti tra il Boss e Miami Steve Van Zant, che spesso si stuzzicano a vicenda. Spazio alle emozioni anche quando Springsteen racconta della povertà e dell’attuale stato di crisi che sta attrversando gli Stati Uniti, ricordando che “So che anche qui state soffrendo sia per la crisi che per il terremoto”, una sensibilità unica che lo rende ancora più un mito. Ma come non menzionare almeno una scatenatissima versione di Born in the Usa oppure Hungy Heart, Born to Run, Cadillac Ranch, Bobby Jean, giusto per citarne alcune. Dopo tre ore di rock e sudore (il tasso di umidità era piuttosto elevato) con le luci dello stadio già accese, Bruce non molla così come tutto il pubblico che continua a richiedere altri pezzi. E lui non si lascia certamente pregare. Occhiata di complicità con la band e via che attacca Dancing in the dark, per continuare ancora con 10th avenue freeze out con la quale di solito in questo tour si congeda. Invece no. Si riparte. A chiudere questo epico concerto spetta a una coinvolgente versione di Glory Days per concludersi definitivamente (questa volta davvero) esattamente come in quel oramai mitico concerto del 1985: ossia con una versione veramente pazzesca di Twist and shout di beatlesiana memoria. Il pubblico oramai è una massa indistinta incontrollabile e anche i pù compìti finalmente si lasciano andare ricordandosi che in fondo il rock accomuna tutti senza distinzioni. E Bruce Springsteen è lì per ricordarcelo. Sempre.

Gianni Beraldo

direttore@varese7press.it

Posted by on 08/06/2012. Filed under Musica,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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