Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Riflessioni: in Messico scrivere di narcotraffico porta alla morte. Oltre 200 i giornalisti uccisi in pochi anni

Il giornalista Javier Valdez ucciso dai narcotraficanti

CITTA’ DEL MESSICO, 11 luglio 2017– La morte dietro l’angolo, in uno dei paesi più violenti al mondo. La stampa è in pericolo in Messico, rischia di morire chiunque pubblichi notizie riguardanti l’attività delle organizzazioni di narcotrafficanti e le loro connessioni con le autorità. Nelle regioni dominate dai Cartelli della droga la minaccia è costante: sei i giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno. Più di cento dal 2000 ad oggi. L’ultimo caso è quello di Javier Valdez, freddato da due sicari il 15 maggio scorso a Culiacán, nello stato di Sinaloa. Valdez lavorava per il quotidiano “La Jornada” e per l’agenzia online “Riodoce”. Sono suoi diversi scoop concernenti la banda guidata dal “Chapo” Guzman, il potente boss della droga recentemente estradato negli Stati Uniti. La sua morte ha spaventato molto il suo collega Martin Duran, che dirigeva la rivista “La Pared”, anch’essa in prima linea nei reportage sul crimine organizzato di Sinaloa. Duran ha chiuso il giornale e si è rifugiato a Città del Messico, così come hanno fatto molti altri giornalisti messicani minacciati nelle loro regioni. Balbina Flores, dell’organizzazione RSF (Reporter senza frontiere) in Messico, li aiuta ad entrare nel programma di protezione ai giornalisti del governo o a cercare asilo politico all’estero. Dodici reporter messicani sono stati accettati negli Stati Uniti, due sono andati in Spagna, molti altri hanno cambiato città in Messico e ora fanno altri lavori. “E’ difficile – spiega Flores – costruirsi una nuova vita, ma spesso non si ha scelta. I narcos, in genere, danno un primo avvertimento; poi colpiscono, senza scampo”.

Luis Cardona, di Ciudad Juárez, città al confine con gli Stati Uniti, ha conosciuto da vicino la violenza dei narcotrafficanti. Nel 2012, mentre stava conducendo un’inchiesta su qindici casi di sequestro nella sua regione, è stato catturato dai narcos. Lo hanno picchiato e torturato, ma alla fine gli hanno graziato la vita. Ha voluto raccontare quell’esperienza in un cortometraggio animato che ha vinto diversi premi e che è stato intitolato “Il sedicesimo sequestrato” (vd video in apertura). Oggi, dopo aver passato un periodo lontano dalla sua città, Cardona è tornato a Ciudad Juarez, dove vive sotto strette misure di protezione da parte del governo federale. Teme, come molti altri colleghi, di essere la prossima vittima, ma ha comunque deciso di continuare ad esercitare il giornalismo.

Dopo la morte di Javier Valdez non c’è giorno che passi senza che ci sia una manifestazione in solidarietà al lavoro della stampa. Proteste che hanno trovato grande solidarietà internazionale, ma che si scontrano con un muro d’impunibilità difficile da sormontare. La giustizia difficilmente scopre gli autori e i mandanti dei crimini commessi, la polizia e l’esercito arrivano sempre troppo tardi. La strage dei giornalisti messicani sembra così destinata a continuare. (WWW.RSI.CH)

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 11 luglio 2017. Filed under Esteri,Sociale,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *