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Lettera: “Assessore Binelli perchè usa argomentazioni così deboli per difendere l’indifendibile?”

Varese, 12 settembre 2012– Gentile Assessore, la sua lettera mi ha ammutolito per un paio di giorni.

Il Consiglio Comunale

Riponevo stima in lei, che rappresentava, vent’anni fa al suo debutto, la nostra generazione.
Ed arrivava con una tesi sul consumo del suolo.
In quegli anni per me la Lega era oggetto di studio serio (era un compagno di corso colui che si avventurò nella prima tesi su quello che allora consideravamo un movimento e così lo analizzavamo) e la mia ricerca sull’ambiente puntava proprio su aspetti che a distanza di vent’anni quest’amministrazione non può contempla, immobilizzata in cementati interessi.
La sua lettera mi ha meravigliato, perché ormai, per usare le parole che pronunciò a maggio di quest’anno Nicoletti a seguito della vostra inconsulta approvazione del piano di villa Augusta, “c’è una sensazione di impotenza e di inutilità di fronte ad una maggioranza sorda alla voce della città”.
Ma oggi lei scrive una lettera pubblica in risposta ad una provocazione (che a me peraltro giunge solo come propaganda della campagna elettorale appena aperta).
Quindi, mi permetto, da umile suddita, di sottoporle un paio di quesiti che la sua missiva attiva in me.
1. ma questo 1,46% è solo around me?
Tra 1995 e 2008, infatti, personalmente ho visto sottrarmi l’area dove giocavo libera ed indisturbata, ma soprattutto (per ripercorrere gli item propagandistici del partito a cui lei appartiene) sicura, quando ero in quella fantastica età formativa, in cui mi si insegnava che ogni nascita doveva essere suggellata da una nuova piantumazione. E, soprattutto, che era buono e sano giocare all’aria aperta preferibilmente in quello che volgarmente viene riconosciuto come “verde”.
Allora, lei personalmente sprecò il suo prezioso tempo assessoriale per rispondermi mediaticamente (ed anche in maniera poco educata) che era stato rispettato ogni regolamento per sottrarre suolo ad uno degli angoli naturali più belli di questa città e consegnarlo al signor Ligresti per erigere un albergo, necessario alla città…
E’ dello stesso periodo la distruzione di uno degli esempi di arte topiaria che componeva con 23 tigli ottuagenari un grande punto di domanda, un polmone necessario per una castellanza intera (oltre a me stessa che in quel cosiddetto “comparto” ci vivo e lavoro… con testa e corpo purtroppo!).
In quel caso era necessario un parcheggio, oggi inutilizzato, benché regalato ad un euro al giorno non solo alla cittadinanza, ma anche snobbato dagli stessi dipendenti dell’Ente che ne vanta la proprietà.
In entrambi i casi il cemento fu benedetto pubblicamente come dono di illuminati amministratori.
E’ sempre di quel periodo fu l’installazione repentina e mai annunciata ai diretti interessati di un impianto radiobase davanti alle mie finestre, che mi costrinse a cambiare appartamento per i problemi che mi causava. Sempre in quel periodo portai all’attenzione di uno zelante consigliere la realizzazione di una altrettanto repentina pista per elicotteri tra rogge, boschi e orti. Il giorno che riuscimmo a portarlo in commissione, lei si alzò e si chiuse nel suo ufficio: si decise allora di far abbattere l’hangar costruito senza alcun permesso, ma gli elicotteri sulla mia testa continuano a volare indisturbati!
A seguire ho assistito alla pena di morte eseguita senza appello sui cedri che avevo piantato con le mie manine negli anni ’70.
Se non fossi sana di mente, perché in allenamento, l’aprirei al dubbio…
Ad oggi, sono ancora oggetto dei gesti inconsulti di questa amministrazione provinciale e comunale: ho visto un boschetto intero del parco di villa Recalcati raso al suolo con una velocità da maestri, come professionale è stata la distruzione di ogni segno dell’avvenuto scempio, per cui avete addirittura fatto passare l’abbattimento di tre piante su venti non autorizzate come semplice problema di comunicazione tra gli uffici! Ma non ne ho ancora visto la compensazione. Quella che reclamano i miei polmoni.
Le chiedo, quindi: ma questo 1.46% è tutto intorno a me?
2. La seconda domanda viene generata dalle sue parole sulla presenza di aree verdi in città: “Peccato che i dati di consumo di suolo ricalchino in modo rigoroso il dato di densità di popolazione: la provincia di Varese è quella più densamente abitata dopo Napoli, Milano-Monza, Trieste e Roma.”
Lei ha studiato agraria per divenire segretario cittadino del suo partito, consigliere, Assessore al Bilancio e dal 2006 Assessore all’Urbanistica del Comune in cui risiedo dalla nascita. Quindi, saprà che la densità è il parametro dell’urbanizzazione.
E peraltro dovrebbe anche aver sviluppato una buona educazione ai sensi vivendo con chi lavora con l’arte della musica. E chi è educato, di solito sviluppa intelligenza. Anche in presenza di deficit! Come le piante…
Conosce qualche altro parametro valido che non sia il rapporto uomo/pianta per valutare la mancanza e la sottrazione di quelle aree che ci danno vita, volgarmente definite “verdi”?
Oppure pensa che se c’è il Sacro Monte, Sant’Ambrogio possa essere cementificata? Il rapporto albero/uomo non si compensa se in aree contigue a quelle affollate la densità è pari a zero.
Non si fa come con i famosi tre polli. Quella è statistica pura.
Sa quanti condizionatori sono stati installati dopo l’abbattimento di 23 tigli ottuagenari. Ha idea che un albero trasforma miracolosamente tutte le nostre azioni inquinanti in aria respirabile, quindi, vita?
Certo che lo sa. E’ colto e la buona educazione le è stata impartita.
Perché allora scrive che le piante vivono bene fuori dalle città?
Prima delle città c’era la terra. Quelle piante sono la nostra storia. Piccoli eroi che ci ricordano le nostre colpe. Via Veratti non ne è un esempio eclatante? La vita naturale resiste all’inoculatezza umana e provvede anche a sanarne i danni: venga a vedere la resistente reazione del tiglio impropriamente abbattuto il 16 gennaio di quest’anno in Via Daverio per far spazio al cubo di cemento che avete deliberato. Ma se non vuole arrivare sin qui, faccia qualche metro e vada a guardare quel meraviglioso esemplare cementato per la comodità delle mamme dentro il piazzale dei Salesiani.
Signor Assessore, da libera cittadina le chiedo solo una cosa: ci spieghi il perché usa argomentazioni così deboli e così contro natura per difendere l’indifendibile, mentre da chi ricopre un ruolo come il suo, e che appartiene alla nostra “bendata” generazione, ci si aspetterebbe proprio la difesa delle nostre radici (in ogni senso) e solo una politica a “cubatura 0” per una città a dimensione di uomo?
Ormai i dibattiti e le disquisizioni sul tema si sprecano dimostrando che è solo un tema da propaganda politica.
Perché con il suo partito, che è quello che si è macchiato degli scempi più inconsulti degli ultimi quindici anni (ripeto “around me”!), non adottate questa rivoluzionaria linea per rimpostare, almeno a livello locale, una politica di vera sicurezza? Mi riferisco a quella che ci vien donata e mantenuta da un ambiente salubre, in perfetto equilibrio tra esseri umani e non umani, senzienti e meno, quella per cui l’urbanistica è l’arte del progredire dell’essere umano, nel rispetto dell’ambiente che lo ospita. In armonia! Di sensi.
Ed a questo punto magari anche per noi sottoposti, che non possiamo più essere mal-trattati e continuare a svegliarci al mattino e trovare una gru davanti alle finestre che edifica nuovi cubi di cemento, impianti radio base che spuntano come funghi irraggianti, assordanti seghe che decapitano parchi protetti.
Sono proprio in attesa della partenza dei lavori del parcheggio di via Daverio.
E dovrei essere la prima a saperlo visto che siete obbligati a comunicare ai residenti che subiranno disagi dal giorno X al giorno Y, visto che venite a lavorare alle mie finestre (si, proprio quelle citate nel progetto “scongiurando i danni all’edificio adiacente…”).
Quando sono venuta a vivere e lavorare nell’unico luogo dove scrivo e da cui scrivo, l’ho fatto perché “perfettamente immerso nel parco provinciale”. E mi hanno educato boschi e prati.
Ora il parco adiacente non c’è più, perché si vuol costruire un altro inutile parcheggio a distanza di venti metri da quello che si è mangiato i tigli ottuagenari ed ad altri venti metri da quello privato che avete da poco autorizzato (peraltro proprio davanti alla stazione radio base, quindi, da verificare con le regolamentazioni!).
Assessore Binelli, perché la sua politica urbanistica punta alla cementificazione e non alla vita dell’uomo, per il quale si necessita di urbanistica controllata?
E non mi risponda che è una faccenda di progresso, perché la anticipo con i versi di un esimio poeta ungherese, a cui Pertini diede la cittadinanza italiana per il suo alto valore: “L’impero del brutto devasta la natura in nome di una pretesa migliore qualità della vita” (Tomaso Kemeny).
Perché lei Assessore non mi garantisce con la sua politica una migliore qualità della vita e non propone di riportare, almeno Via Daverio dove quel parcheggio è perfettamente inutile con i suoi 60 posti, in quel luogo proprio ciò che c’era (e ancora risulta al catasto!)?
E’ una proposta la mia, non una provocazione.
Pensiamo a difendere le nostre radici e ripristiniamo l’orto e la serra che sono misteriosamente scomparsi per far spazio all’asfalto, puntiamo alle aree pedonali ed alla promozione dell’uso di mezzi più adatti alle nostre condizioni di vita. Creiamo una cultura che sorregga la comunità, ingiustamente deprivata del bene comune.
Non le dico di tornare al carretto ed agli asini, assessore (anche se le fontanelle murate le rivorrei zampillanti), ma semplicemente a ritornare ad essere autonomi ed indipendenti. Germania docet! Ma in generale tutta l’Europa. L’Italia no. E Varese resta sempre l’ultima landa del profondo nord.
I miei polmoni le saranno grati, ma sicuramente i voti tornerebbero a quello che voleva essere un movimento e nel momento in cui è entrato a far parte del consesso dei partiti politici ha pensato solo a costruire intorno alle poltrone necessarie.
Le uniche che non sono “around me”.
Scusandomi per l’’incapacità alla sintesi della scrittura emotiva di un’inguaribile romantico-bucolica, ma la lettera mi ha realmente lasciato perplessa.
La indirizzo anche agli Assessorati coinvolti, Ambiente e Cultura: alle elementari mi insegnarono l’amore per la mia terra, a coltivare i miei amici alberi, a impiantare stagni. La mia maestra mi disse che il mio ruolo era quello di preservare il mondo che mi accoglieva, proprio davanti alla casa dell’Egregio Signor Veroni, divenuto poi collega (mi si scusi l’ardore, e mostro sempre riverenza a “il libraio”).
Con stima verso il prossimo mio.
Ombretta Diaferia 

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Posted by on 11 Settembre 2012. Filed under Lettere Al Direttore,POLITICA,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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