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L’architetto Ferrario e alcuni progetti di recupero architettonico storico cittadino

Le Case Custodi

BUSTO ARSIZIO, 25 aprile 2014- In merito all’attuale situazione del patrimonio architettonico storico cittadino, in condizioni che solo ottimisticamente possono definirsi precarie e che vedono sempre più frequentemente situazioni di degrado e di crolli (l’ultimo, solo qualche settimana fa, è quello di una porzione della storica Cascina Burattana), ritengo mio dovere ribadire la necessità che l’Ente pubblico debba intervenire con sollecitudine per predisporre ed attuare un serio programma di salvaguardia.

Come intervenire?

Direttamente nel caso di immobili di proprietà comunale; mediante l’apposizione di idonei vincoli nel caso di beni di proprietà privata; ciò non solo per metterli in sicurezza e consentire la loro salvaguardia anche perché l’immagine, il paesaggio e l’architettura, sono un patrimonio spirituale comunitario e conseguentemente degno di un recupero edilizio-architettonico e funzionale.

Ad oggi, le condizioni di diverse architetture di primaria importanza dal punto di vista storico e architettonico, che qui ci si limita ad identificare nei casi più significativi, e che sono stati già segnalati negli ultimi anni da studiosi, storici ed anche qualche sporadico politico, sono sempre più a rischio, causa il diffuso disinteresse, sia pubblico che privato.

E’ il caso di complessi in pieno centro storico: le Case Custodi (interessantissimo contesto urbano che meriterebbe di essere recuperato nel suo insieme), il “Conventino”, le vecchie carceri ed il complesso dell’ex Calzaturificio “Borri” (al centro di un dibattito proprio in questi giorni), ma anche esterne al nucleo urbano: per esempio la Cascina Burattana.

Situazione di degrado tanto più grave in quanto diffusa e non limitata ad un unico caso “eccezionale”: importanti testimonianze del passato sono condannate a scomparire per incuria e disinteresse.

Solo la predisposizione di una corretta analisi e di una programmazione per un loro recupero quale “gangli”, veri e propri punti nevralgici di una “rete” diffusa sull’intero territorio cittadino per ospitare funzioni pubbliche e private pregevoli, legate alla cultura, all’istruzione, allo svago ed al tempo libero, alla vita privata e perché no al commercio di tipo tradizionale o, come nel caso della Cascina Burattana, alla produzione agricola rinnovata, potrà essere un punto di avvio di una “new economy” necessaria per uscire dalla crisi globale che stiamo vivendo.

 Limito a due casi estremamente diversi tra loro ma emblematici: le vecchie carceri ed il vicino ex Calzaturificio Borri, ambedue già proprietà comunali (perchè non aggregarli all’istituzione di Palazzo Cicogna?), e dall’altro, non meno interessanti, le Case Custodi, di proprietà privata ma non per questo meno rilevanti per l’identità cittadina.

Le vecchie carceri e l’ex Calzaturificio “Borri”

Entrambi i complessi sono di proprietà comunale e, rispetto al nucleo culturale cittadino (Palazzo Cicogna), sono posti rispettivamente in adiacenza il primo e a circa 300 metri di distanza il secondo, facilmente raggiungibile pedonalmente.

Un’ipotesi ragionevole potrebbe essere quella di “integrarli” in un vero e proprio polo “museale”, ma moderno e vivo: le carceri, come naturale ampliamento degli spazi esistenti, ormai saturi, da destinare ad usi pubblici e ricreativi (anche con l’intervento congiunto di operatori privati) – e perché no ancora per usi culturali il complesso del Calzaturificio Borri: magari lì si potrebbe ospitare la collezione Merlini, altre Fondazioni ed artisti locali!!!

Numerose ipotesi di riuso sono state ipotizzate, per il Calzaturificio Borri è stato anche indetto un concorso pubblico (che non ha dato esiti positivi), ma il degrado di entrambi gli immobili continua la sua opera disgregatrice.

 Le Case Custodi

Di proprietà privata, occupano un intero isolato posto tra via Montebello, via Matteotti e vicolo Clerici e sono accessibili anche da vicolo Custodi (affacciato su via Montebello).

Gli edifici figurano già nel catasto del ‘700 come proprietà della famiglia Custodi, i cui esponenti sono tra i protagonisti della storia del borgo fino dal secolo XVI: curati, dottori in legge, deputati comunali, amministratori della Scuola dei Poveri, benefattori e imprenditori, che arrivarono a possedere molti degli edifici lungo l’attuale via Montebello).

Nella mappa catastale del 1857 compare nel corpo meridionale un “Oratorio Privato” sotto il titolo della Beata Vergine Maria aperto al culto pubblico. Di questa cappella si può ancora vedere il portale di ingresso nel vicolo Custodi, ma è molto probabile che, sotto trasformazioni e ridipinture del secolo scorso, esista ancora – e possa essere recuperabile – l’ambiente di culto originale.

Importante è la conservazione e valorizzazione dell’ambiente urbano dei due vicoli, che racchiudono un brano della città di grande omogeneità (sia dal punto di vista storico-cronologico che tipologico-stilistico) e di estremo interesse.

È dunque necessario promuovere qui: non sventramenti e demolizioni ma il restauro degli edifici (oggi quasi tutti dismessi e abbandonati al degrado); il salvataggio dell’affresco di Carlo Grossi nel vicolo Custodi; il mantenimento delle destinazioni d’uso residenziali originali; il ripristino degli antichi percorsi che attraversavano l’isolato attraverso i cortili; la valorizzazione dell’ambiente attraverso un arredo urbano consono.

Solo la porzione in angolo con vicolo Clerici è stata restaurata in anni recenti e recuperata all’uso commerciale e residenziale.

Un Piano di Recupero (ad oggi fortunatamente non attuato!) ne prevedeva la pressoché totale demolizione, in spregio al loro valore per la storia di Busto, mentre anche qui il degrado degli immobili continua la sua opera disgregatrice

Dott.Arch. Giovanni Ferrario

Busto Arsizio

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Posted by on 25 Apr 2014. Filed under PROVINCIA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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