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Intervista all’artista varesino Luca Maciacchini: ” Essere coerenti, questo mi ha insegnato Giorgio Ambrosoli”

VARESE, 23 settembre 2014 – di SARA MAGNOLI –

Luca Maciacchini (foto Missaglia)

“Mi sento come una persona a cui è arrivato un riconoscimento per una svolta che avevo deciso di impormi nella carriera, per una partecipazione e un contributo a qualcosa di concreto e che mi sono posto come mestiere”.

Certo che è felice, l’artista varesino Luca Maciacchini, apprezzato e riconosciuto rappresentante del teatro-canzone, per quel premio “Cultura contro le mafie” che gli sarà assegnato domenica prossima alle 14 a Faenza all’interno della ventesima edizione del Meeting Etichette Indipendenti. Ma è una felicità non solo per l’apprezzamento che gli arriva sotto forma di premio, ma anche perché lo vive come “una sorta di riprova di essere sulla strada giusta”. Il suo lavoro dedicato alla figura di Giorgio Ambrosoli, il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, che pagò con la vita il suo alto senso del dovere, aveva già ricevuto nel 2011 il premio “Isabella D’Este”. Oltre “all’approvazione in toto – spiega lo stesso Maciacchini – della famiglia Ambrosoli, che ne ha riconosciuto il valore non politico, ma come omaggio al valore di questa personalità”.

Un lavoro, quello su Ambrosoli, che segue lavori che si legano alle canzoni milanesi, ai classici rivisti in chiave rock, ma con sempre al centro, appunto, quel teatro-canzone che fu di personaggi come Giorgio Gaber. E un lavoro che di questi spettacoli che sono cuore del lavoro di Maciacchini riprende la formula, pur con una “maggiore dovizia e cura di particolari, con una costruzione registica e un disegno tecnico più curati e precisi. Pur non tradendo la formula che mi è congeniale”.

Luca, lo spettacolo su Ambrosoli ha ricevuto molta attenzione dal pubblico. Lei lo presenta a volte anche nelle scuole: come rispondono oggi i ragazzi a una storia del nostro Paese che a loro può comunque apparire lontana?

“I ragazzi rispondono sempre molto bene, hanno un atteggiamento incuriosito. Un esempio: nello spettacolo si parla di Sindona, ma non della fine che fa Sindona. E tutti lo vogliono sapere, vogliono sapere che cosa è successo e che cosa si vuole fare. Nello spettacolo c’è anche una canzone che è un elenco dei nomi delle vittime della mafia negli anni Settanta e che non vuole essere un esercizio di stile, ma lanciare un messaggio: guardate quanti ne sono caduti, solo negli anni Settanta e solo uccisi dalla mafia. Il fascino evocativo dei nomi e dei cognomi non l’ho inventato io, ma se questo, abbinato alla musica, può avere un senso, perché non proporlo?”.

Nel lavorare sulla figura di Giorgio Ambrosoli c’è un insegnamento che questa personalità le ha lasciato?

“L’insegnamento più grande che mi ha lasciato la figura di Ambrosoli è quello della coerenza, dote di pochissimi e che io stesso recepisco come un insegnamento purtroppo ancora più teorico che pratico. Ma che se hai acquisito, allora hai tutto”.

Progetti futuri?

“Siamo in uscita con due nuovi prodotti, uno già parzialmente uscito, con il cd “Quando eravamo quasi nemici”, sul libro “Caini e spalloni” di Sergio Scipioni, e musiche e canzoni originali mie, di Giacomo Morandi, Mirko Carchen e Alessandro Grosso. Nel 2015 debutterà lo spettacolo legato a questo cd, con supervisione di Davide Colavini, che ne cura anche la regia. Parla di storie vissute da contrabbandieri e finanzieri al confine con la Svizzera. E poi, ancora una volta con Michela Marelli, stiamo lavorando sulla biografia in musica di Dante, quarta tappa dei grandi classici dopo “Virgilio è ballabile”, “Omero jazz & blues” e “Decamerock”: siamo in fase di scrittura delle canzoni e dei monologhi. Continuo intanto a proporre spettacoli di satira e cabaret e prosegue l’esperienza con Marina De Juli e “Il partigiano Franca”, che il 27 settembre sarà al Piccolo Teatro di Milano, anche qui una sorta di ritorno alle radici dei maestri visto nella prospettiva del personaggio che forse, tra i due, Fo e Rame, è stato quello un po’ più in ombra”.

Che cosa nel tuo lavoro, in quello che hai fatto e stai facendo ti piace di più?

“Che cosa mi piace di più… Quanto tempo ho per rispondere? Diciamo aver inseguito un sogno e avrecela fatta, e il fatto di conoscere molte persone anche nei luoghi più impensati. Anche se il bello è non fermarsi mai, dire “questo non l’ho ancora fatto” e aver sempre qualcosa da scoprire”.

s.magnoli@varese7press.it

 

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Posted by on 23 Set 2014. Filed under Musica,Spettacoli&Cultura,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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