Intervista esclusiva ai protagonisti del film “Fuga da Call Center”
Milano, 14 maggio 2010- di MARCO BARUFFATO-
Al termine della presentazione del dvd “Fuga da Call Center”, presentato martedì scorso alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires a Milano, siamo riusciti ad intervistare gli attori protagonisti Angelo Pisani e Isabella Tabarini, e il regista Federico Rizzo.
FEDERICO RIZZO- Come nasce l’idea di un film che unisce il genere della commedia ad un argomento così impegnato come il precariato?
«Il film gioca molto sui toni del grottesco. Chi ha lavorato in un ambiente come quello del call center, ha potuto vedere quanto ci sia di grottesco in quella realtà. I personaggi che la animano sono ben collocabili nel contesto della commedia italiana, ecco perché il tema si sposa bene con il genere. Questo grottesco però in fondo non è altro che lo specchio della realtà, una realtà che io stesso ho sperimentato lavorando per tre anni proprio in prima persona in un call center.»
Quanto c’è di reale e quanto di ìmmaginario in questo film?
«Si gioca tutto proprio su questa linea di separazione, sulle incontro dialettico fra le immagini degli intervistati, girate con una telecamera fissa come se fosse una fotografia istantanea; una realtà che sembra finta, e la parte filmica di finzione, girata a mano per seguire la realtà. È un amalgama in realtà. Vogliamo proprio che lo spettatore si interroghi su questa linea, se c’è e dove si trova. Tutto sembra finto e tutto è reale.»
Il protagonista è un vulcanologo: come mai una scelta così strana?
«Il film è pieno di figure metaforiche e simboli. Il vulcanologo rappresenta in qualche modo la paradossalità dal momento che, come dice anche una battuta del film, ci sono tantissimi vulcanologi ma pochissimi vulcani. Inoltre il vulcano, in particolare il Vesuvio con cui è fissato il protagonista, rappresenta Napoli città simbolo del precariato e allude all’implosione, all’esplosione verso il basso e ai danni che causerà la rivolta delle nostra generazione precaria, se non ci si interrogherà seriamente sul tema e sulle possibili soluzioni.»
Ad Angelo Pisani e Isabella Tabarini alcune domande sul loro approccio al film e al tema trattato, ma anche sulla loro carriera artistica.
ANGELO PISANI-Lei è comico cabarettista, autore di libri, personaggio radiofonico, attore. Ma qual è il ruolo che preferisce?
«In questo momento quello del’attore, senza mai rinunciare però a quello che facciamo noi comici: cioè far ridere. La comicità è per me fondamentale, è un valore aggiunto al mio modo di concepire l’attore.»
Che cos’è esattamente il centro comico sperimentale “Favelas”…
«Favelas è un collettivo che ho voluto creare nel 2005, con l’idea di far capire alla gente che si può far ridere partendo da qualcosa che in realtà non è comico. In particolare l’idea è quella di accostare ciò che sembra inaccostabile, mostrando ciò che in realtà le due cose hanno in comune per far scaturire la comicità.»
Parliamo di “Fuga”. Cosa c’è di Angelo Pisani in Gianfranco Coldrin e viceversa? «Sicuramente credo di aver dato al personaggio di Gianfranco la condizione di precario la stessa d’altronde che ricopro nella realtà come attore. Quindi una situazione che ci accomuna. Ho cercato di riversare nel personaggio quel senso di precarietà e di mancanza di equilibrio e forse anche quella consapevolezza del prevalere eccessivo del superficiale sulle cose più serie e profonde.»
Che cosa ti lascia l’esperienza di un film come “Fuga”?
«Mi spinge a sperare di poter sempre scegliere i miei progetti, in modo da poter anche lasciare a mia volta qualcosa a chi li guarda.»
Progetti per il futuro?
«In autunno debutterò in teatro con uno spettacolo scritto da me per la regia di Gabriele Vacis. Sono davvero felice perché gli è piaciuto quello che ho scritto, il mio modo di stare in scena e soprattutto il mio voler dire delle cose restando astratto. Preferisco siano le immagini, le scene a parlare.»
ISABELLA TABARINI- Come si è avvicinata al film e come hai preparato il ruolo? «Mi sono avvicinata per caso, con un semplice provino con Federico (il regista Rizzo, ndr.). Il progetto mi è piaciuto subito: esilarante, interessante, molto attuale. Abbiamo fatto con Federico e Angelo un laboratorio per rendere la nostra recitazione più vera e spontanea possibile e per trovare la giusta sintonia tra di noi. Poi ho chiesto anche ad amici e conoscenti che lavoravano in call center di raccontarmi un po’ le loro esperienze.»
Ha iniziato la tua carriera come danzatrice. Poi è passata a fare l’attrice…
«Ho iniziato da piccolina. L’innamoramento è stato per il palcoscenico in generale. La cosa più semplice che puoi fare quando sei una bambina di 5 anni e mezzo, è la danza. Poi ho cercato di avvicinarmi anche alla recitazione, ma nei paesini non c’era la possibilità e non c’erano ruoli adatti a me. Poi verso i 15 anni sono arrivate le prime occasioni. La mia idea iniziale era il musical in realtà, ma all’improvviso casualmente Vittorio Rifranti mi ha scelta per una parte nel film Tagliare le parti in grigio, esperienza causale, ma illuminante, mi sono proprio innamorata di questo lavoro, e da allora ho cominciato ad “inciampare nei progetti”.»
Quali sono ora i suoi progetti?
«Sto lavorando in una fiction Rai con Beppe Fiorello dal titolo “Il campione e il bandito”, ma il mio sogno è di andare avanti con il cinema, in particolare con quello indipendente. Anche se lavorerò nelle produzioni ufficiali, mi piacerebbe non perdere di vista il cinema indipendente, perché ha una magia diversa.»
Marco Baruffato















