Attentati nello Sri Lanka, colpito un albergo a Colombo. Oltre 158 morti e oltre 300 feriti

COLOMBO (Sri Lanka) 21 aprile 2019-Una settima esplosione ha colpito un albergo di Colombo, capitale dello Sri Lanka, dopo le sei che nel corso della mattinata hanno preso di mira altri tre hotel e altrettante chiese, secondo quanto riferito dalla polizia. Il bilancio, che continua ad aggravarsi, parla di almeno 158 morti e oltre 300 feriti. Tra i morti vi sarebbero anche 35 stranieri, che secondo i media locali sarebbero statunitensi, britannici, olandesi e portoghesi.

(foto ansa)

Il Dipartimento federale degli affari esteri non ha indicazioni della presenza di cittadini svizzeri tra le vittime. Un messaggio di cordoglio del presidente del Consiglio federale, Ueli Maurer, è stato pubblicato su Twitter.

Le prime esplosioni hanno preso di mira le chiese mentre erano in corso le celebrazioni della Pasqua e in almeno due casi sarebbero entrati in azione degli attentatori suicidi. Le azioni non sono state rivendicate per il momento.

Secondo un quotidiano indiano The Economic Times 10 giorni fa la polizia aveva diffuso un’allerta su possibili attentati kamikaze a chiese di rilievo nel paese.

AFP/Reuters/sf



Incendio Notre Dame: fiamme domate nella notte. Salva la struttura portante

Le alte fiamme sulla cattedrale (EPA/IAN LANGSDON)

PARIGI, 16 aprile 2019-Notre-Dame, cattedrale di Parigi, capolavoro gotico e patrimonio dell’umanità, è stata divorata da un maxi incendio,  ma la sua struttura, la facciata e i tesori che custodisce sono stati salvati. La sua guglia, uno dei simboli della capitale francese, è crollata dopo essere stata preda per più di un’ora delle fiamme.

“L’incendio è spento, ma la stabilità della cattedrale e la profondità strutturale del danno sono ancora incerti”, ha detto il segretario di Stato francese all’Interno, Laurent Nunez, arrivato sul posto all’alba, citato da Le Figaro. E’ convocata alle 8 una riunione di esperti che faranno il punto con i vigili del fuoco, anche per capire se questi potranno continuare la loro missione all’interno della cattedrale. “Sul posto – ha detto Nunez – sono ancora al lavoro un centinaio di vigili del fuoco con otto mezzi antincendio. La questione – ha concluso – è strutturale: sapere come l’edificio resisterà al gravissimo incendio che ha subito la notte scorsa”.

La volta della navata centrale di Notre-Dame a Parigi è crollata in alcune sezioni e sul transetto, dove poggiava la guglia: è quanto si vede nelle prime immagini riprese dall’interno della cattedrale nella notte dai vigili del fuoco, di cui alcuni frame sono apparsi su media fra cui Cnn. Dalle voragini sulla volta si vedono i bagliori della struttura del tetto che ancora brucia. I rilievi in marmo appaiono bruniti dal fumo e in fondo all’abside si vede la croce dell’Altare maggiore. A terra pezzi di legno fumante.

Piangono i parigini, si ferma la politica, come ha voluto il presidente Emmanuel Macron, che proprio stasera avrebbe dovuto annunciare in diretta tv importanti riforme. E che, in preda alla commozione, ha dato il primo segnale di riscossa: “La ricostruiremo tutti insieme”. Nessuno dimenticherà questo 15 aprile, primo giorno delle celebrazioni della settimana Santa. Non lo dimenticheranno i tanti parigini che sono usciti di casa e hanno raggiunto sul parapetto della Senna, a sud dell’Ile-de-la-Cité, i turisti allontanati dalla spianata della cattedrale subito dopo le 18:50, quando le fiamme hanno cominciato a divampare su un’impalcatura. I lavori di ristrutturazione, un cantiere gigantesco, erano cominciati da pochi giorni. In particolare era da ristrutturare e rinforzare il tetto della cattedrale, quello che – sotto la violenza delle fiamme e il peso della guglia – è crollato e adesso tutti sono con il fiato sospeso per capire se anche la preziosa volta che sovrasta la navata centrale è stata distrutta. Non ci sono feriti tra i fedeli o i turisti, l’unico in gravi condizioni è un pompiere, uno dei 500 intervenuti con ingenti mezzi per tentare di domare le fiamme che continuavano ad avanzare inesorabili. Non si sono visti Canadair, perché lanciare bombe d’acqua dall’alto avrebbe potuto causare danni se possibile peggiori. A tarda sera, le fiamme erano meno intense, i pompieri hanno annunciato che la struttura della cattedrale “è salva”. Il rettore ha aggiunto che reliquie preziose come “la corona di spine” di Cristo – stando alla tradizione – è intatta. (ANSA)




Jiulian Assange: i motivi dell’arresto

LONDRA, 12 APRILE 2019-L‘arresto di Julian Assange giovedì a Londra è stato reso possibile dalla revoca dell’asilo politico da parte dell’Ecuador, che per sei anni e dieci mesi ha dato protezione al fondatore di Wikileaks all’interno della sua ambasciata in Gran Bretagna. Ma come è maturata questa decisione?

Dietro agli ultimi sviluppi c’è soprattutto il cambio di Governo avvenuto due anni fa in Ecuador: il progressista Rafael Correa non è più presidente e al suo posto oggi c’è Lenin Moreno, vicepresidente dello stesso colore che poi ha deciso di correre da solo sconfessando l’operato del suo predecessore una volta eletto.

Moreno ha spiegato giovedì che alla base della decisione di Quito c’è il comportamento di Assange che, a suo avviso, non ha rispettato le condizioni di convivenza, rispetto e riconoscenza verso il paese che lo ha accolto per così tanto tempo. Il fondatore di Wikileaks nella lotta fra Moreno e Corea si è schierato apertamente con quest’ultimo, ed è arrivato addirittura a criticare apertamente il nuovo Governo. Assange, ha detto Moreno, ha concesso delle intervista, introdotto telefoni cellulari nell’ambasciata e ha dato delle dichiarazioni non adatte alla sua figura di ricevente l’asilo. Per questo è stato consegnato alle autorità britanniche

L’Ecuador in sostanza esce di scena. Quito ha però chiesto che non venga consegnato a paesi dove esiste la tortura o la pena di morte. I suoi avvocati hanno detto intanto che presenteranno ricorso presso la magistratura locale, ma ormai è praticamente impossibile che si torni indietro. le polemiche non sono ancora finite: la stampa locale ha posto l’accento sugli effetti negativi dell’immagine per un paese che prima concede l’asilo e poi lo revoca in questo modo. Ma sono discussioni interne che non cambiano la sostanza dei fatti, visto che ormai Assange non è più competenza di Quito.(RSI.CH)




Space X, aggancio riuscito

FLORIDA, 3 marzo 2019-La capsula Crew Dragon della Space X si è agganciata alla Stazione spaziale internazionale (ISS). La lunga manovra è avvenuta in modo autonomo. L’aggancio segna il successo del primo volo di prova senza equipaggio di questa missione, chiamata Demo-1, che rientra nel programma dei voli commerciali della NASA.

Lanciata sabato mattina dalla storica piattaforma 39A di Cape Canaveral, dalla quale sono partite le missioni Apollo e poi quelle dello Space Shutlle, la capsula Crew Dragon trasporta verso l’ISS oltre 180 chilogrammi di materiali e rifornimenti. A bordo c’è Ripley, un manichino che con i suoi sensori ha fornito dati utili sulle sollecitazioni che al momento del lancio potrebbero subire i futuri astronauti che voleranno sulla Crew Dragon.

Se tutto andrà bene, in luglio è prevista la missione Demo-2, che avrà i primi astronauti a bordo: due per iniziare, anche se quando funzionerà a regime la capsula potrà ospitarne sette, come faceva lo shuttle. I primi astronauti assegnati al volo Demo-2 sono Doug Hurley e Bob Behnken, mentre Victor Glover e Mike Hopkins sono assegnati alla prima missione operativa della Crew Dragon per la Stazione Spaziale.




L’Humanité rischia la chiusura: mobilitazione in tutta la Francia per salvare lo storico quotidiano francese

PARIGI, 1 febbraio 2019-Il sindacato francese  Snj-Cgt lancia la mobilitazione per salvare il quotidiano ‘L’Humanité’: «Un bene prezioso. Prezioso per i cittadini – si legge in una nota – perché li aiuta a comprendere il mondo e ad avere i mezzi per trasformarlo. Prezioso per quelli che soffrono l’oppressione. Prezioso per quelli che lottano ogni giorno contro le ingiustizie, le disuguaglianze e le discriminazioni. Un bene prezioso che purtroppo oggi si trova in una situazione delicata, quella dell’ultimo quotidiano indipendente dai grandi gruppi editoriali».

Nel 2019, spiega il sindacato d’Oltralpe, «questo bene prezioso è a rischio come mai prima d’ora. Servono ingenti mezzi per affrontare le trasformazioni tecnologiche delle stampa, i cambiamenti nelle abitudine dei lettori, nonché  mantenere alta l’innovazione editoriale. Data l’impossibilità di far fronte alle gravi difficoltà finanziarie in cui si trova, l’Humanité si è rivolta al Tribunale di Commercio di Bobigny. I dipendenti del giornale sanno bene quanto devono ai propri lettori e al loro sostegno. Per quello che ci riguarda, siamo determinati a batterci perché il giornale, fondato da Jean Jaurès, continui a compiere la sua missione anche nel 2019. Ci troviamo di fronte a nuove sfide. Siamo pronti. Ma il pluralismo della stampa è una questione essenziale per la democrazia e per garantirlo, lo Stato deve assumersi le sue responsabilità».

«Ogni giorno ci adoperiamo per far sentire la nostra voce fuori dal coro e farla vivere attraverso i nostri lettori. Oggi – scrivono i giornalisti del quotidiano – l’Humanité ha bisogno della mobilitazione di tutti noi. Invitiamo tutti coloro che credono nei valori democratici e repubblicani, tutti quelli che difendono gli ideali di giustizia sociale a unirsi a noi per scongiurare questa minaccia».

L’appuntamento è per il 22 febbraio, a La Bellevilloise, a Parigi, dove redattori e sindacato organizzano l’iniziativa ‘Six heures pour L’Humanité’.




Caos in Venezuela, l’opinione del Veneto Serenissimo Governo

VENEZIA, 28 gennaio 2019-La situazione in Venezuela è grave e sta precipitando, rischia di destabilizzare tutta l’America del sud e non  solo. E’ evidente a tutti che questa crisi è in parallelo con il caos mondiale, ed è una distrazione di massa per coprire l’incapacità dei vari leader a risolvere le baraonde da loro stessi provocate.

Il “disfacimento” del Venezuela fa seguito alla Libia, alla Siria e alle cosiddette “primavere arabe. Noi, come Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica siamo per il principio della non interferenza di nessuna forza, sia statale o dei mercenari delle ONG, negli affari interni di un qualsiasi paese: siano i popoli a decidere il loro destino.

Per quanto riguarda  i veneti della diaspora in Venezuela e nel resto del mondo, affermiamo solennemente che la loro Patria è il Veneto, e siamo pronti ad accoglierli a braccia aperte, in un Veneto libero e indipendente, che difenderà i loro interessi, perchè sono anche i nostri.

Nel contempo ricordiamo agli ipocriti governanti europei, mentre affermano che deve essere il popolo venezuelano in maniera chiara e trasparente a decidere il proprio futuro, i risultati del referendum del 22 ottobre 2017 in Veneto e del 01 ottobre 2017 in Catalogna: sia il popolo veneto che il popolo catalano, in maniera chiara, trasparente e inequivocabile hanno indicato le loro volontà: vivere in maniera libera, indipendente decidendo del proprio futuro.

Sanguisughe, sfruttatori dei popoli il precipizio si sta avvicinando anche per voi. I popoli si ribellano e vogliono nelle loro mani il proprio destino

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Vicepresidente Valerio Serraglia




Migliaia in piazza a Belgrado contro il presidente Vucic

BEGRADO, 13 gennaio 2019-Belgrado e altre città della Serbia hanno vissuto il sesto weekend consecutivo di manifestazioni, con migliaia di persone che sono nuovamente scese in piazza per protestare contro la “dittatura” e contro i metodi “autoritari” del presidente, Aleksandar Vucic. Sabato sera nella capitale, e nonostante neve e freddo, i dimostranti erano a migliaia, ma tutto si è svolto senza incidenti.

Gridando lo slogan “Uno di 5 milioni”, i manifestanti denunciano la politica autocratica del capo dello Stato, poco rispettosa a loro avviso del pluralismo, dello Stato di diritto e della libertà di stampa. Lo slogan è stato adottato nelle scorse settimane dopo che Vucic, commentando con sufficienza le prime proteste popolari, affermò che per lui neanche cinque milioni di dimostranti per le strade sarebbero motivo di preoccupazione.

Il movimento è molto eterogeneo e comprende manifestanti che rappresentano partiti e forze di varia estrazione, dalla sinistra estrema al fronte di destra e nazionalista.




Arrestato Cesare Battisti, la cattura avvenuta in Bolivia

SANTA CRUZ DE LA SIERRA (BOLIVIA), 13 gennaio 2019-Cesare Battisti è stato catturato in Bolivia. E il deputato federale e figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha voluto subito mandare un messaggio al ministro dell’Interno: “Matteo Salvini, il ‘piccolo regalo’ sta arrivando”, ha scritto Eduardo Bolsonaro su Twitter.

Battisti è stato arrestato alle 17 di ieri (le 22 in Italia) da una squadra speciale dell’Interpol formata anche da investigatori italiani e brasiliani mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, popolosa città nell’entroterra boliviano. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) non avrebbe opposto resistenza. Secondo alcuni media, indossava pantaloni e maglietta di colore blu, un paio di occhiali da sole e barba finta. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia, Battisti non avrebbe proferito parola.

La squadra speciale dell’Interpol aveva indirizzato le ricerche intorno a Santa Cruz poco prima di Natale. Ieri infine è stata circoscritta la zona nella quale Battisti si era nascosto, sono stati quindi compiuti appostamenti in almeno tre-quattro aree differenti, finché l’ex terrorista è stato accerchiato e bloccato con il supporto della polizia boliviana. Battisti aveva fatto perdere le tracce di sé dopo la decisione del magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano Luis Fux che il 13 dicembre ne aveva ordinato l’arresto per “pericolo di fuga” in vista di una possibile estradizione in Italia, concessa nei giorni seguenti dal presidente uscente Michel Temer prima dell’insediamento di Jair Bolsonaro il primo gennaio 2019.

Era stato proprio Bolsonaro ad imprimere un deciso cambio di passo alla vicenda, esprimendosi prima ancora di essere eletto a favore della riconsegna all’Italia di Battisti e rovesciando così la decisione dell’allora presidente Lula da Silva di concedere asilo politico all’ex terrorista condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi.

Potrebbe essere estradato verosimilmente domani in Italia Cesare Battisti dopo l’arresto in Bolivia ma non è escluso che il rientro possa avvenire già nel corso della giornata odierna. Secondo quanto riferiscono fonti di governo all’ANSA, le autorità stanno valutando se l’estradizione di Battisti debba avvenire direttamente dalla Bolivia – dove è stato catturato – o via Brasile. E un aereo del governo italiano con a bordo anche uomini dell’Aise – l’Agenzia d’intelligence che si occupa dell’estero e il cui contributo è stato fondamentale per arrivare all’arresto di Battisti – e investigatori della Polizia è già decollato per la Bolivia. L’arrivo è previsto per il pomeriggio di oggi (ora italiana) ma questo, sottolineano fonti governative, non significa che l’aereo ripartirà subito. Vanno ancora espletate alcune procedure e non è ancora stato chiarito se prima di esser estradato in Italia Battisti passerà o meno dal Brasile.

E il ministro degli Esteri Enzo Moavero ha detto che “si tratta di un atto di giustizia nei confronti degli odiosi crimini del terrorismo, doveroso verso chi fu ucciso o ferito e verso i loro famigliari”, ora il lavoro continua affinché l’estradizione in Italia possa avvenire nei tempi più rapidi.