L’Humanité rischia la chiusura: mobilitazione in tutta la Francia per salvare lo storico quotidiano francese

PARIGI, 1 febbraio 2019-Il sindacato francese  Snj-Cgt lancia la mobilitazione per salvare il quotidiano ‘L’Humanité’: «Un bene prezioso. Prezioso per i cittadini – si legge in una nota – perché li aiuta a comprendere il mondo e ad avere i mezzi per trasformarlo. Prezioso per quelli che soffrono l’oppressione. Prezioso per quelli che lottano ogni giorno contro le ingiustizie, le disuguaglianze e le discriminazioni. Un bene prezioso che purtroppo oggi si trova in una situazione delicata, quella dell’ultimo quotidiano indipendente dai grandi gruppi editoriali».

Nel 2019, spiega il sindacato d’Oltralpe, «questo bene prezioso è a rischio come mai prima d’ora. Servono ingenti mezzi per affrontare le trasformazioni tecnologiche delle stampa, i cambiamenti nelle abitudine dei lettori, nonché  mantenere alta l’innovazione editoriale. Data l’impossibilità di far fronte alle gravi difficoltà finanziarie in cui si trova, l’Humanité si è rivolta al Tribunale di Commercio di Bobigny. I dipendenti del giornale sanno bene quanto devono ai propri lettori e al loro sostegno. Per quello che ci riguarda, siamo determinati a batterci perché il giornale, fondato da Jean Jaurès, continui a compiere la sua missione anche nel 2019. Ci troviamo di fronte a nuove sfide. Siamo pronti. Ma il pluralismo della stampa è una questione essenziale per la democrazia e per garantirlo, lo Stato deve assumersi le sue responsabilità».

«Ogni giorno ci adoperiamo per far sentire la nostra voce fuori dal coro e farla vivere attraverso i nostri lettori. Oggi – scrivono i giornalisti del quotidiano – l’Humanité ha bisogno della mobilitazione di tutti noi. Invitiamo tutti coloro che credono nei valori democratici e repubblicani, tutti quelli che difendono gli ideali di giustizia sociale a unirsi a noi per scongiurare questa minaccia».

L’appuntamento è per il 22 febbraio, a La Bellevilloise, a Parigi, dove redattori e sindacato organizzano l’iniziativa ‘Six heures pour L’Humanité’.




Caos in Venezuela, l’opinione del Veneto Serenissimo Governo

VENEZIA, 28 gennaio 2019-La situazione in Venezuela è grave e sta precipitando, rischia di destabilizzare tutta l’America del sud e non  solo. E’ evidente a tutti che questa crisi è in parallelo con il caos mondiale, ed è una distrazione di massa per coprire l’incapacità dei vari leader a risolvere le baraonde da loro stessi provocate.

Il “disfacimento” del Venezuela fa seguito alla Libia, alla Siria e alle cosiddette “primavere arabe. Noi, come Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica siamo per il principio della non interferenza di nessuna forza, sia statale o dei mercenari delle ONG, negli affari interni di un qualsiasi paese: siano i popoli a decidere il loro destino.

Per quanto riguarda  i veneti della diaspora in Venezuela e nel resto del mondo, affermiamo solennemente che la loro Patria è il Veneto, e siamo pronti ad accoglierli a braccia aperte, in un Veneto libero e indipendente, che difenderà i loro interessi, perchè sono anche i nostri.

Nel contempo ricordiamo agli ipocriti governanti europei, mentre affermano che deve essere il popolo venezuelano in maniera chiara e trasparente a decidere il proprio futuro, i risultati del referendum del 22 ottobre 2017 in Veneto e del 01 ottobre 2017 in Catalogna: sia il popolo veneto che il popolo catalano, in maniera chiara, trasparente e inequivocabile hanno indicato le loro volontà: vivere in maniera libera, indipendente decidendo del proprio futuro.

Sanguisughe, sfruttatori dei popoli il precipizio si sta avvicinando anche per voi. I popoli si ribellano e vogliono nelle loro mani il proprio destino

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Vicepresidente Valerio Serraglia




Migliaia in piazza a Belgrado contro il presidente Vucic

BEGRADO, 13 gennaio 2019-Belgrado e altre città della Serbia hanno vissuto il sesto weekend consecutivo di manifestazioni, con migliaia di persone che sono nuovamente scese in piazza per protestare contro la “dittatura” e contro i metodi “autoritari” del presidente, Aleksandar Vucic. Sabato sera nella capitale, e nonostante neve e freddo, i dimostranti erano a migliaia, ma tutto si è svolto senza incidenti.

Gridando lo slogan “Uno di 5 milioni”, i manifestanti denunciano la politica autocratica del capo dello Stato, poco rispettosa a loro avviso del pluralismo, dello Stato di diritto e della libertà di stampa. Lo slogan è stato adottato nelle scorse settimane dopo che Vucic, commentando con sufficienza le prime proteste popolari, affermò che per lui neanche cinque milioni di dimostranti per le strade sarebbero motivo di preoccupazione.

Il movimento è molto eterogeneo e comprende manifestanti che rappresentano partiti e forze di varia estrazione, dalla sinistra estrema al fronte di destra e nazionalista.




Arrestato Cesare Battisti, la cattura avvenuta in Bolivia

SANTA CRUZ DE LA SIERRA (BOLIVIA), 13 gennaio 2019-Cesare Battisti è stato catturato in Bolivia. E il deputato federale e figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha voluto subito mandare un messaggio al ministro dell’Interno: “Matteo Salvini, il ‘piccolo regalo’ sta arrivando”, ha scritto Eduardo Bolsonaro su Twitter.

Battisti è stato arrestato alle 17 di ieri (le 22 in Italia) da una squadra speciale dell’Interpol formata anche da investigatori italiani e brasiliani mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, popolosa città nell’entroterra boliviano. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) non avrebbe opposto resistenza. Secondo alcuni media, indossava pantaloni e maglietta di colore blu, un paio di occhiali da sole e barba finta. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia, Battisti non avrebbe proferito parola.

La squadra speciale dell’Interpol aveva indirizzato le ricerche intorno a Santa Cruz poco prima di Natale. Ieri infine è stata circoscritta la zona nella quale Battisti si era nascosto, sono stati quindi compiuti appostamenti in almeno tre-quattro aree differenti, finché l’ex terrorista è stato accerchiato e bloccato con il supporto della polizia boliviana. Battisti aveva fatto perdere le tracce di sé dopo la decisione del magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano Luis Fux che il 13 dicembre ne aveva ordinato l’arresto per “pericolo di fuga” in vista di una possibile estradizione in Italia, concessa nei giorni seguenti dal presidente uscente Michel Temer prima dell’insediamento di Jair Bolsonaro il primo gennaio 2019.

Era stato proprio Bolsonaro ad imprimere un deciso cambio di passo alla vicenda, esprimendosi prima ancora di essere eletto a favore della riconsegna all’Italia di Battisti e rovesciando così la decisione dell’allora presidente Lula da Silva di concedere asilo politico all’ex terrorista condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi.

Potrebbe essere estradato verosimilmente domani in Italia Cesare Battisti dopo l’arresto in Bolivia ma non è escluso che il rientro possa avvenire già nel corso della giornata odierna. Secondo quanto riferiscono fonti di governo all’ANSA, le autorità stanno valutando se l’estradizione di Battisti debba avvenire direttamente dalla Bolivia – dove è stato catturato – o via Brasile. E un aereo del governo italiano con a bordo anche uomini dell’Aise – l’Agenzia d’intelligence che si occupa dell’estero e il cui contributo è stato fondamentale per arrivare all’arresto di Battisti – e investigatori della Polizia è già decollato per la Bolivia. L’arrivo è previsto per il pomeriggio di oggi (ora italiana) ma questo, sottolineano fonti governative, non significa che l’aereo ripartirà subito. Vanno ancora espletate alcune procedure e non è ancora stato chiarito se prima di esser estradato in Italia Battisti passerà o meno dal Brasile.

E il ministro degli Esteri Enzo Moavero ha detto che “si tratta di un atto di giustizia nei confronti degli odiosi crimini del terrorismo, doveroso verso chi fu ucciso o ferito e verso i loro famigliari”, ora il lavoro continua affinché l’estradizione in Italia possa avvenire nei tempi più rapidi.




Elezioni in Bangladesh, almeno 15 i morti uccisi dalla polizia

(PHOTO MUKHERJEE / AFP)

BANGADLESH, 30 dicembre 2018-Almeno 15 persone hanno perso la vita domenica mattina, in Bangladesh, a margine delle operazioni di voto per le elezioni parlamentari, considerate un referendum su quello che i critici vedono come un Governo sempre più autoritario della prima ministra Sheikh Hasina.

La campagna politica era già stata afflitta da violenze mortali e da accuse di repressione contro migliaia di attivisti dell’opposizione.

Domenica tre uomini sono stati uccisi dalla polizia e altri sei sono morti in scontri tra i sostenitori della Lega Awami (al potere) e quelli del Partito nazionalista del Bangladesh (BNP), la principale formazione di opposizione. Ha perso la vita anche un ausiliario della polizia.

Le elezioni, che dovrebbero dare alla premier un quarto mandato, si svolgono in mezzo a un importante dispiegamento di forze di sicurezza. La principale rivale di Hasina è la ex premier Khaleda Zia, a capo del Partito nazionalista del Bangladesh, ritenuta ineleggibile da un tribunale per la sua passata detenzione con accuse di corruzione.




Tsunami in Indonesia: 168 morti e centinaia di feriti. Colpito anche un concerto rock

(ANSA/AP Photo) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.]

INDONESIA, 23 dicembre 2018-E’ salito ad almeno 168 morti, 30 dispersi e 745 feriti il bilancio dello tsunami che ha colpito ieri la costa attorno allo stretto della Sonda, tra le isole indonesiane di Giava e Sumatra.

E’ un bilancio “destinato ad aumentare”, stima l’agenzia indonesiana per la gestione dei disastri, sottolineando che molte delle aree colpite non sono state ancora raggiunte dai soccorritori. Secondo l’Australian Broadcasting Corporation, nella sola zona di Lampung, a Sumatra, i morti sarebbero almeno 113. Mentre a Pandeglang, sull’isola di Java, le vittime sarebbero 92. Non ci sono ancora conferme ufficiali.

Al momento, “non ci risultano vittime tra gli stranieri, tantomeno australiani, dello tsunami” in Indonesia. Lo ha detto il premier australiano Scott Morrison, citato da Abc News. Con un muro d’acqua di circa 20 metri, lo tsunami ha danneggiando centinaia di costruzioni tra cui diversi alberghi.

 (ANSA/AP Photo) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.]

Secondo l’Agenzia di meteorologia e geofisica indonesiana le onde anomale potrebbero essere state causati da frane sottomarine seguite a un’eruzione di Anak Krakatau, un’isola vulcanica formatasi nel corso degli anni dal vicino vulcano Krakatoa.

L’onda di tsunami ha fatto strage tra gli impiegati della compagnia statale Pln, riuniti per celebrare la fine dell’anno. Lo riferiscono i media locali. Le immagini mostrano l’onda devastante che si abbatte sul palco dove una band rock, i Seventeen, stava suonando per l’evento: il bassista è rimasto ucciso insieme al manager, altri 4 componenti del gruppo risultano tra gli oltre 80 dispersi nella tragedia.  All’evento partecipavano almeno 260 persone: i morti accertati sinora sono 14, almeno 89 i dispersi.”L’acqua ha spazzato via il palco, che era molto vicino al mare”, afferma la band in un comunicato citato da Cnn Indonesia.”Abbiamo perso i nostri cari, incluso il bassista e il manager, gli altri sono dispersi”. (ANSA)

 




Danneggiato un sensore nella fase di assemblaggio: queste le cause incidente navetta Soyuz

 MOSCA, 1 novembre 2018 – E’ stato il danneggiamento di un sensore nella fase finale di assemblaggio sulla rampa di lancio di Baikonur a provocare l’incidente alla navetta Soyuz dell’11 ottobre scorso costringendo a rientrare a Terra i due astronauti a bordo: lo ha detto Oleg Skorobogatov, il funzionario russo che guida l’inchiesta.
    Ieri, il responsabile del Centro di addestramento dei cosmonauti dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, Sergei Krikalyov, aveva annunciato che la causa del fallito lancio era un difetto al sensore che segnala la separazione fra il primo e secondo stadio.(ANSA)




Addio a Rachel Bland, coraggiosa giornalista della BBC che ha raccontato il suo male incurabile

LONDRA, 5 agosto 2018-Lo aveva annunciato giusto l’altro ieri, in un coraggioso e persino ironico messaggio di saluto agli amici e al pubblico: “Temo sia venuto il momento, mi dicono che mi restano pochi giorni”.

E oggi Rachel Bland, 40 anni, popolare voce radiofonica della Bbc, se n’è andata, sconfitta da un cancro al seno rivelatosi infine incurabile, ma affrontato a occhi aperti e con piglio da cronista. Quasi in presa diretta. La notizia della morte, ormai attesa, è stata confermata dal marito Steve, che in un messaggio ha voluto ricordarla come “una giornalista d’incredibile talento”, ma soprattutto come “una figlia, sorella, zia, nipote, moglie e, ciò che più contava per lei, una madre meravigliosa del piccolo Freddie”. “Noi siamo schiacciati dal dolore, ma come lei avrebbe voluto non posso non ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla sua storia o mandato messaggi di sostegno: non potrete mai sapere quanto abbia significato per lei”, ha aggiunto.

Conduttrice di punta di Radio 5 Live, Rachel Bland si era vista diagnosticare il tumore due anni fa. Le cure erano sembrate poter avere successo, ma poi la malattia è ritornata, più estesa, fino alla condanna finale. Un epilogo vissuto tuttavia con grande spirito, da reporter capace di continuare a lavorare e restare al microfono fino all’ultimo, senza nascondersi e conquistando riconoscimenti unanimi. In particolare dopo aver inaugurato un blog sulla sfida con il male e un podcast intitolato – con spirito tutto britannico – ‘You, Me and Big C”. Dove C stava ovviamente per ‘cancer’. Una sorta di diario pubblico trasformatosi in calamita di solidarietà umana: nelle ultime ore, il più seguito dell’intero Regno.(ANSA)