Addio a Rachel Bland, coraggiosa giornalista della BBC che ha raccontato il suo male incurabile

LONDRA, 5 agosto 2018-Lo aveva annunciato giusto l’altro ieri, in un coraggioso e persino ironico messaggio di saluto agli amici e al pubblico: “Temo sia venuto il momento, mi dicono che mi restano pochi giorni”.

E oggi Rachel Bland, 40 anni, popolare voce radiofonica della Bbc, se n’è andata, sconfitta da un cancro al seno rivelatosi infine incurabile, ma affrontato a occhi aperti e con piglio da cronista. Quasi in presa diretta. La notizia della morte, ormai attesa, è stata confermata dal marito Steve, che in un messaggio ha voluto ricordarla come “una giornalista d’incredibile talento”, ma soprattutto come “una figlia, sorella, zia, nipote, moglie e, ciò che più contava per lei, una madre meravigliosa del piccolo Freddie”. “Noi siamo schiacciati dal dolore, ma come lei avrebbe voluto non posso non ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla sua storia o mandato messaggi di sostegno: non potrete mai sapere quanto abbia significato per lei”, ha aggiunto.

Conduttrice di punta di Radio 5 Live, Rachel Bland si era vista diagnosticare il tumore due anni fa. Le cure erano sembrate poter avere successo, ma poi la malattia è ritornata, più estesa, fino alla condanna finale. Un epilogo vissuto tuttavia con grande spirito, da reporter capace di continuare a lavorare e restare al microfono fino all’ultimo, senza nascondersi e conquistando riconoscimenti unanimi. In particolare dopo aver inaugurato un blog sulla sfida con il male e un podcast intitolato – con spirito tutto britannico – ‘You, Me and Big C”. Dove C stava ovviamente per ‘cancer’. Una sorta di diario pubblico trasformatosi in calamita di solidarietà umana: nelle ultime ore, il più seguito dell’intero Regno.(ANSA)




Scontri sul Lungolago di Zurigo: aggrediti agenti di Polizia

ZURIGO, 19 agosto 2018-Una pattuglia della polizia di Zurigo che si stava occupando di un ferito è stata aggredita sabato sera sul lungolago di Zurigo. Questo quanto confermato da una portavoce a SRF. Ne sono nati degli scontri, durante i quali le forze dell’ordine avrebbero fatto uso di lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma.

Stando a quanto riferito dal TagesAnzeiger, due persone sarebbero state ricoverate in ospedale in seguito ai tafferugli. Le informazioni sono ancora frammentarie, un comunicato è atteso nel corso della giornata di domenica. (fonte RSI, foto Keystone)

 

 



E’ morto Kofi Annan, primo segretario generale Onu di colore. Era ricoverato in una clinica svizzera

BERNA, 18 agosto 2018-Kofi Annan, già segretario generale dell’ONU dal 1997 al 2006 e vincitore, insieme all’Organizzazione, del premio Nobel per la pace nel 2001, è morto oggi, sabato, all’età di 80 anni in una clinica bernese.

Annan è stato il primo segretario generale africano di colore. Nel corso della sua carriera si dedicò alla riforma dell’ONU, ridefinendo, tra le altre cose, la sicurezza collettiva, riformando i trattati di non proliferazione e di disarmo ed estendendo sistemi di sicurezza tradizionali a nuovi campi, come per esempio quello delle biotecnologie. Si impegnò inoltre per la legalizzazione degli interventi umanitari in zone di conflitto (“Responsibility to protect”).

Annan succedette all’egiziano Boutros Boutros-Ghali, mentre il 9 ottobre 2006 il Consiglio di sicurezza dell’ONU designò come suo successore il sudcoreano Ban Ki-moon. In seguito ricoprì il ruolo di inviato speciale in Siria, ma presentò le sue dimissioni dopo qualche mese a causa delle divisioni presenti all’interno dell’ONU.




Fallito attentato al presidente venezuelano Nicolas Maduro

CARACAS, 5 agosto 2018– Fallito attentato, a Caracas, contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Il capo dello Stato stava tenendo un discorso in occasione dell’81mo anniversario della creazione della Guardia nazionale quando alcuni droni carichi di esplosivo sono esplosi ferendo sette persone.

Le immagini, in diretta tv, mostrano Maduro mentre parla al Paese: improvvisamente si sente un rumore in lontananza, simile ad una esplosione, mentre qualcuno guarda verso l’alto. Alla destra del palco si intravede un soldato cadere a terra, l’uomo cerca di aggrapparsi al ministro della Difesa. Le telecamere si spostano poi sulla parata militare e qualche attimo dopo si vedono i soldati che rompono le righe e corrono al riparo.

Maduro, si è appreso successivamente, è stato portato via dalla sua scorta ed è rimasto illeso. Qualche minuto più tardi il ministro delle Comunicazioni, Jorge Rodriguez, ha fatto il punto della situazione in diretta tv, confermando che si è trattato di un “attentato” e che il capo dello Stato è rimasto “incolume”. “Nel momento in cui una sfilata militare stava concludendosi sull’Avenida Bolivar di Caracas, esattamente alle 17.41, si sono udite alcune esplosioni che si è potuto verificare riguardavano artefatti volanti di tipo drone che contenevano cariche esplosive e che sono esplosi vicino al palco presidenziale ed in alcune zone residenziali”, ha detto Rodriguez: i droni “hanno causato il ferimento di sette persone”. Sulle reti sociali circolano anche foto che mostrano un incendio scoppiato in un palazzo, conseguenza – seondo alcuni – di una delle esplosioni, anche se questa ipotesi è stata smentita dai vigili del fuoco. Dopo l’attacco unità militari hanno preso posizione vicino ai punti nevralgici della zona della Avenida Bolivar.

Lo stesso Maduro ha fatto poi un discorso alla nazione attribuendo il fallito attentato all’estrema destra venezuelana in collaborazione con “cospiratori” a Bogotà e Miami. E ha fatto anche il nome del presidente della Colombia, Juan Manuel Santos. La reazione del governo colombiano non si è fatta attendere: un funzionario dell’ufficio del presidente ha definito infondate le accuse di Maduro. Da parte sua, il capo dello Stato venezuelano ha inoltre sostenuto che alcuni dei finanziatori dell’attacco si trovano a Miami, augurandosi che il presidente americano Donald Trump sia “disposto a combattere i gruppi terroristici”.

Un piccolo gruppo quasi sconosciuto che si fa chiamare ‘Soldati in T-shirt’ ha rivendicato il fallito attentato. Il gruppo ha scritto in un tweet che voleva colpire il presidente con due droni carichi di esplosivo, ma che i velivoli sono stati abbattuti dai soldati prima che potessero raggiungere il loro obiettivo. L’agenzia Ap, che riporta la notizia, sottolinea che non è stato possibile verificare in modo indipendente l’autenticità del messaggio. “Abbiamo dimostrato che sono vulnerabili”: recita il testo del tweet. “Oggi non ha avuto successo – prosegue -, ma è solo una questione di tempo”. Il gruppo non ha risposto a un messaggio inviato dalla Ap.




Israele in aiuto a 800 “Caschi Bianchi” siriani

 TEL AVIV, 22 luglio 2018 – Con una complessa operazione logistica, Israele ha aiutato ieri 800 ‘Caschi bianchi’ siriani (membri della difesa civile) e loro familiari ad uscire dal territorio siriano, dove la loro incolumità era in pericolo, e a raggiungere la Giordania da dove proseguiranno verso alcuni Paesi che daranno loro asilo. I cittadini siriani sono passati dal valico di Kuneitra e sono così entrati nelle alture del Golan da dove l’esercito israeliano li ha accompagnati fino al confine con la Giordania. L’operazione, ha precisato un portavoce militare israeliano, è stata condotta su richiesta degli Stati Uniti e di alcuni Paesi europei.(ANSA)




Trump e migranti: separati dai genitori al confine bambini entrati illegalmente negli Usa

 

The US-Mexico border. EPA/US CUSTOMS AND BORDER PATROL

WASHINGTON, 19 giugno 2018 – “Mammina”, “papà”: urla e invocazioni disperate, lanciate da alcuni dei circa duemila bambini separati dai genitori entrati illegalmente in Usa dal Messico e trattenuti gabbie metalliche nei campi di detenzione che qualcuno ha accostato ai lager hitleriani, anche se per il ministro della giustizia Jeff Sessions il paragone e’ “una vera esagerazione”, anche perche’ “i nazisti impedivano agli ebrei di lasciare il paese”.
L’audio straziante dei loro pianti e delle loro invocazioni e’ stato diffuso dall’organizzazione di giornalismo investigativo ProPublica. Si sentono i bimbi in lacrime chiamare impotenti i genitori, mentre un agente di custodia commenta sarcasticamente: “qui abbiamo un’orchestra. Quello che ci manca e’ il direttore”. Ma il presidente non arretra. Oggi ha difeso la linea della fermezza spiegando che la sicurezza e’ necessaria, “che sia politicamente corretto o no”. E ha giustificato la separazione dei bambini, affermando che necessaria per poter perseguire i loro genitori. Altrimenti, ha sostenuto, l’alternativa sarebbe aprire le frontiere; anche se ha poi detto di voler chiedere al Congresso una “terza opzione”, che consenta alle autorità di detenere genitori e figli insieme. E allo stesso tempo, ha inoltre minacciato di fermare gli aiuti ai Paesi che mandano in Usa frotte di migranti.
Intanto la Casa Bianca, secondo quanto riferisce Politico, sta preparando una nuova stretta sull’immigrazione da varare usando i poteri presidenziali prima delle elezioni di midterm a novembre. Lo scopo e’ dimostrare come Trump sia in grado di mantenere le sue promesse elettorali colmando il vuoto della promessa mancata del muro.




Strappo del Presidente Trump: “Gli Stati Uniti non firmeranno le decisioni prese dal G7 e s’infuria con Trudeau”

 Donald Trump (EPA/NEIL HALL / POOL)

CHARLEVOIX, 10 giugno 2018-“Ho dato istruzioni di non appoggiare il documento finale del G7″. Dall’Air Force One, in viaggio verso Singapore per il vertice con Kim Jong un, Donald Trump posta su Twitter un annuncio shock, senza precedenti nella storia: gli Stati Uniti non firmeranno le decisioni prese dai sette leader delle potenze industrializzate. Si tirano indietro dopo aver accettato in un primo momento le conclusioni del vertice. Una rottura con gli alleati dalla conseguenze a questo punto davvero imprevedibili. Lo strappo tanto temuto già alla vigilia del summit alla fine si è consumato nel modo più violento e inaspettato. Sono oramai le sette di sera a Charlevoix, la dichiarazione di compromesso tanto attesa è stata già diffusa, e tutti i leader – anche il neopremier italiano Giuseppe Conte – hanno lasciato la sede del summit. La maggior parte di loro è già in volo verso i rispettivi Paesi quando la furia di Trump si abbatte sul padrone di casa del vertice, Justin Trudeau, e spazza via due giorni di duro lavoro e di tesissime trattative. Bastano due tweet al presidente (americano per smontare tutto: si dissocia dal documento finale e definisce il premier canadese “un disonesto e un debole”.

Angela Merkel di fronte a Donald Trump durante il G7 in Canada. (ANSA/JESCO DENZE HANDOUT HANDOUT)

Poi tira fuori l’artiglieria pesante: quei “dazi sulle auto che invadono il mercato americano” e che il tycoon ha più volte minacciato. A far infuriare Trump sono state le parole usate da Trudeau nella conferenza stampa finale del G7, e l’annuncio che dal primo luglio partirà la risposta alle tariffe su alluminio e acciaio volute dalla Casa Bianca anche su Canada, Messico ed Europa. Tariffe che Trudeau non esita a definire “un insulto” per i canadesi, perchè motivate dal presidente americano con ragioni di sicurezza nazionale. Ragioni che alleati storici come il Canada o gli europei non possono accettare. “Noi canadesi siamo gentili, siamo ragionevoli, ma non ci faremo maltrattare”, ha quindi affermato Trudeau: “Ho detto direttamente al presidente americano che i canadesi non lasceranno facilmente che gli Stati Uniti vadano avanti con tariffe contro la nostra industria dell’acciaio e dell’alluminio. E non lasceranno che questo avvenga per presunti motivi di sicurezza, dopo che i canadesi dalla prima guerra mondiale in poi si sono sempre trovati fianco a fianco con i soldati americani in terre lontane dove ci sono conflitti. Per noi – ha concluso Trudeau – questo è un insulto”.

Evidentemente partito con la convinzione di essere riuscito a bloccare le temute rappresaglie, Trump, leggendo, ha perso completamente le staffe, bollando le parole di Trudeau come “false” e minacciando contromisure durissime se verranno colpiti gli agricoltori, i lavoratori e le aziende americane. Colta di sorpresa, l’Europa prova a smorzare i toni: “Ci atteniamo al comunicato come approvato da tutti i partecipanti al G7”, è la reazione di Bruxelles secondo quanto fanno trapelare fonti delle istituzioni europee. Ma oggi forse è davvero un altro giorno. E con la rottura consumata da Trump nulla per ora potrà essere più come prima.(ANSA)

 




Ungheria, Orban cambia la Costituzione: “Aiutare i migranti irregolari sarà un reato”

BUDAPEST, 30 maggio 2018-Aiutare migranti irregolari diventerà presto un reato in Ungheria nei termini della proposta di legge presentato dal governo in Parlamento. Il dibattito e il voto finale si terranno la settimana prossima. Fa parte del pacchetto anche una modifica della Costituzione in modo che accogliere migranti ricollocati sarà vietato. “Vogliamo evitare di diventare un paese di immigrati, per noi la sicurezza è la cosa più importante”, ha detto Csaba Domotor, sottosegretario al gabinetto del primo ministro, illustrando le norme alla stampa.
Il progetto di legge, ribattezzato ‘Stop Soros’, criminalizza gli atti che “aiutano gli immigrati irregolari”, e minaccia di interdire le organizzazioni civili, bollate come “agenti stranieri” che agiscono in questo senso. Il reato sarà punibile con un anno di carcere.(ANSA)