Apertura nuova clinica Dentix a Saronno con l’assunzione di 10 professionisti

SARONNO, 16 luglio 2018 – Dentix, azienda leader nel settore della cura dentale fondata da un odontoiatra, apre la sua 36esima clinica di proprietà ad alta specializzazione in Italia. La clinica sarà aperta a Saronno, in Lombardia, regione in cui Dentix arriverà a contare, a seguito di questa nuova apertura, ben 14 cliniche.

L’inaugurazione del nuovo centro avverrà mercoledì 18 luglio e porterà all’assunzione di 10 professionisti del territorio, con un totale di 370 nuovi posti di lavoro creati da Dentix in Italia.

A Saronno, Dentix aprirà in corso Italia 69, in un locale da 315 mq nel pieno centro storico, all’angolo con piazza Avis, in una zona molto amata e frequentata dai cittadini di Saronno, dove prima aveva sede un punto vendita Benetton. La clinica sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20 e garantirà ai pazienti la prima visita senza impegno e controlli gratuiti ogni sei mesi, per sempre, con uno staff selezionato in cui il Direttore Sanitario si occuperà del coordinamento del lavoro degli odontoiatri con l’obiettivo di soddisfare ogni richiesta anche grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, come la CAD-CAM, l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica.

Con la nuova apertura di Saronno, Dentix, già premiata alla 3° edizione degli Invest in Lombardy Awards come impresa simbolo degli investimenti stranieri in Italia, arriva a contare ben 14 centri ad alta specializzazione, non in franchising, nella sola Lombardia con oltre 150 professionisti assunti in regione. Cifra che, guardando complessivamente al resto d’Italia, arriva a 370 professionisti per 36 cliniche. E nei prossimi mesi sono previste almeno altre 9 aperture con l’obiettivo di arrivare entro dicembre 2018 a un totale di 45 cliniche diffuse su tutto il territorio italiano.

Obiettivi di crescita che sono stati in parte già raggiunti: la compagnia, infatti, aveva previsto di aprire entro la fine del 2018 30 cliniche in Italia, risultato a cui è arrivata con largo anticipo, guardando così a nuove prospettive per consolidare ulteriormente la sua presenza nel Belpaese con servizi di qualità ad alta specializzazione. Tutte le cliniche, infatti, sono guidate da professionisti esperti pronti a prendersi cura dei pazienti istaurando con loro un rapporto di fiducia e mettendo a disposizione le migliori cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili.

Una formula molto apprezzata come testimoniano i numeri: su oltre 1.200 pazienti che hanno valutato le cure ricevute da Dentix, il 99% si è ritenuto soddisfatto. Aspetto fondametale se si consiedera che secondo quanto rilevato dal VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, oltre 12 milioni di italiani erano stati costretti a rinunciare o rinviare prestazioni sanitarie per motivi economici e che le cure odontoiatriche risultavano essere le meno accessibili (40,2%). Il Sistema Sanitario Nazionale, infatti, riesce a coprire solo limitate fasce della popolazione, rendendo quello delle cure dentarie un nervo scoperto del sistema sanitario universalistico italiano.

«Con Dentix nessuno dovrà più rinunciare a prendersi cura del proprio sorriso – afferma Paolo Marzo, Marketing Manager Italia di Dentix – Abbiamo creato un sistema di cliniche proprietarie e non in franchising per poter offrire la massima cura e attenzione ai pazienti. Essere presenti nelle province italiane in maniera capillare è fondamentale perché solo con presenza diffusa, prezzi accessibili e alta qualitià dei servizi offerti riusciremo a riavvicinare alle cure odontoiatriche anche tutte quelle persone che in questi anni sono state costrette a rinunciare. E l’inaugurazione della 14esima clinica in Lombardia, a Saronno, testimonia proprio l’efficacia di questo modello apprezzato da un numero sempre maggiore di persone, anche grazie agli abili professionisti che lavorano nelle nostre cliniche».

Entro la fine dell’anno, dunque, Dentix, già indicata dalla Borsa di Londra come una delle mille aziende che ispirano l’Europa, aprirà altri 9 centri, arrivando a 45 cliniche di proprietà aperte in Italia con un totale di oltre 500 professionisti assunti. Il tutto, distinguendosi sempre per essere un centro sicuro, professionale e di altissima qualità. A testimoniarlo, anche il basso tournover delle cliniche: inferiore alla media del settore.




Ci scrivono: “La proposta di rete di qualità a livello ospedaliero ora non ha più senso”

CUASSO AL MONTE, 13 luglio 2018-Leggiamo con attenzione gli articoli a seguito dell’Audizione presso la Commissione regionale della sanità di una rappresentanza dei medici ospedalieri provinciali.

Molti punti esposti ci trovano d’accordo, in particolare le misure urgenti per reperire personale medico, infermieristico e tecnico.

Ci preme osservare come nessuno dei soggetti in campo abbia sollevato una critica all’operato ventennale dell’Università dell’Insubria determinata a sviluppare le specializzazioni solo in ambito chirurgico a scapito dell’area medica e riabilitativa.

Sottolineiamo che vent’anni di aziendalizzazione nel pubblico , hanno depauperato tutti gli ospedali periferici trasferendo negli ospedali centrali di riferimento tutte le attività specialistiche proprie del territorio, spazio prontamente occupato da strutture ambulatoriali private.

Sottolineiamo che và data specificità agli ospedali pubblici territoriali ma non accettiamo che la soluzione sia una sanità ripensata esclusivamente sulla base del criterio delle risorse disponibili.

L’auspicata rete ospedaliera e sanitaria deve superare il preconcetto che nei piccoli presidi non si possano sviluppare importanti occasioni di carriera e il nostro Ospedale di Cuasso è sempre stato fucina di professionisti e professionalità sviluppate sul campo. Quindi, che si modifichino le regole generali e che si dia spazio ad assunzioni di giovani medici non specializzati.

La proposta di sanità fatta di “rete e qualità” avrebbe avuto un senso se fosse stata presentata vent’anni or sono quando i piccoli ospedali territoriali avevano un’identità ed una molteplicità di offerta sanitaria. Proporlo oggi, con ospedali territoriali ormai svuotati della loro funzione, ha un altro recondito significato.

Tale ricetta proposta, invece paradossalmente è quella di proseguire nell’accentramento con una nuova riorganizzazione che elimini definitivamente i servizi residuali presenti sul territorio.

La legge 23, promulgata dalla giunta regionale, ha prodotto provvedimenti che contrastano le buone intenzioni iniziali – come la “presa in carico” dei pazienti cronici.

Nessun POT (presidio ospedaliero territoriale) pubblico è stato attivato nella nostra provincia lasciando campo libero a nuove esternalizzazioni.

Questo attivismo dei medici ospedalieri – giunto un po’ in ritardo – speriamo porti ad invertire la tendenza che finora ha portato a considerare che solo nei grandi ospedali centrali si possa fare eccellenza sanitaria.

Quello che è mancato è la sinergia tra ospedale centrale e territorio. Sinergia che in qualsiasi azienda privata è il motore per raggiungere buoni risultati finali.

I vincoli di bilancio e le limitazioni, imposti dai governi centrali, erano e sono noti a tutti gli operatori del settore, quindi non sono una novità scoperta in sede di audizione, e vanno assolutamente rimossi.

Troppo facile individuare le criticità dei presidi ospedalieri sorvolando sempre sulle responsabilità personali di chi ha prodotto negli anni questa situazione.

Esiste un altro livello critico che genera perdite incalcolabili ed è quello legato alla non funzionalità generale di sistema con riferimento preciso all’efficacia delle cure nel pubblico e soprattutto nel privato. Ne è prova la situazione caotica dei P.S. diventati collettori di tutti i bisogni sanitari non più soddisfatti dalla rete ospedaliera e territoriale, dalla medicina specialistica e dalla medicina di base.

Se di rete dobbiamo parlare, è qui da dove si deve ricominciare ed investire.

Comitato Ospedale Cuasso al Monte




Donata nuova barella al Pronto Soccorso di Tradate

TRADATE 11 luglio 2018-Al Pronto Soccorso dell’Ospedale Galmarini di Tradate, diretto dal Dr. Carlo Zamarra, è stata donata una nuova barella grazie alla generosità di un paziente di Castiglione Olona che vuole rimanere anonimo. 

E’ stato durante un ricovero in Pronto Soccorso nel settembre scorso – ha spiegato il donatore – che ho maturato l’idea  della donazione di una barella all’Ospedale di Tradate.

Nella giornata che ho dovuto passare in questo reparto ho visto con quanta dedizione e impegno i medici e gli infermieri lavorano per soddisfare le necessità dei numerosi pazienti che arrivano a tutte le ore in cerca di cure.Con questo gesto voglio esprimere il mio ringraziamento a tutto il personale del Pronto Soccorso, a partire dal dr. Zamarra, che ne è Responsabile, e dalla sig.ra Angaroni, la Coordinatrice Infermieristica, a cui aggiungo la gratitudine per i cardiologi, diretti ora dalla dr.ssa Barbieri e in precedenza dal dr. Cazzani, che nelle diverse occasioni mi hanno assistito nel reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Tradate”.

La Direzione dell’ASST Settelaghi ringrazia per questo gesto di generosità che conferma quanto l’Ospedale di Tradate è radicato nel suo territorio e nel cuore dei suoi abitanti.




“Mancano medici, situazione allarmante”: Primari varesini sentiti in Regione

Il Pronto Soccorso è sempre stata un’area critica

MILANO, 9 luglio 2018-Si è tenuta oggi in commissione sanità del Pirellone l’audizione di un gruppo di primari della provincia di Varese che, in rappresentanza di un gruppo molto ampio di colleghi, ha prospettato ai consiglieri regionali una situazione assai allarmante di carenza di personale medico, soprattutto nei pronto soccorso, e ha formalizzato alcune proposte, tra cui la prosecuzione della nuova procedura che prevede l’assunzione a tempo determinato di medici non ancora specializzati ma con una formazione già elevata, o la ridefinizione delle specialità per le quali si può essere assunti in reparto, ampliando le maglie, secondo loro troppo strette, oggi in vigore. I primari intervenuti – Sergio Segato (gastroenterologia ed endoscopia digestiva a Varese), Eugenio Cocozza (Chirurgia generale e oncologia di Varese), Simonetta Cherubini (Pediatria di Busto Arsizio), Guido Bonoldi (Medicina interna di Busto), Graziella Pinotti (Oncologia di Varese), Saverio Chiaravalle (Pronto soccorso di Varese), Carlo Costantini (Medicina interna di Gallarate), Giuseppe Calveri (Cardiologia 2 di Varese) – hanno anche sottolineato la necessità di

aumentare i posti in specializzazione, sia nazionali che regionali, ma hanno anche detto che ciò non avrà impatto immediato, mentre occorre agire in modo tempestivo per arginare l’emergenza che la sanità lombarda, non solo varesina, affronta in questo momento.

Ai primari è stato chiesto di formalizzare le loro proposte e di presentarle alla giunta regionale.

“I primari intervenuti sono stati molto chiari nel presentare una situazione di vera emergenza che può mettere anche a repentaglio la salute dei pazienti – dichiara il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti -. Le loro proposte di intervento andranno presentate alla giunta regionale e noi chiederemo che vengano date loro risposte in tempi brevi, perché l’emergenza è ormai generalizzata. Purtroppo siamo arrivati a questo punto anche per un’incapacità della Regione di programmare in modo lungimirante l’offerta sanitaria sul territorio e questa è una responsabilità che addebitiamo alla maggioranza di centrodestra. Ora occorre un piano straordinario per superare l’emergenza e un cambio di rotta per evitare di ritrovarci a breve nella stessa situazione.”




Colpi di calore: a rischio anche i lavoratori

VARESE, 9 luglio 2018-Il nostro territorio è interessato dal protrarsi di condizioni climatiche caratterizzate da alte temperature ed elevati tassi di umidità, che possono causare significativi problemi di salute, in particolare “colpi di calore”: un malessere che può colpire anche i lavoratori, prevalentemente nei settori dell’edilizia e della manutenzione del verde, tra i più esposti ad attività all’aria aperta e all’esposizione ai raggi del sole.

ATS Insubria invita i lavoratori ad adottare comportamenti adeguati per tutelare la propria salute.

In particolare, il Dipartimento di Igiene e Promozione della Salute ricorda a chi è occupato in settori ad alto rischio per esposizione a fonti di calore, di concentrare nelle prime ore del mattino e nelle ultime del pomeriggio i lavori all’esterno. È inoltre necessario, in periodi come questo, rispettare le turnazione delle fasi lavorative e effettuare pause intermedie e/o più prolungate nelle ore centrali della giornata.

I nostri esperti suggeriscono anche il consumo di integratori di sali minerali e liquidi freschi per garantire l’idratazione costante nell’arco della giornata, raccomandando anche l’uso di cappellini o simili, durante le attività all’aperto, nei casi in cui non sia necessario l’uso dei DPI specifici.

Si ricorda infine che sarebbe opportuno programmare le ferie proprio nei periodi più a rischio di alte temperature.




“Senologia-Diagnosi, terapia e gestione”, riuscito convegno oggi a Palazzo Pirelli

Da sinistra Brianza, Panizza,Rovera, Sestini, Monti, Peccatori, Patrini e volontari di CAOS

MILANO, 5 luglio 2018 – Affrontare, e spesso anche vincere, il tumore al seno si può, grazie soprattutto a due condizioni ora disponibili: screening precoci e terapie innovative presso Breast Unit, i centri di senologia multidisciplinari. Due fronti, su cui su cui Regione Lombardia ha saputo essere apripista, indicando nuove opportunità di cura e assistenza. Queste le indicazioni emerse oggi a Palazzo Pirelli all’incontro su “Senologia – Diagnosi, terapia e gestione”, un confronto che ha visto i diversi approcci terapeutici convergere sulla centralità del paziente e sul necessario sostegno, anche psicologico, svolto dal volontariato sanitario.

Nell’occasione, un pool di esperti composto dai professori Francesca Rovera, Università dell’Insubria – SSD Breast Unit ASST Sette Laghi, Pietro Panizza, Primario di Radiologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano e da Fedro Alessandro Peccatori, uno dei pionieri dell’Oncofertilità in Italia in forza allo IEO, ha illustrato le principali novità nella prevenzione e nella cura del carcinoma mammario, presentando un panorama delle eccellenze lombarde. Sono, infatti, 38 le strutture della rete regionale dei Centri di Senologia che, secondo gli ultimi dati disponibili, hanno trattato più di 13mila pazienti.

Siamo orgogliosi di aver ospitato oggi in Consiglio Regionale questo importante convegno che dimostra l’attenzione di Regione Lombardia a queste delicate tematiche, anche alla luce della grande incidenza che purtroppo si registra in Lombardia con 8950 nuovi casi all’anno a fronte di 55 mila a livello nazionale – ha dichiarato la Vice Presidente del Consiglio regionale della Lombardia,Francesca Brianza promotrice dell’evento -. Nel corso degli anni Regione Lombardia ha messo in campo una serie di misure concrete che hanno lo scopo di prendersi cura a 360 gradi dei pazienti. Il Consiglio regionale, attraverso svariate iniziative, ha sempre rivolto particolare attenzione a queste tematiche e continuerà ad essere accanto ai medici e ai pazienti nella prevenzione e nella cura della malattia”.

Nello specifico, tra le misure adottate da Regione Lombardia nel corso degli anni, Francesca Brianza ha ricordato l’ampliamento della fascia di screening per il tumore al seno anche alle donne tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74 anni, grazie a una mozione votata nella scorsa legislatura dal Consiglio regionale, l’esenzione per le richieste di prestazioni per la diagnosi precoce e prevenzione del tumore della mammella per pazienti con “familiarità”, l’istituzione delle Breast Unit per un approccio multidisciplinare alla malattia e un contributo di 150 euro a paziente per l’acquisto di una parrucca a seguito di  terapia oncologica.

Sul fronte della cura, si deve registrare un aumento della sopravvivenza delle donne. A fronte di circa 50mila nuovi casi di tumore del seno stimati in Italia nel 2017, in quindici anni le percentuali di guarigione da questa malattia, secondo i dati dell’ AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), sono cresciute di circa il 6%, passando dall’81 all’87 per cento. Un risultato eccezionale, dovuto soprattutto alla prevenzione e ad approcci terapeutici flessibili e  personalizzati che si basano su una gestione multidisciplinare e un’interazione tra figure professionali diverse: dalla chirurgia, alla radioterapia, dalla chemioterapia, all’ormonoterapia alle terapie biologiche.

Non si tratta solo di curare una malattia – ha spiegato Francesca Rovera illustrando il contenuto del volume “Senologia – Diagnosi, terapia e gestione”, edito da edra – ma di accompagnare una paziente, gestendo quotidianamente una donna in un gioco di squadra che esprima un abbraccio terapeutico”.

Ed è su questo fronte che emerge il grande ruolo svolto, anche in campo sanitario, dal volontariato “la grande risorsa della Lombardia, oltre alle eccellenze sanitarie”, come richiamato da Alessandro Fermi, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia che ha aperto la mattinata. Ma soprattutto, come sottolineato da Adele Patrini, Presidente dell’Associazione C.A.O.S. Onlus di Varese “la più grande innovazione, oltre a quella scientifica, è di tipo culturale e riguarda il ruolo che la paziente gioca entrando da protagonista nel team di cura”.

All’incontro hanno partecipato anche Emanuele Monti, Presidente della Commissione consiliare Sanità, che ha sottolineato l’importanza della ricerca “fronte su cui da anni Regione Lombardia è impegnata e su cui continuerà a innovare” e l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, secondo cui ”l’efficacia delle terapie è nel fare rete, costruendo un percorso che unisca i presidi ospedalieri al territorio”.

Presente anche Callisto Bravi, Direttore generale ASST Sette Laghi, che ha ricordato l’esperienza maturata nella Breast Unit varesina, un centro apripista in Lombardia.




Tante vite salvate con la partnership fra Waze (Google) e AREU Lombardia

MILANO, 3 luglio 2018 – Un anno fa l’ingresso dell’Azienda Regionale Emergenza Urgenza (AREU) all’interno del Connected Citizens Program promosso da Waze, l’app di navigazione con oltre 100 milioni di utenti a livello globale, che oggi annuncia il rinnovo della partnership per le centrali della Lombardia.

A livello mondiale, il Connected Citizens Program include istituzioni governative statali e nazionali, aziende di trasporto, amministrazioni, organizzazioni no profit, servizi di emergenza e primo soccorso e consiste in uno scambio reciproco gratuito di dati a favore della comunità e delle città.

Grazie a questa partnership, da gennaio 2018 sono stati registrati sulla Live Map di Waze da AREU circa 15.700 incidenti dislocati nella Regione Lombardia. L’obiettivo che sta alla base del progetto pilota sottoscritto da Waze ed AREU è in primo luogo la riduzione dei tempi di intervento dei mezzi di soccorso; utilizzando infatti i dati legati alle condizioni del traffico e monitorando le segnalazioni di incidenti in tempo reale, AREU può migliorare la gestione delle emergenze.

Waze è una social navigation app e per definizione si colloca all’interno di un dispositivo mobile ad alte prestazione tecnologiche in grado di svolgere più funzioni simultaneamente. Attraverso infatti un dispositivo, lo smartphone che tutti noi abbiamo, gli utenti possono essere in prima linea per aiutare concretamente AREU attraverso l’app di Waze.

La prima fase del progetto si è concentrata sull’area metropolitana di Milano e successivamente, grazie all’integrazione dei software e l’aggiornamento degli strumenti in tutte e quattro le centrali regionali, AREU è arrivata a coprire l’intera Lombardia, un’area molto ampia per un progetto pilota con oltre 10 milioni di cittadini da tutelare.

“ È un ottimo modello di cooperazione tra i cittadini e un ente pubblico ed il fatto che la community di Waze formata esclusivamente da volontari abbia instaurato questo rapporto con AREU, è lodevole. Entrambi, anche se in modo diverso, sono rivolti al bene comune” commenta Alberto Zoli, Direttore Generale di AREU.

”Per Waze questo programma ha molta importanza, da poco abbiamo infatti annunciato il raggiungimento dei 600 partner in 50 paesi. Un esempio di come la tecnologia può scendere in campo quotidianamente e, come per il caso di AREU, aiutare chi di competenza ad agire al meglio per aiutare le persone” commenta Dario Mancini, Country Manager di Waze per l’Italia.

Come funziona il progetto?

Uno “Wazer” può riportare sull’app un incidente indicandone il luogo, così da preallertare le centrali AREU e anche gli altri utenti della situazione di pericolo, i quali possono confermare la veridicità dell’alert con un “pollice in su” oppure rettificarne la posizione.

Nel caso in cui una chiamata d’emergenza dovesse arrivare prima dell’inserimento nella mappa da parte degli utenti di Waze, sarà la stessa AREU a inserire sulla Live Map il luogo e il livello di gravità dell’incidente così da informare gli automobilisti in transito nella zona.

I vantaggi sono molteplici da entrambe le parti: AREU è in grado di valutare in maniera preventiva la raggiungibilità del luogo dell’incidente così da ridurre i tempi di intervento, mentre gli utenti di Waze possono trovare itinerari alternativi onde evitare di rimanere bloccati in carreggiata o intralciare le procedure di soccorso. Infatti, i dati inseriti in real time, relativi alle informazioni e alle condizioni del traffico, da parte della community di Waze consentono alle centrali operative di AREU di monitorare sulla Live Map la situazione della rete stradale. Anche AREU contribuisce a segnalare problematiche sulla mappa di Waze aggiornandola in base alle chiamate d’emergenza ricevute, inserendo l’opportuno alert. Vi è quindi un doppio flusso di informazioni tra le centrali di AREU lombarde e i cittadini.




Forti fumatori ed ex fumatori, screening gratuito per progetto SMAC all’Humanitas di Rozzano

ROZZANO, 3 luglio 2018 – Diagnosi sempre più tempestiva di malattie polmonari e cardiovascolari, prevenzione di patologie correlate al fumo. Sono questi gli obiettivi di SMAC, Smokers Health Multiple Action, un progetto di screening gratuito per forti fumatori ed ex fumatori che prevede una TAC toracica a basso dosaggio, associata ad una intensa attività antifumo. Lo studio, rivolto ai fumatori da più di 30 anni o agli ex fumatori con età superiore ai 55 anni è stato messo a punto dalla dott.ssa Giulia Veronesi, responsabile della Sezione di Chirurgia Robotica di Humanitas, presso l’Unità Operativa di Chirurgia Toracica  diretta dal prof. Alloisio, con il supporto di Humanitas Cancer Center, Humanitas University, Ministero della SaluteAIRCATS Milano Città Metropolitana, Medici di medicina generale e Fondazione Umberto Veronesi.

12 luglio: meeting europeo in Humanitas

Il progetto SMAC sarà presentato in occasione del CLEARLY meeting, un progetto multicentrico europeo di cui Humanitas è coordinatore e parte del programma Transcan 2, inserito nell’ambito di Horizon 2020. Al meeting, che si terrà giovedì 12 luglio presso il Centro Congressi di Humanitas, parteciperanno i massimi esperti europei di screening oncologici e ricerca traslazionale e si confronteranno su prevenzione del tumore polmonare attraverso l’individuazione di biomarcatori circolanti e di imaging.

Individuare il tumore nelle fasi iniziali

Il progetto si rivolge a persone ad alto rischio per esposizione al fumo. I primi partecipanti sono in programma per settembre di quest’anno.  “Attraverso lo screening “– spiega la dott.ssa Veronesi – riusciamo a trovare i tumori prima che diano sintomi della loro presenza, in una fase in cui sono operabili nell’80% dei casi. Attualmente la maggior parte dei pazienti arriva alla diagnosi quando compaiono i sintomi, dunque con la malattia già più avanzata e minori possibilità di guarigione. Inoltre, grazie allo screening, è oggi possibile individuare tumori molto piccoli, che possono essere trattati con chirurgia mini-invasiva robotica e personalizzata, risparmiando la maggior parte del polmone sano, con recupero funzionale rapido e dimissione precoce. Negli Stati Uniti lo screening è già una procedura standard dal 2012, a seguito delle raccomandazioni internazionali basate su studi che mostrano una riduzione della mortalità della popolazione sottoposta a screening rispetto ai controlli. Il nostro obiettivo è coinvolgere le istituzioni affinché lo screening polmonare venga inserito anche fra le misure di politica sanitaria nazionale italiane proprio grazie a questo studio pilota messo a punto con l’ATS della Città metropolitana di Milano e i medici di famiglia”.

L’Intelligenza Artificiale per la diagnosi di noduli polmonari

Un aspetto molto promettente della Ricerca sarà sfruttare l’Intellingenza Artificiale per la diagnosi di noduli polmonari . “Abbiamo previsto di istruire un supercomputer con le immmagini Tac di screening affinché in futuro sia il computer ad eseguire la diagnosi differenziale tra noduli benigni e maligni del polmone, evitando biopsie e interventi invasivi per i pazienti” – spiega il prof. Arturo Chiti, responsabile Medicina Nucleare di Humanitas e docente di Humanitas University.

Biopsia liquida e Ricerca

Fra i numerosi obiettivi dello studio, accanto alle applicazioni cliniche  illustrate vi sono aspetti di ricerca traslazionale. Infatti, il prelievo di sangue premetterà di approfondire lo studio sui marcatori molecolari del tumore. “L’obiettivo sperimentale è rappresentato dall’analisi di molecole e cellule del sangue nel campo di quella che viene chiamata ‘biopsia liquida’, che significa scoprire, se nei soggetti a rischio vi siano nel sangue cellule tumorali, frammenti di geni tumorali o particolari proteine” – afferma il prof. Gioacchino Natoli, ricercatore e docente di Biochimica presso Humanitas University , per potere utilizzare questi test molecolari  o una loro combinazione per la diagnosi precoce dei tumori e di altre patologie correlate al fumo.

 L’innovazione nello screening: non solo tumori del polmone

SMAC prevede l’esecuzione di alcuni esami tra cui calcio coronarico alla TC  e spirometria, per il rilevamento del rischio rischio cardiovascolare e diagnosi precoce dell’enfisema e della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). “Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per l’infarto o l’aterosclerosi. La TAC del torace a basso dosaggio permette di calcolare il grado di calcificazione delle arterie coronariche, che è direttamente proporzionale al rischio di infarto o di stenosi delle coronarie. Con lo screening potremo quindi arrivare anche a una valutazione del rischio cardiovascolari dei partecipanti al programma e, in caso, indirizzarlo a controlli cardiologici per la prevenzione oppure a cambiamenti di stili di vita e/o trattamenti con terapie preventive (statine)”  spiega il prof. Gianluigi Condorelli,direttore del Dipartimento cardiovascolare di Humanitas e docente di Humanitas University. “Inoltre, con il dosaggio nel sangue di alcune proteine collegate all’infiammazione e con la spirometria, che valuta il funzionamento del polmone, insieme con i dati sulla presenza o meno di quadri di enfisema mostrati dalla TAC, potremo valutare la presenza di BPCO e anticiparne il trattamento riducendo la disabilità cronica” – dice la dott.ssa Francesca Puggioni, pneumologa del Centro di Medicina Personalizzata Asma e Allergie di Humanitas.

 Attività antifumo

Anche la prevenzione occupa un posto di rilievo nelle attività previste da SMAC, con l’offerta di percorsi personalizzati che aiutino i partecipanti allo screening ad abbandonare il fumo. “I fumatori saranno indirizzati al Centro Antifumo di Humanitas, dove potranno avere sia incontri per il supporto psicologico sia il trattamento farmacologico per smettere di fumare. Seppure non potremo escludere dal progetto chi proprio non riesce a smettere, ogni anno progetto SMAC cercherà di indirizzare i soggetti più dipendenti dal fumo al Centro” – dice la dott.ssa Licia Siracusano, responsabile del Centro Antifumo di Humanitas.  

Ecco come partecipare

  • Attraverso il proprio medico di famiglia
  • Contattando il numero 02 82247371 o mandando una mail all’indirizzo smac@humanitas.it