A imbiancare le scuole comunali varesine ci penseranno richiedenti asilo a livello di volontariato

VARESE, 14 luglio 2018-Ad imbiancare le scuole comunali quest’estate ci penseranno i richiedenti asilo ospiti a Varese. Le attività di imbiancatura sono già iniziate in diverse scuole e proseguiranno per tutto luglio e agosto. Queste attività di volontariato in favore della comunità varesina che vengono svolte dai ragazzi presenti presso la struttura di Masnago sono il risultato di un accordo sottoscritto tra i Servizi sociali del Comune di Varese e la Fondazione Progetto Arca Onlus.

 In particolare, grazie ad accordi con le associazioni dei genitori, gli interventi si svolgeranno nei plessi scolastici “Marconi”, “Baracca” e “Pascoli”, mentre alla scuola “Mazzini” verrà sistemato l’orto didattico della scuola. Oltre alle scuole, le imbiancature verranno effettuare anche nel “centro” di via Maspero – sede oltre che del CDA anche del “centro di emergenza” (dormitorio ) – . I lavori serviranno a rendere più gradevole il luogo dove vengono ospitati le persone “senza fissa dimora” che accettano di intraprendere un percorso di reinserimento sociale. Inoltre, altri interventi in città sono in fase di programmazione e verranno presto effettuati.

 “L’accoglienza va di pari passo con la sicurezza e con l’idea che si debbano creare occasioni affinché i ragazzi possano sentirsi utili attraverso forme di impegno volontario che ripagano la comunità ospitante e che possono essere condivise da tutti i varesini – spiega Roberto Molinari, assessore ai Servizi sociali – La scelta di stipulare accordi con gli enti gestori dei richiedenti asilo presenti a Varese per concordare occasioni di impiego in attività di volontariato ha caratterizzato questa amministrazione in questi due anni a fronte di un passato recente in cui si preferiva sottacere il problema e la presenza in città di richiedenti asilo. La scelta di non nascondersi dietro la demagogia, pur in assenza di poteri decisionali in questo campo che, si ricorda, sono tutti in capo alla Prefettura, ci ha spinti a costruire un tavolo di confronto con gli Enti gestori e a far sì che attraverso il dialogo e l’impegno costante si possano concordare iniziative capaci di dare un senso diverso alla loro presenza”.




Vietare l’uso di plastica usa e getta da uffici, mense e sagre: proposta di legge regionale di M5Stelle

MILANO, 13 luglio 2018-Il M5S Lombardia ha presentato una proposta di legge regionale per vietare l’uso di plastica usa e getta negli uffici pubblici, nelle mense e alle sagre, il PDL 18 dal titolo “Divieto del monouso non biodegradabile o non riciclabile”.

Roberto Cenci, consigliere regionale primo firmatario dell’atto, spiega: “Via tutta la plastica che non è riciclabile o biodegradabile. È questo il senso del nostro progetto di legge regionale. Combattere le plastiche, e la loro diffusione nell’ambiente, è una sfida che ci riguarda tutti. Proprio per questo abbiamo dato un seguito al percorso avviato dal Ministro per l’Ambiente Costa per ridurre la produzione di plastica e gli imballaggi inutili. Lo vogliamo fare a partire dal nostro quotidiano, dagli uffici istituzionali di Regione, consorzi, comuni e enti, istituti ed aziende legate all’amministrazione pubblica.


L’idea è vietare la plastica monouso, come bicchieri e posate, in uffici, mense pubbliche e scolastiche e alle sagre”.
Il PDL prevede l’utilizzo di contenitori, cannucce e stoviglie monouso per la somministrazione degli alimenti o delle bevande solo se riciclabili o biodegradabili o di plastiche “che derivano da materie prime rinnovabili o interamente biodegradabili, oppure che abbiano entrambe le proprietà e che siano regolarmente certificate”. La Lombardia per parte sua, dovrà incentivare “finanziariamente gli enti locali al fine dell’utilizzo di stoviglie e posate riutilizzabili, riciclabili o biodegradabili presso feste pubbliche e sagre e presso le mense pubbliche”. Per chi non rispetterà i divieti sono previste multe dai 5 ai 10 mila euro.
Per Cenci: “Bioplastiche o oggetti di materiale biodegradabile sono ormai una valida alternativa alle plastiche. Mi auguro che il progetto di legge arrivi in consiglio regionale per essere approvato: la Lombardia può fare da apripista nella lotta alle plastiche che richiedono di tempi lunghissimi, fino a 1.000 anni, per degradarsi. È ora di finirla di lasciare inammissibili debiti ambientali alle future generazioni”.




Il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia in 50 anni di attività ha salvato la vita a migliaia di bambini

MILANO, 12 luglio 2018. Al primo posto l’Etiopia con 33.292 beneficiari, poi nell’ordine: Cambogia (22.011), India (18.483), Burkina Faso (8.630), Costa d’Avorio (7.237), Italia (5.067), Tailandia (4.374), Vietnam (1.673), Nepal (509), Afghanistan (300), Colombia (16) e Cina (4). Un totale di 101.596 individui, di cui 34.514 bambini, beneficiari dei servizi offerti nel 2017 da CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, che quest’anno festeggia il 50° anniversario dalla sua costituzione.

Sono questi alcuni dei dati più significativi forniti oggi presso il Centro San Fedele di Milano ad operatori del settore e donatori in occasione della presentazione ufficiale del Bilancio di Impatto Sociale CIAI 2017, che assume in questa importante ricorrenza un valore ancora maggiore, perché è soprattutto un bilancio di mezzo secolo di impegno concreto. Dal 1968 al 2018, infatti, CIAI ha svolto le proprie attività in 25 Paesi del mondo, garantendo protezione, inclusione sociale e benessere a 1 milione di persone, di cui la metà bambini, lavorando insieme alle loro famiglie, alla scuola, alla comunità e alle istituzioni. Fra questi, anche 3.115 bambini che hanno trovato una famiglia in Italia attraverso l’adozione internazionale.

In questi primi 50 anni di attività – commenta Paola Crestani, presidente di CIAI, nel suo intervento all’apertura dei lavori – non abbiamo mai avuto timore di cambiare per riuscire a fare meglio il nostro lavoro ma siamo sempre stati fedeli ai nostri valori. Crediamo che la diversità sia una ricchezza per tutti e che l’accoglienza sia un valore fondamentale, sempre. Crediamo che la trasparenza e l’onestà siano alla base di ogni relazione e anche per questo abbiamo cura di rendicontare attentamente il nostro operato”.

In particolare sul totale dei progetti realizzati e dei servizi forniti da CIAI nel 2017 si è registrata la seguente ripartizione:

75% di interventi dedicati all’inclusione sociale, ovvero quegli interventi cioè volti a eliminare la povertà infantile, le disuguaglianze e le barriere alla mobilità sociale che impediscono ai bambini l’accesso all’educazione, ai servizi sanitari, all’acqua, all’igiene, alla nutrizione e al pieno godimento dei diritti.

21% di progetti e servizi nell’ambito della protezione, quelli grazie ai quali CIAI s’impegna a prevenire, ridurre e dare una risposta all’abuso, alla negligenza e allo sfruttamento dei bambini, incluse le pratiche di sfruttamento sessuale ed economico, al traffico, al lavoro minorile, alle pratiche tradizionali dannose e all’abbandono.

4% di attività per il benessere psico-emotivo, che si rivolgono in particolare a quei bambini che hanno vissuto storie difficili come l’abbandono o che sono stati vittime di negligenze, sfruttamento, maltrattamento o abuso.

Sul fronte dell’adozione sempre nel 2017 sono nate grazie a CIAI 34 nuove famiglie attraverso l’accoglienza in adozione internazionale di 35 bambini provenienti da 7 diversi Paesi: Burkina Faso, Cina, Colombia, Costa d’Avorio, Etiopia, India e Tailandia.

Valutare l’impatto dei progetti di cooperazione è ormai imperativo”. Interviene Anisa Vokshi,  Area Director South East Asia & Afghanistan di CIAI. “Non è solo la spinta esterna dei donatori che ci porta a farlo, ma il continuo cercare e interrogarsi su ‘cosa facciamo bene per i destinatari dei progetti, cosa facciamo male, cosa dobbiamo migliorare’.  Il mondo della ricerca accademica e i professionisti della valutazione d’impatto offrono risposte, ma occorrono risorse economiche che in questo momento riusciamo difficilmente a reperire. Come rispondere alle esigenze di accountability e di generazione di conoscenze con risorse limitate?”.

Al lavoro svolto da CIAI nell’implementazione della propria Teoria del Cambiamento, ha fatto riferimento Nuria Almagro, Strategic Advisor dell’associazione, che ha ricordato come si sia trattato di “un processo che ci ha guidato nella misurazione del cambiamento rispetto a un quadro di riferimento chiaro e condiviso,  e che ci ha portato a una riflessione interna sul senso e utilità di arrivare a una valutazione univoca dell’impatto delle organizzazioni che  implementano, come CIAI, una varietà cosi grande di interventi per il raggiungimento della missione”.

Un’analisi generale della misurazione degli impatti nel mondo non profit è stata fatta da Francesca Calza, Policy Advisor di CIAI che ha presentato le attuali tendenze e i possibili scenari futuri. “La valutazione dell’impatto è diventata un hot topic nell’ultimo decennio, grazie al lavoro delle organizzazioni di ricerca. In effetti, si è vista una maggiore pressione per ‘dimostrare’ che ciò che si sta facendo funzioni”.

Rispetto alle metodologie da applicare per la realizzazione del Bilancio di Impatto, diverse sono le scuole di pensiero; Margherita Romanelli, in rappresentanza  del coordinamento di Ong  Link2007 di cui fa parte anche CIAI, ha illustrato una proposta metodologica specifica per le organizzazione che operano nel campo della cooperazione internazionale.

Ha concluso l’incontro e il dibattito con il pubblico il Direttore operativo di CIAI Paolo Palmerini, con la relazione intitolata “Il valore dell’impatto oggi, un ponte tra efficienza e fiducia”.

Il BILANCIO DI IMPATTO SOCIALE 2017 di CIAI è disponibile sul sito dell’associazione, al seguente link http://www.ciai.it/chi-siamo/trasparenza/




Goletta dei Laghi approda sul Lago Maggiore per monitorare le acque

VARESE, 9 luglio 2018-Al via la quarta tappa dell’edizione 2018 di Goletta dei laghi sul Lago Maggiore, la campagna di Legambiente realizzata in collaborazione con il CONOU – Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati – e Novamont, che da 13 anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri. Il lavoro della Goletta dei Laghi si concentrerà su due fronti principali di indagine: quello dell’inquinamento microbiologico e quello delle microplastiche sulle spiagge e in acqua.

L’equipaggio sarà operativo per i campionamenti sulle acque e sulle spiagge del Verbano dal 10 al 12 luglio.

«La Goletta dei Laghi ha il compito di individuare le criticità dei bacini lacustri, – spiega Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei Laghi – non solo dove sappiamo esserci maggiore afflusso di bagnanti, ma soprattutto dove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, la cui causa è principalmente legata all’inefficienza del collettamento fognario dei comuni interni e ai pochi depuratori presenti che non riescono a raccogliere tutte le acque reflue. Anche quest’anno, per la terza volta, il fronte di indagine si estenderà anche alle microplastiche».

Programma iniziative

Martedì 10 luglio

Monitoraggio microplastiche sul Lago Maggiore.

Mercoledì 11 luglio

Monitoraggio microplastiche sul Lago Maggiore e press point.

Giovedì 12 luglio (Lombardia)

ore 17.00 – Presentazione dei lavori effettuati sulle microplastiche dai ragazzi delle scuole e dell’indagine di Goletta dei laghi. Al termine aperitivo. Ritrovo alle 16.30 a Laveno in piazza Caduti del lavoro.

Venerdì 13 luglio (Lombardia/Piemonte)

Lombardia:

ore 11.00 – Conferenza stampa finale presentazione dati Goletta dei Laghi presso la sede della Provincia a Villa Recalcati, in Piazzale Libertà a Varese (VA).

 

 




Indossare una maglietta rossa come simbolo di vita e di speranza

VARESE, 7 luglio 2018- <<Abbiamo messo anche noi la #magliettarossa per “fermare l’emorragia di umanità”, aderendo all’appello di Don Ciotti e di Libera>>, così gli aderenti a Progetto Concittadino che hanno accolto l’appello di Don Ciotti d’indossare oggi una maglietta rossa per ricordare i tanti naufraghi, tanti bambini( come il piccolo Aslan che quando è stato ritrovato privo di vita su una spiaggia dopo un naufragio, indossava  una maglietta rossa) che perdono la vita in mare nel tentativo di raggiungere un Paese che dia loro ancora in briciolo di speranza, quella per la quale vale la pena di vivere.

Chiara Frangi e Antonio Zaccardo

<<E l’abbiamo messa anche ai nostri figli, perché non riusciamo nemmeno ad immaginare l’angoscia di vestirli di rosso perché il colore più visibile per i soccorritori. Vuol dire avere in mente che tuo figlio può correre il rischio di annegare. Vuol dire essere talmente disperati da far correre anche a loro il rischio di morire. E di morire in quel modo.
Se possiamo mettergliele solo per gioco è perché siamo nati in un Paese che, nel suo modo ampiamente migliorabile, un futuro lo garantisce. Pura fortuna, non superiorità>>

Davide Castelli

“Ogni volta che un uomo annega nel Mediterraneo, andando ad aggiungersi alle migliaia di altri uomini che muoiono annegati, annega anche un po’ di ciò che resta della nostra fiacca umanità.” ha scritto il nostro Enzo Laforgia sul magazine on line di Radio Missione Francescana.




Ragazza lesbica denuncia aggressione nel varesotto: pericoloso episodio di omofobia

VARESE, 6 luglio 2018-Arcigay Varese segnala un caso di omofobia in un comune del Varesotto.

La ragazza, che ha effettuato la segnalazione e che vuole mantenere l’anonimato, ha prontamente denunciato l’accaduto alle forze di polizia anche grazie alla collaborazione dell’associazione.

Secondo il suo racconto sarebbe stata aggredita da un uomo mentre passeggiava tranquillamente. L’individuo le avrebbe urlato “lesbica di m…”, e poi lanciato addosso una lattina provocandole una ferita. L’aggressore è quindi riuscito a fuggire.

La giovane in seguito ha denunciato l’accaduto alle forze di polizia e si è rivolta all’associazione per rendere pubblico l’accaduto, affinché nessun episodio di violenza possa passare inosservato.

Arcigay Varese in caso di aggressione raccomanda di contattare immediatamente le forze dell’ordine attraverso il numero unico di emergenza 112 e quindi di recarsi al pronto soccorso più vicino anche in caso di danni lievi ai fini della denuncia.




“Rompiamo il silenzio sull’Africa”, appello di padre Alex Zanotelli ai giornalisti italiani

Padre Alex Zanotelli

GENOVA, 5 luglio 2018-Azione Migranti Genova, gruppo di rappresentanza che riunisce le principali organizzazioni di Terzo Settore impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone migranti nella città di Genova, aderisce compatta all’accorato appello che padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e giornalista, ha lanciato in questi giorni perché il popolo italiano possa conoscere i drammi da cui fuggono le persone migranti, in particolare africane. L’appello, intitolato “Rompiamo il silenzio sull’Africa”  è rivolto ai giornalisti italiani perché diffondano di più e meglio le notizie sulle condizioni di vita in Sudan, Sud Sudan, Somalia, Eritrea, Centrafrica, Ciad, Mali e tutto il Sahel, Libia, Congo: situazioni di guerra, ingiustizia, miseria, fame, violenza, totale mancanza di futuro, sfruttamento delle risorse da parte dei paesi stranieri, vendita di armi – anche italiane – che alimentano guerre internazionali e guerre civili.

“Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate – scrive p. Zanotelli – ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Come missionario e giornalista uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.” – altro passaggio – “Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo” – e continua – “Abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa” perché “non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.”

Azione Migranti Genova chiede ai media, ai direttori e ai giornalisti genovesi di dare spazio a questo appello e alle notizie a cui l’appello fa riferimento e agli stessi di farsi parte diligente presso le loro rappresentanze nazionali, secondo le modalità contenute nell’appello o altre che si riterranno più efficaci.  Nell’orizzonte dell’informazione locale può essere comprensibile che le notizie dall’estero trovino minore eco, soprattutto quando “estero” significa la tragica condizione di quei paesi africani avvertiti come distanti dal quotidiano dei lettori o fatalmente destinati ad un destino di sofferenza. Tuttavia, è vero il contrario:

– i processi migratori interessano direttamente i lettori a causa della presenza delle persone che giungono nella nostra città ed impattano, nel bene e nel male, sulla vita di tutti i cittadini;

– i temi connessi all’accoglienza e all’integrazione orientano fortemente la politica italiana a tutti i livelli e formano l’opinione pubblica e i nostri comportamenti sociali;

– non siamo di fronte a fenomeni marginali, ma strutturali, globali e di lungo periodo e nessun cittadino può ormai prescindere dalla conoscenza delle cause e, soprattutto, dalla responsabilità nella individuazione di possibili soluzioni.

Pertanto, trattare questi temi solo in cronaca o per raccontare storie anche positive di integrazione non basta: occorre fornire una informazione più ampia, di largo respiro, che colleghi il locale all’internazionale e gli effetti alle cause. Anche l’informazione locale può e deve aprire spazi regolari e documentati su questi temi e su quei paesi. Un’informazione che, anche su questo fronte, esalti l’assunto dell’Articolo 2 della Legge Ordinistica: il diritto insopprimibile dei giornalisti alla libertà d’informazione e di critica e l’obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti. Azione Migranti Genova si impegna a rilanciare l’appello con gli strumenti di comunicazione propri di ogni organizzazione aderente.




Si parla di sicurezza sul lavoro al convegno organizzato dalla Cgil a Induno Olona

VARESE, 5 luglio 2018-Il 13 luglio 2018 la Cgil di Varese riunisce presso la Villa Porro Pirelli di Induno Olona (VA) il coordinamento dei propri Rappresentanti del Lavoratori per la Sicurezza (RLS) con un seminario dal titolo “Cultura di sicurezza: quali azioni per promuoverla”.

Il D.Lgs 81/2008 tra le misure generali di tutela indica l’integrazione tra prevenzione, condizioni tecniche e produttive, fattori ambientali, organizzazione del lavoro e afferma il rispetto dei principi ergonomici. Questo orientamento richiede lo sforzo di andare oltre un approccio meramente tecnico alla salute e sicurezza sul lavoro. E’ necessario assumere una prospettiva che guardi alle problematiche organizzative, alle condizioni che favoriscono il verificarsi di eventi dannosi alla salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Oggi si parla spesso di cultura della sicurezza, ma raramente si chiarisce cosa significhi e cosa si deve fare per attuarla nelle organizzazioni. Il problema degli infortuni e delle malattie professionali è sempre stato al centro della nostra attenzione. Dobbiamo però fare riferimento a un’idea di salute sul lavoro che includa tutti i fattori che contribuiscono al benessere delle persone in un contesto organizzato. Per tutto ciò, con questa giornata seminariale si vogliono affrontare i temi della cultura della sicurezza, del benessere organizzativo e della resilienza negli ambienti di lavoro, proponendoci di fornire alcune indicazioni operative ai nostri RLS.

I lavori del coordinamento saranno realizzati con il contributo di due esperti: Carlo Bisio – Direttore di Cesvor; Domenico Marcucci – Responsabile nazionale sicurezza e salute Filctem-Cgil; Massimo Balzarini, Segretario Cgil Lombardia con delega alla salute e sicurezza.