L’Istituto Pavoni di Tradate esempio di scuola all’avanguardia

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TRADATE, 1 gennaio 2020 – L’Istituto Lodovico Pavoni di Tradate é all’avanguardia. La nota scuola media di Tradate da qualche tempo fa parte di “Avanguardie educative”, un progetto di ricerca e azione nato dall’iniziativa autonoma di Indire, l’Istituto Nazionale Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa che fa parte del Ministero dell’Istruzione. “Siamo stati chiamati a testimoniare la nostra realtà – spiega la preside del Pavoni, Federica Broggi –. Solo 928 scuole fanno parte di questo progetto, il 10% delle scuole italiane, e noi ci siamo”. L’Istituto fa parte di Avanguardie dal 2017, e da circa tre anni, dunque, la scuola porta ad esempio il suo sistema scolastico selezionato, il suo esempio dell’uso flessibile del tempo.

“Abbiamo sperimentato un nuovo modo – prosegue la preside del Pavoni – circa il 20% del monte ore viene dato letteralmente in mano al ragazzo, che può decidere cosa fare attraverso dei laboratori di diverso tipo: può mettersi alla prova col latino, con le certificazioni di inglese, col teatro e molto altro. Noi portiamo nei vari seminari, che si svolgono in tutta Italia, il nostro modello in modo che anche altre scuole possano applicarlo”. Ma non solo: nel 2017, all’Istituto Pavoni è stata aperta la classe sperimentale, a didattica attiva.

“La sezione a didattica attiva – conclude – è stata messa in piede da un intero consiglio di classe. I docenti hanno cambiato il loro modo di insegnare, non più solo con lezioni frontali, ma con modi sperimentali. Abbiamo una partnership con l’università Cattolica di Milano che ci aiuta con progetti di ricerca e di azione. La cosa importante è che tutto il nostro sistema scuola è cambiato, non solo 2 o 3 insegnanti che si sono adattati. Il docente in questo modo è in continua crescita, perché è stimolato a pensare sempre a nuove attività; l’alunno, invece, è più motivato nell’apprendimento. Evitiamo sempre l’autoreferenzialità, e non ci chiudiamo mai in noi stessi, stando sempre aperti a quello che c’è di nuovo”.

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