Varese non si ferma: dalla Camera di Commercio un primo aiuto di 1 milione di euro. Lunghi:” In futuro bisognerá rivedere l’intera filiera”

VARESE, 3 marzo 2020- di GIANNI BERALDO-

Subito un finanziamento di 1 milione di euro al quale se ne potrebbe aggiungere un altro da parte della Regione Lombardia.

Questa in prima istanza l’intervento di carattere economico messo in campo dalla Camera di Commercio di Varese, nel tentativo di dare man forte all’economia varesina messa in ginocchio dall’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del coronavirus.

Una decisione importante perché, come recita l’hashtag ideato dalla stessa Camera di Commercio varesina (#varesevasempreavanti) Varese non si ferma nonostante tutto.

Certo, questa psicosi collettiva che ha contagiato pure tutti i mercati ecomici del mondo, ha inciso notevolmente sui rapporti commerciali di migliaia di aziende che operano sul territorio, fermando di fatto la filiera produttiva senza che si possa vederne la fine. Almeno a breve termine.

Fabio Lunghi, presidente Camera di Commercio Varese

In poche parole una situazione devastante dalla quale però bisogna reagire. E in fretta.

A spiegare la situazione e i primi provvedimenti da mettere in campo, ci ha pensato il presidente della Camera di Commercio Fabio Lunghi (con lui pure il segretario generale Mauro Temperelli) durante una insolita conferenza stampa svoltasi questa mattina alle Ville Ponti dove, in una delle grandi sale conferenze, i posti riservati ai giornalisti erano distanziati di circa 50 centimetri come prevede l’ordinanza regionale. Altra anomalia l’assenza precauzionale di alcuni rappresentanti del commercio, industria, artigianato e del comparto sindacale, dovuta al fatto di essersi incontrati in Regione con l’assessore Alessandro Mattinzoli ora ricoverato per positività al test dal coronavirus.

«Il quadro non è certamente bello, Camera di Commercio però è sempre sul pezzo muovendosi concretamente. Non appena le normative ce lo consentiranno, nei prossimi giorni convocheremo il Consiglio di giunta urgente per stanziare delle somme importanti». Così il presidente Lunghi che oltre al milione già previsto, sottolinea come a lungo termine verranno messe in campo altre risorse su diverse linee che servono alle imprese.

Parlando di crisi Lunghi ricorda come il settore turistico sia stato il primo ad impattare in essa «basti pensare al tasso di occupazione alberghiera passando dal 76% all’attuale 10% (in diversi casi addirittura si è arrivati alla chiusura completa dell’esercizio in attesa di nuove prenotazione,ndr)-continua Lunghi aggiungendo-Vi è il rischio di una ecatombe di strutture alberghiere nei prossimi mesi».

In effetti si è fermata tutta la filiera legata all’accoglienza: dagli Hotel ai Bed&Breakfast agli agriturismo, un vero dramma da noi già documentato nei giorni scorsi.

Dall’attuale devastante impatto coronavirus sull’economia del territorio (ma non solo ovviamente) che non lascia spazio a pensieri positivi, si dovrebbe ripartire pensando a come rivedere i piani commerciali futuri. Magari rivedendo l’intera filiera produttiva dove la voce esportazione è la più rilevante con circa il 70% della produzione riservata a mercati stranieri, molti dei quali asiatici.

Anche su questo tema futuristico ma non troppo Lunghi afferma «visto quanto accaduto in ambito economico, dovremmo essere meno vincolati dai mercati asiatici anche perché l’Europa dovrà dotarsi prima o poi di una politica economica uniforme. Le nostre imprese devono imparare da questa esperienza e capire che avere anche una filiera europea li tutela da questi accadimenti».

Mauro Temperelli

Presidente varesino che si toglie pure qualche sassolino dalla scarpa, quando imputa buona parte di questa disastrosa situazione anche ai gravi errori di comunicazione a livello nazionale, mettendo in cattiva luce l’intero Paese e creando panico anche sui mercati esteri che di fatto ci hanno tagliato fuori come fossimo appestati.

Espressione quest’ultima solo apparentemente molto forte ma che in realtà si è materializzata in atti concreti visto quanto accaduto ad alcuni imprenditori varesini in trasferta in Germania per fiere di settore, costretti a indossare un bracciale di colore viola rilasciato dagli organizzatori (ai soli ospiti italiani) indicandone la non positività al virus con la possibilità quindi di poter accedere ai padiglioni.

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