Zoia (IV): “Dopo tre mesi ancora nessuna strategia sanitaria da parte dei vertici regionali e delle ATS”

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ats insubria

VARESE, 18 maggio 2020-“A distanza di ormai tre mesi dall’inizio della pandemia, preoccupa la completa mancanza di strategia sanitaria da parte dei vertici regionali e delle ATS. Quanto poteva essere giustificabile nella primissima fase del diffondersi dell’infezione, è invece inaccettabile a fase 2 avviata. Le singole province, ATS, addirittura i singoli ospedali, non operano secondo regole condivise. Ci risulta, ad esempio, che il test sierologico all’ASST Sette Laghi non venga offerto a tutto il personale sanitario (come indicato anche nella delibera regionale 3131 del 12 maggio), ma solo a quello di pochi reparti; questo incomprensibile atteggiamento è illogico e discriminante nei confronti del personale stesso.” Lo dichiara Cesare Zoia, neurochirurgo e Coordinatore del Gruppo di Lavoro sulla Sanità di Italia Viva Varese.

“La totale mancanza di strategia – prosegue Zoia – è confermata anche dalle recentissime affermazioni dell’assessore Gallera sul pagamento dei tamponi da effettuarsi in seguito alla positività ai test sierologici e dalle relative parziali marce indietro! Tutto questo è inaccettabile, Italia Viva Varese chiede con forza che i vertici regionali definiscano al più
presto una chiara strategia per il controllo e contenimento del contagio da Covid-19 nella Fase 2
 che deve, a nostro giudizio, necessariamente prevedere tra le altre cose l’esecuzione di tamponi gratuiti a tutti i soggetti sintomatici, alle persone risultate positive ai test sierologici e ai contatti di queste ultime due categorie. Chiediamo infine ai vertici dell’ASST Sette Laghi che a tutto il personale sanitario venga offerto il test sierologico al più presto e, in caso di positività o risultato dubbio, sia effettuato il tampone in modo da garantire la sicurezza del personale stesso e dei pazienti.”“Bisogna ripartire dal grandissimo sforzo di tutti i professionisti sanitari coinvolti, a cui va il nostro ringraziamento. Ma l’esperienza vissuta deve guidarci nella nuova ripartenza. Mai più sottoscorta di adeguati dispositivi di protezione individuale a disposizione del personale ospedaliero e del territorio. Mai più medici di base mandati in trincea a mani nude e RSA abbandonate a se stesse. E soprattutto, le ATS siano più efficaci nel loro ruolo di coordinamento e gestione del territorio, nel rapporto con gli enti locali, la medicina di base e le professionalità delle nostre strutture sanitarie, per una vera sanità a misura dei nuovi bisogni delle persone” conclude.
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