Autismo e lockdown, la testimonianza di un genitore: ”Noi invisibili e dimenticati”

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Un bambino autistico

VARESE, 3 giugno 2020-Lockdown, questa parola di cui non conoscevamo il significato fino a poco tempo fa, è  ora entrata prepotentemente nelle nostre vite, modificando abitudini, togliendoci riferimenti e certezze.
Chi proprio non aveva bisogno di smarrire le proprie certezze è nostra figlia: 16 anni e un autismo grave che la accompagna ogni istante.
Mesi chiusi in casa, cancellati i suoi ritmi, azzerati i suoi riferimenti, difficoltà a trovarne degli altri, che già in un clima normale è complicato anche fare una passeggiata al parco, figuriamoci ora che al parco le altalene sono pure blindate.
E così passano i giorni, tutti uguali, lo stress si accumula e Serena, questo è il nome di nostra figlia, perde il sonno, scambia il giorno con la notte, non riesce più a riposare bene.
Fino a quando una domenica mattina, uguale a tutte le altre mattine, che non c’è il pulmino da prendere, né le amiche da salutare, Serena siede a tavola per la colazione, ma le parole non le escono, le sua mani scattano per aria in modo innaturale, facendo volare via cucchiaio e biscotti, poi piano si accascia su un fianco e dopo un attimo si riprende. Ma subito ancora uno scatto delle braccia e nuovamente perde i sensi voltando gli occhi al cielo.
La sdraiamo sul letto e parte il tremore in tutto il corpo e strani singulti le escono dalla bocca: è una crisi epilettica.
Serena non ne aveva mai avute così.
L’ambulanza la porta in ospedale, la curiamo: i medici con le loro conoscenze,  noi con il nostro amore.
Si riprende dopo due giorni e un nuovo farmaco, ma lo spavento è stato davvero tanto. È stato lo stress accumulato, ci dicono, che ha causato questa crisi violenta.
Lei probabilmente nemmeno si ricorda, ma si ricorda della sua amica del cuore, che ancora per chissà quanto tempo non potrà vedere ed abbracciare.
Così tutte le sere va a letto con accanto una foto della sua amica e al risveglio è la prima persona che saluta.
Serena ora sta meglio, ma ha terribilmente  bisogno della “sua” normalità e noi con lei, ma nessuno ancora sa dirci quando finirà tutto questo.
Siamo gli invisibili e i dimenticati, per questo racconto questa storia, affinché si ricordino anche di noi, perché in tutti questi giorni io, un esperto tra gli esperti che ci abbia menzionati, non l’ho sentito.

Firmato
Nico

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