Editoriale: “E se Maroni rinunciasse alla candidatura come sindaco? Dubbi e ipotesi su quello che potrebbe accadere”

VARESE, 3 febbraio 2020- di GIANNI BERALDO-

E se Roberto Maroni alla fine ritirasse la sua candidatura a sindaco di Varese?

Ipotesi non poi così remota per diversi motivi.

Tra le cause o concause vi potrebbero essere quanto occorsogli recentemente a livello fisico: quel malore improvviso che lo ha costretto ad un primo ricovero al Circolo di Varese il 4 gennaio con successivo trasferimento al centro Neurologico Besta di Milano   sottoposto a intervento e dimesso dopo qualche giorno sempre nel mese di gennaio.

In quel caso l’ex ministro e presidente di Regione ha rassicurato amici e conoscenti inviando loro una foto sorridente durante una passeggiata in giardino, ma nulla di più (giustamente) è trapelato su cosa le sia realmente accaduto.

Maroni nel giardino di casa in convalescenza

Da allora Maroni non ha partecipato a nessun incontro programmatico sia con i suoi colleghi della Lega sia con i suoi alleati di centrodestra, gli stessi che nelle scorse settimane ne hanno confermato la sua leadership come candidato al ruolo di sindaco.

Così come non ha più rilasciato interviste o dichiarazioni.

Chiaramente ci auguriamo che tutto questo non sia da imputare al suo stato di salute ma solo dalla sagace attesa di smuovere le acque della politica cittadina a tempo debito.

La seconda ipotesi che potrebbe incidere sulla sua, già ufficializzata, candidatura è quella dei non trascurabili risvolti di tipo giudiziario ai quali Maroni è chiamato a rispondere.

Stiamo parlando del processo a suo carico che inizierà il prossimo 28 aprile a Milano, dove l’ex ministro (e attuale consigliere comunale leghista nel capoluogo di provincia) sarà chiamato a rispondere dalle accuse mosse a suo carico per induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente quando ricopriva il ruolo di Presidente della Regione Lombardia.

Ma veniamo ai fatti di questa nuova accusa. Secondo i pubblici ministeri Maroni quando guidava la Regione avrebbe adoperato le leve del potere (presunte “pressioni’) sull’allora dg di Ilspa Guido Bonomelli (anche lui imputato) per far affidare un “incarico” all’architetto Giulia Capel Badino. Incarico che, sempre secondo i pm, la Badino ottenne nell’aprile 2018 “dopo ripetute insistenze” dello stesso Maroni.

Il sindaco Galimberti nel suo studio

Ipotesi e ricostruzioni dei fatti decisamente smentite dall’avvocato Domenico Aiello, legale dell’ex governatore lombardo: “Quelle presunte pressioni non costituiscono reato”, come affermato dallo stesso legale durante la precedenza udienza.

Quanto incideranno sulla sua scelta politica anche questi ultimi avvenimenti?

Dai quartieri alti della Lega, la candidatura di Maroni a sindaco di Varese per le prossime elezioni amministrative è un fatto conclamato e nulla potrà scalfire quanto deciso nei mesi scorsi insieme ai rappresentanti del centrodestra varesino.

Ma siamo così sicuri che lo scenario in realtà non stia già cambiando?

In questo caso sarebbe davvero molto difficile trovare un altro candidato all’altezza di Maroni, forse l’unico in grado di contrastare l’uscente sindaco Davide Galimberti il quale vorrebbe ricoprire il mandato anche per la prossima legislatura, così da portare a termine i numerosi progetti e cantieri che potrebbero davvero rilanciare la città in ottica futura.

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