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Il Consigliere Monti incontra il personale sanitario del Circolo di Varese in relazione alle nuove varianti Covid.

VARESE, 6 febbraio 2021– “Ho incontrato questa mattina il professor Dentali, il professor Grossi e il nuovo direttore del laboratorio di Microbiologia, Fabrizio Maggi, presso l’Ospedale di Circolo di Varese relativamente all’andamento della pandemia e nello specifico le tre varianti rilevate dall’ASST dei Laghi. Soprattutto la variante sudafricana va approfondita scientificamente perché pare essere più contagiosa e più resistente al vaccino. Anche su questo fronte Varese si dimostra un’eccellenza a livello internazionale ”.
Lo dichiara Emanuele Monti, presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali, a margine della visita all’Ospedale di Circolo di Varese.

“Il territorio della provincia di Varese – spiega Emanuele Monti – continua ad essere caratterizzato da una presenza massiccia del virus nonostante le strutture sanitarie locali stiano garantendo il massimo sforzo per curare tutti i pazienti nel modo migliore.  Il Covid-19 non è scomparso, anzi, i casi sono tanti e hanno una complessità particolare. Si può tornare a vivere ma in sicurezza, specie in questo primo fine settimana di zona gialla è doveroso osservare le disposizioni, così possiamo tornare a vivere e lavorare”.

“Durante l’incontro all’Ospedale di Circolo, si è parlato della variante sudafricana che è stata rilevata su di un paziente 60enne, rientrato pochi giorni fa all’aeroporto di Malpensa dall’Africa meridionale. L’uomo proveniva dal Malawi e aveva viaggiato da solo. Le sue condizioni di salute sono sotto controllo ma sono state riscontrate caratteristiche rilevanti del virus come l’elevata contagiosità, la predisposizione a portare ricadute sui pazienti e la ridotta vulnerabilità al vaccino. Sono dati ancora in fase di approfondimento scientifico ma che ci costringono a prestare la massima attenzione.” aggiunge Monti.

“Varese si dimostra un’eccellenza anche nel campo della ricerca, oltre che nel tracciamento e nella cura. Bisogna avere il massimo coordinamento con le equipe internazionali che si occupano del virus per sviluppare sistemi di presa in carico efficaci” conclude.