Intervista a Ghisellini, direttore Acof: “Le nostre scuole professionali sono all’avanguardia”

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Mauro Ghisellini

BUSTO ARSIZIO, 6 settembre 2021 – La nuova annata è ormai alle porte, con il suo consueto carico di sfide da affrontare e -oggi più che mai – con tutte quelle complessità organizzative che la pandemia ha reso evidenti e probanti dentro ogni istituto scolastico. All’approssimarsi del suono della prima campanella, l’universo ACOF (che conta oltre 3.500 iscritti in scuole di ogni ordine e grado, ITS e centri di formazione professionale) si sente però pronto alla nuova avventura, galvanizzato da numeri che hanno abbattuto ogni record storico, ma anche confortato da un meccanismo organizzativo che già negli scorsi mesi ha dimostrato di reagire alla perfezione agli ostacoli posti dal Covid.

Mauro Ghisellini, direttore della galassia Acof, come vi presentate alla ripartenza?

«Ci affacciamo alla ripresa delle attività in classe con grandi motivazioni e, soprattutto, con un numero impressionante di iscrizioni alle scuole superiori, che dimostra quanto la bontà del lavoro che abbiamo svolto sia stata recepita. Ad oggi abbiamo 285 alunni che si inseriranno nei nostri percorsi didattici agli Istituti Olga Fiorini per grafica, moda, scienze umane e artistico, oppure al Liceo e istituto professionale per lo sport Marco Pantani, o ancora alla The International Academy, che sarà la prima a chiamare i ragazzi in aula già lunedì 6 settembre. L’anno scorso ci eravamo fermati a 210 iscrizioni, quindi siamo già ora a 75 in più, una cosa mai vista. In particolare, i cosiddetti “primini” sono passati da 104 a 192. Sono cifre che pochissime realtà possono vantare, ormai solo alle superiori in via Varzi seguiamo 800 studenti».

Come si può spiegare questo eccezionale riscontro?

«Sono risultati che si ottengono con la costanza e la professionalità, merito ovviamente dei

L’Istituto Olga Fiorini di Busto Arsizio

nostri docenti. In questo momento specifico, direi però che hanno inciso due aspetti particolari. Il primo riguarda la grandissima capacità che abbiamo avuto nel rispondere all’obbligo della didattica a distanza, che già facevamo ad esempio per gli sportivi agonisti e che abbiamo esteso giocoforza a tutti durante i periodi di restrizioni, fornendo le strumentazioni digitali e proseguendo con i percorsi formativi in maniera eccellente: ebbene, quello che abbiamo fatto ha generato un’ulteriore buona fama, creando un passaparola positivo che ha orientato molte famiglie verso di noi. Il secondo elemento chiave riguarda invece la cura che continuiamo a riservare agli alunni dal punto di vista personale: qui, ad esempio, ogni ragazzo a inizio anno parla con una psicologa che lo aiuta a sviscerare eventuali criticità, in modo da far sapere ai docenti se esistano problemi ed esigenze di cui tener conto, per prendere gli accorgimenti necessari e fornire un aiuto concreto che vada oltre il semplice insegnamento delle nozioni. Si tratta di uno sforzo evidentemente molto apprezzato».

La struttura Acof è dunque arrivata al tutto esaurito?

«Di sicuro, in questo momento, è davvero molto complesso aggiungere altri studenti alle classi superiori. In ogni caso c’è uno sforzo costante e coerente per cercare di non lasciare fuori nessuno, ovviamente nel limite del possibile, fermo restando che stiamo esplorando la situazione per comprendere se esista l’opportunità di trovare nuovi spazi per allargarci. Lo dico anche perché, oltre al potenziamento dei percorsi già esistenti e ormai operanti a pieno regime, non mancano neppure ulteriori idee, alcune molto suggestive, che vorremmo un domani sviluppare».

Intanto quali sono le novità più importanti per l’annata 2021/22?

«Con il boom di iscrizioni, abbiamo raddoppiato le classi prime del percorso Moda ma anche quelle del Liceo Internazionale, a dimostrazione di come una didattica moderna continui a catturare interesse, essendo oltretutto in linea con quelle che sono le richieste del mondo del lavoro ma anche del comparto universitario. Un salto di qualità specifico, inoltre, è stato elaborato per l’istituto tecnico di Grafica e Comunicazione, dove gli alunni, dopo il biennio, possono scegliere fra due indirizzi differenti: uno è orientato alla creazione di foto e video emozionali che arricchiscano le competenze nella grafica pubblicitaria e che sono molto richieste sul mercato, l’altro invece focalizza l’attenzione sul web design e sulle nuove tendenze del marketing, toccando i temi dell’utilizzo dei social media e quindi del ruolo dei

cosiddetti influencer. Si tratta dell’ennesimo sforzo per essere sempre al passo coi tempi. Allo stesso modo stiamo continuando a perfezionare gli indirizzi sportivi, dove la recente introduzione dell’istituto professionale accanto al liceo scientifico, ha rappresentato un punto di svolta notevole».

Questo è anche un momento di grande attenzione sul fronte Covid, quindi sulla questione Green Pass…

«Come tutte le realtà scolastiche, stiamo facendo del nostro meglio per continuare a gestire una situazione molto particolare. Le famiglie sappiano che da noi è stato introdotto ogni elemento necessario per garantire ai loro figli sicurezza e protezione. Ci atteniamo scrupolosamente alle regole imposte da governo e ministero all’Istruzione, nella consapevolezza che si tratta di un momento assai delicato e complesso che le scuole sono chiamate ad affrontare. Oltretutto la pandemia, oltre a influenzare l’organizzazione quotidiana delle attività, ha anche avuto pesanti ripercussioni sul modo di socializzare dei ragazzi, acuendo certe criticità, tanto da indurci a potenziare l’aspetto dell’accompagnamento psicologico. È una questione fondamentale che abbiamo particolarmente a cuore».

Perché l’aspetto della “cura personale” è diventato così importante nel contesto educativo?

«Perché il mondo della scuola si trova a trattare con giovani molto differenti da quelli del passato. Ormai abbiamo davanti una generazione molto sveglia, altamente ricettiva, che ci batte senza problemi nell’utilizzo della tecnologia, eppure questi stessi giovani sono spaventosamente fragili, risultano spesso problematici nel modo di rapportarsi con gli altri e sono oltretutto circondati da insidie sempre più subdole e difficili da riconoscere da parte degli adulti. Per questo ai docenti ripeto sempre che sarà certamente essenziale la capacità che avranno nel trasmettere agli alunni le migliori competenze nelle rispettive materie, ma che sarà altrettanto indispensabile che riescano a cogliere nello sguardo dei ragazzi se qualcosa non funziona. È un compito complesso ma essenziale. Con un neologismo, direi che nel settore dell’istruzione siamo passati dalla manodopera alla…mentedopera, per cui non conta più solo allenare le abilità, ma serve far sì che l’individuo sia accompagnato nel trovare la giusta serenità per esprimersi al meglio».

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