Intervista a Roberto Caselli autore del libro: ‘Leonard Cohen. Quasi come un blues’. Storia meravigliosa di un genio della musica

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Roberto Caselli

VARESE, 12 dicembre 2021- di GIANNI BERALDO-

Parlare di un artista, di un poeta, di un grande songwriter come Leonard Cohen non é affatto semplice.

Cohen ci ha lasciati nel 2016 ma la sua ereditá artistica é davvero notevole.

Schivo ma solare nello stesso tempo, grande amante delle donne le stesse sono divenute le principali muse ispiratrici della sua musica e poesia.

Cohen era davvero un fenomeno a livello di scrittura esaltando i suoi stati emotivi come

Il nuovo libro di Caselli dedicato a Cohen

pochi altri. Tutto questo confrontandosi con mostri sacri come Bob Dylan ad esempio, con il quale nacque una profonda stima e amicizia fin dai tempi del Greenvich Village di New York negli anni Sessanta. Village dove l’artista canadese ebbe modo di confrontarsi a livello poetico con gente del calibro di Allen Ginsberg, Jack Kerouac o il ‘guru’ Ferlinghetti.

Insomma un grande affresco di musica e letteratura che il giornalista e noto critico musicale Roberto Caselli (autore di molti altri libri di successo) ha raccontato in modo attuale, originale e bellissimo nel suo nuovo libro dedicato a Leonard Cohen intitolato ‘Leonard Cohen. Quasi come un blues’.

Un ritratto meraviglioso di Cohen, reso tale grazie alla grande conoscenza e rispetto di Caselli nei confronti del songwriter canadese.

Edito dalla Hoepli, le188 pagine che compongono il libro (molto ben curato, carta satinata e ricco di foto alcune inedite) vanno sfogliate con cura e attenzione non solo per l’elevata qualitá grafica del prodotto ma soprattutto per rispetto a un personaggio che alla musica e letteratura moderna ha dato parecchio.

Per saperne di piú abbiamo intervistato l’autore del libro Roberto Caselli

Cosa attira all’ascolto di un personaggio apparentemente ermetico come Cohen?

Secondo me c’è questa doppia faccia di poeta e songwriter che comunque esercita un fascino.

Soprattutto nei confronti di gente di una certa età, non giovanissimi. Per dire alle presentazione del libro i 404enni erano forse i più giovani. Dipende poi come lo ascolti, quello che in misura minore accadeva per De Andrè, artista che tra l’altro ha tradotto alcune canzoni di Cohen.

Cohen ha avuto anche la fortuna di frequentare artisti della beat generation attraversando poi generazioni diverse nel corso della sua lunga carriera.

Lui è sempre stato una persona curiosa, un personaggio che nonostante il suo status di religione ebraica poi ha frequentato per 6 anni anche un monastero buddista facendo il Bonzo. Poi si è recato in India dove ha studiato la religione indiana, insomma uno che certamente non si è posto nessun limite di conoscenza.

Alcuni capitoli del libro trattano del suo rapporto quasi ‘patologico’ con le donne, le stesse che poi hanno contribuito in modo significativo alla sua verve artistica. Cosa ci puoi dire a proposito?

Cohen con Joni Mitchell al Newport Folk Festival nel 1967

Questo è il secondo libro che scrivo su Cohen (il primo pubblicato da Arcana editore nel 2014, ndr) ed era un’analisi di tutti i suoi testi, mentre questo secondo capitolo è la chiusura del cerchio raccontando della sua vita. Non una biografia cronologica ma per punti. Tra questi vi è la risposta alla tua domanda. Cohen infatti ha sempre avuto una grande attenzione per le donne, le ha sempre rispettate. Non è certamente l’‘ammazza femmine’, erano amori potenti che poi finiscono come per molte altre persone. D’altronde lui aveva l’argomento scrittura come preponderante e in realtà l’amore lo distraeva dalla scrittura e lui soffriva molto per questa cosa.

Diciamo che lui attingeva molto da questi amori che però lo distraevano nello stesso momento. E’ così?

Certo, infatti la sua crisi con Suzanne, madre dei suoi figli, è stata una piccola tragedia. Questa Suzanne non è quella della famosa canzone, l’altra era Suzanne Berdal moglie di un suo amico scrittore canadese che conduceva una vita un po’ da hyppie vivendo si di una barca sul fiume San Lorenzo dove Cohen fu invitato a bere una tazza di tè. Lo stesso Cohen

Cohen con Suzanne

raccontò che una parte delle cose raccontate fu una minima parte di quelle realmente successe. Questo per dirti che i personaggi della sua vita sono stati fondamentali per trascrittura sia delle poesie che delle canzoni che spesso in realtà sono la stessa cosa. La stessa canzone Suzanne nacque come poesia e musicata solo in un secondo tempo così come per tante altre sue canzoni. Stare lontano dalla scrittura significa stare lontano da sé stesso e una donna come Suzanne e tante altre che gli stavano con il fiato sul collo, per lui erano rapporti impossibili da mantenersi visto che lo distraevano dalla sua scrittura.

Da moltissimi musicisti Cohen era ed è considerato una sorta di mito: come si spiega questo fascino artistico nei suoi confronti?

Lui dal punto di vista della scrittura insieme a Bob Dylan è stato un luminare negli anni Sessanta e Settanta e per questo particolarmente rispettato da tutti i musicisti.

In tal senso quanto hanno influito gli anni di frequentazione al Greenvich Village?

E’ stato importante perché gli ha fatto scoprire la scena folk. E’ dove ha conosciuto la Collins e tutto quel giro di songwriters. Cohen di tutto questo movimento non ne sapeva nulla. In realtà stava andando a Nashville a scrivere delle canzoni che ha sempre amato, poi passando per New York è rimasto ‘intrappolato’ in questa nuova scena musicale che l’ha coinvolto profondamente conoscendo le persone giuste che gli hanno permesso di incidere le sue canzoni.

Decisamente un ambiente stimolante a livello creativo direi

Sicuramente. Poi lui essendo uno ‘capace’ non risultava indifferente. Tieni conto che ha sempre avuto più successo in Europa che negli States, questo perché la tematica pregnante dal punto di vista esistenziale e anche religioso non è particolarmente apprezzata negli Stati Uniti.

In una parte del libro parli di quando scrisse la canzone Winter Lady con Joni Mitchell, ci parli di quel rapporto tra i due artisti?

Era sempre il periodo del Greenvich Village poi si trasferì nell’East Side perché tutta la scena artistica del Greenvich si era spostata in quell’area. Era una zona di emigrazione, di piccoli locali soprattutto in Clinton street con molti locali jazz. Lì ha conosciuto la Mitchell con la quale ha avuto una storia: era il periodo del terzo disco di Cohen (”Song of Love and Hate’, ndr)

Poi vi è stato il periodo Isola di Idra, capitolo importantissimo della sua vita.

Quello è stato l’inizio di tutto. Un momento magico per Cohen dove ha conosciuto Marianne che è stata la sua musa di quel periodo, giovane e bellissima modella che si era appena lasciata dal marito con un bimbo piccolo.

Nello scrivere questo libro hai scoperto qualcosa che ancora non conoscevi del personaggio?

Guarda, seguire Cohen è stato come seguire un percorso esistenziale che fa capo un po’ a tutti. Nel senso esistenziale universale: tutti ad un certo punto hanno a che fare con il significato esistenziale della vita e della morte così come della religione. Raccontandole, le sue storie di vita personale ti portano inevitabilmente a confrontarti con te stesso cercando di capire. La grandezza di artisti è proprio quella di metterti davanti in qualche modo anche la tua vita personale. Problemi esistenziali che li risolvi con un atto di fede oppure te li porti dietro tutta la vita. Andare a fondo a queste cose ti aiutano a darti delle idee, dei suggerimenti. Insomma alla fine Cohen è stato una sorta di confronto con me stesso. Devo dire un confronto di lusso.

Nel libro vi è un passaggio che dice “molte mie canzoni nascono in risposta alla bellezza che mi colpisce…”. Forse il pezzo Allelujha potrebbe essere la summa di queste sensazioni: è così?

Direi che questo è un pezzo che molto spesso è stato frainteso come significato sotto il punto di vista del testo. Era un periodo di grande confronto con la spiritualità. Lui è convinto che si debba accedere a un amore superiore rispetto a quello carnale, però nonostante questa consapevolezza casca sempre davanti al sesso e all’amore terreno di una donna. Allelujha ha questo senso, ossia il tentativo dio conciliare l’amore profano con l’amore divino.

Quasi blasfemo oserei dire

Non è blasfemo perché è una convinzione che vi possa essere la possibilità di coniugare il sesso e l’amore puro. Non a caso Cohen prende spunto da Re David e i suoi salmi con le lodi a Dio. David che cade bellamente quando vede Bestabe fare il bagno nuda e se innamora mandando suo marito a combattere contro i nemici così da farlo uccidere per avere campo libero. Il tentativo di Allelhuia è cercare di capire come anche l’amore fisico sia un Allelujha se fatto onestamente e con amore.

Tra le molte perle del libro anche quella di Cohen che fu chiamato sul palco a Montreal da Bob Dylan durante una tappa dell’incredibile Rolling Thunder Revue.

In realtà poi non salì sul palco perché diceva che era una cosa troppo scontata. Lui era andato a salutare Dylan (suo mentore iniziale), sua moglie Sara e Joni Mitchell prima del concerto ma rifiutò di salire sul palco nonostante il loro invito, tornandosene a casa.

Lui peró con il palco aveva un bel feeling

E’ vero. Vederlo in concerto è stata un’esperienza straordinaria.

Personaggio ricordato anche con un grande concerto tributo alla presenza di molti artisti

Fu in Australia dove parteciparono praticamente tutti i più grandi allievi di Cohen partendo da Nick Cave.

Il libro si conclude con un capitolo dedicato al figlio Adam Cohen: che vogliamo dire di questa figura, di questo musicista?

L’ho conosciuto personalmente quando venne in Italia a promuovere il suo primo album. C’è molto del padre nella sua poesia. I rapporti tra loro sono sempre stati ottimi e gli ultimi due album di Leonard sono stati incisi grazie alla presenza assidua di Adam che praticamente ha svolto gran parte del lavoro, considerato che il padre era soramia malato e costretto su una sedia a rotelle con grandi difficoltà a muoversi. Anzi l’ultimo postumo album, Dance for the Dance, vede una grande lavoro da parte di Adam che ha recuperato delle tracce incise dal padre prima di morire e che avrebbe voluto fortemente incidere pensando a un disco successivo.

Questo é un capitolo commovente del libro

Qui viene esaltato l’amore filiale. Adam sapeva che la musica per il padre era tutta la sua vita, per cui gli è stato vicino fino alla fine permettendogli di fare questa cosa, questo ultimo desiderio.

Che testamento musicale lascia Leonard Cohen?

Praticamente tutto quello che ho raccontato, spero in modo esaustivo, nel libro.

direttore@varese7press.it

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