“Metamorfosi della natura”, mostra a Busto Arsizio degli artisti giapponesi Nobushige  e Mitsuki Akiyama.

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BUSTO ARSIZIO, 17 febbraio 2022-Inaugurata oggi, giovedì 17 febbraio, alle 18.30 negli spazi delle Civiche Raccolte d’Arte di Palazzo Marliani Cicogna la mostra “Metamorfosi della natura”, degli artisti giapponesi Nobushige  e Mitsuki Akiyama.

Promossa dall’Amministrazione comunale nell’ambito della rassegna “Uno Spazio per l’arte”, la mostra è a cura di Stefania Severi, direttore artistico della Cooperativa Sociale Apriti Sesamo di Roma, ed è patrocinata dall’Istituto Giapponese di Cultura di Roma e dalla Fondazione POLA.

“Con la mostra ‘Metamorfosi della natura’ apre di fatto la stagione culturale cittadina 2022 – afferma la vicesindaco e assessore alla Cultura Manuela Maffioli -. Siamo particolarmente soddisfatti di poter proporre questi due artisti, un inizio di qualità per un anno di grande levatura sul fronte artistico, che intende risarcire delle tante privazioni emozionali di questo ultimo periodo e riaffermare la forza propositiva della città anche sul fronte culturale”.

La mostra presenta opere di Nobushige Akiyama e di Mitsuki Akiyama, padre e figlio, che hanno nelle loro creazioni un denominatore comune, il mondo vegetale: Nobushige utilizza la corteccia del gelso, Mitsuki adopera la parte interna del tronco di vari tipi di alberi. Evidente è, in entrambi, il legame con il pensiero filosofico Zen. Confluisce pertanto, nelle loro opere, l’esperienza della comprensione della realtà e della propria natura illuminata, che non è semplice intuizione ma “visione del cuore delle cose” che induce alla adesione produttiva e cosciente al cosmo. La natura è da sempre molto importante nella cultura giapponese, ma la nostra accezione del termine è stata importata in Giappone dagli Occidentali. Prima di tale influsso il suo corrispondente aveva un significato simile a “così come si è se stessi”, “essere naturali”, ovvero sentirsi un tutt’uno con la natura divenendone parte, come unico modo per accettare il difficile clima monsonico del paese.

Nelle opere di Nobushige è il kozo, la fibra di carta ottenuta dalla lavorazione della corteccia del gelso, a costituire la materia e a determinarne la forma. Le sue sculture si pongono non solo come opere da ammirare ma anche come forme che interagiscono con lo spazio ambiente, in una concezione dell’arte come elemento imprescindibile del quotidiano.

Nella produzione di Mitsuki si evidenzia come l’opera d’arte e la natura non possano vivere separatamente. Tale legame profondo è attivato dall’anima dell’uomo che introietta in se stessa la natura. Il concetto di natura, per altro, nella cultura nipponica include anche l’uomo.

La famiglia Akiyama è una famiglia di artisti. Il venticinquenne Nobushige, nel 1986 dal Giappone giunge in Italia per studiare arte e si stabilisce a Roma dove vive e lavora. Sua moglie Yasue è anche lei una artista e la loro prima figlia Yoshino nasce in Giappone. Nobushige si divide tra l’Italia e il suo paese d’origine, non solo sotto il profilo personale ma anche artistico, infatti andando avanti negli anni egli si allontana dai valori scultorei che affondano nel nostro Rinascimento e che l’avevano spinto a venire a studiare in Italia, per guardare con rinnovato interesse sempre più al Giappone.

È forse la nostalgia per il suo paese a spingerlo a recuperare l’antica arte della carta fatta a mano, washi, nel tipo kozo che, nel tempo, diventa materia e forma delle sue opere. A Roma, nel 1992 nasce il secondo figlio, Mitsuki.  Entrambi i ragazzi crescono nell’arte e la loro scelta professionale è in campo artistico, anche se con esiti differenziati. Pienamente bilingue seguono l’università d’Arte in Giappone. Di recente Mitsuki è tornato in Italia con una borsa di studio: la storia si ripete rinnovandosi. Le distanze non disgregano ma rafforzano questa famiglia di artisti, legata dall’amore per l’arte e per le tradizioni, Yasue infatti d’ultimo crea bambole. Hanno in comune il rispetto per la natura e per il fare con le mani, in un’ottica di “bottega” che in Giappone è ancora molto viva.

 

Nobushige Akiyama, nato nel 1961 a Yokohama (Giappone), nel 1985 si è laureato all’Università d’Arte e Design di Tokyo nel corso di scultura. Dal 1986 al 1988 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di scultura. Oltre a utilizzare materiali quali il marmo e il bronzo, si è specializzato nella realizzazione della carta kozo, con la quale crea sculture e installazioni. La sua maestria è tale da essere stato nominato ambasciatore di Mino, la città giapponese famosa per la washi, la carta fatta a mano. Ha tenuto numerosi workshop sulla washi e con essa ha realizzato anche scenografie e costumi (teatri Argòt ed Elettra di Roma…). Innumerevoli sono le sue mostre; circa 60 le collettive tra le quali, nel 2006, al Museo del Tessile di Busto Arsizio “Il dono del gelso”, promossa dall’Istituto Giapponese di Cultura. Le personali sono 22 ad iniziare dal 2001, in Italia, Germania e Giappone. Tra le ultime personali si citano: “Il peso della leggerezza”, Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma (2014); “Il Paese della Carta”, Museo della Carta di Toscolano Maderno – BS (2017); “Fasci di Pensieri”, Fuji Paper Art Museum (2018); “Il Dono del kozo”, Museo Diocesano di Brescia (2018); “La Nave di Carta”, Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste (2018); “Cielo di Carta” Museo della Carta di Mino (2019); Gallery KOBO-2 di Tokyo (2019); “Festival dell’Arte sul Mare”, Palazzina Azzurra di San Benedetto del Toronto – AP (2019).

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