Problema cinghiali e sicurezza per gli automobilisti: incontro transfrontaliero con partecipazione del Prefetto Pasquariello

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VARESE, 14 ottobre 2022-Il proliferare di cinghiali e di bovidi nelle regioni di frontiera accanto al Ticino, ha spinto la massima autorità dello stato sul territorio, il Prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, ad organizzare un incontro come mai era stato fatto prima sul territorio, all’interno del cosiddetto Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Professionisti, dai biologi ai veterinari, dai dirigenti di Regione Lombardia per il settore della protezione dell’ambiente, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, passando per le associazioni di agricoltori, coltivatori, i cacciatori di un’area che raggruppa un milione di abitanti, le più alte rappresentanze militari e civili di carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza, con anche la presenza a Luino  e in video collegamento di alcuni parlamentari. In collegamento video da Bellinzona c’era anche Tiziano Putelli, capo dell’Ufficio della caccia e della pesca ticinese.

I problemi sul tavolo sono diversi e complessi: la popolazione di questi ungulati è ormai a livelli incredibili, rappresentando un problema per gli utenti della strada, con animali in cerca di cibo anche nei paesi fuori dalle abitazioni. Non sono un minor problema cervi e caprioli che pure hanno una maggiore incidenza di incidenti contro automobili dove ad avere la peggio sono spesso questi animali. Vi è poi il problema sanitario inerente la peste suina che in Lombardia non c’è – sono 115 i chilometri di rete anti-cinghiali posati nella “zona rossa” tra Piemonte e Liguria dove si sono sviluppati focolai – ma i tecnici meneghini ed i responsabili di veterinaria temono per alcuni corridoi che potrebbero favorirne il passaggio, come quelli lungo il Ticino dal pavese. Dalla direzione generale del Welfare regionale, il dottor Marco Farioli ha riferito che se la malattia dovesse raggiungere la Lombardia, le conseguenze sarebbero devastanti anche dal punto di vista economico con una previsione di 60 milioni di euro di danni al mese. Il monitoraggio di boschi di varesotto e comasco sono un aspetto non secondario anche per il Ticino.(fonte rsi.ch)

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