La pesca sostenibile in Alaska, un grande senso di responsabilità

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VARESE, 18 giugno 2024-E’ sostenibilità la parola che deve rappresentare il diktat per un futuro migliore, una sostenibilità che, in Alaska, è al primo posto nello svolgimento di quella che è la principale attività dello Stato: la pesca.

A sancire il grande senso di responsabilità che lega l’Alaska alla sostenibilità è una legge del 1959, suggellata dalla Costituzione, grazie alla quale si ratifica che è possibile prevenire l’eccesso del pescato e i conseguenti danni all’ecosistema.

L’approccio precauzionale e scientifico di questa modalità di gestione fa sì che si peschi addirittura meno del consentito. Una legge che può sembrare dura ma che, in realtà, è accolta con grande senso dello Stato da tutti, dai pescatori agli operatori del settore compreso i trasformatori, gli scienziati e le forze dell’ordine. La tutela che le istituzioni riservano sia all’ambiente sia ai lavoratori regola e garantisce la sopravvivenza delle varie specie ittiche.

Infatti, se proteggere l’ecosistema e il pesce è di vitale importanza in Alaska, non sono da meno i vantaggi che ne ricavano le piccole imprese familiari che possono lavorare nel nome di una giusta equità.

Una protezione che agisce attraverso cinque punti fondamentali:

1) chiusure ad hoc per periodi specifici e per alcune aree di pesca

2) limitazioni sulle dimensioni della barca e di alcuni attrezzi

3) divieto assoluto di utilizzo di attrezzature considerate dannose

4) limitazione delle licenza di pesca.

E’ importante inoltre segnalare che, sempre pensando agli sprechi, il pescato viene utilizzato in tutte le sue parti. Le lische, ad esempio, vengono convertite in alimenti per animali domestici ma anche in fertilizzanti per rimuovere metalli pesanti e rifiuti radioattivi dal suolo. La milza, lo stomaco e le uova diventano sofisticate prelibatezze gastronomiche e persino la pelle, oltre ad avere peculiarità curative, viene impiegata dal settore tessile. Per chi ancora non lo conoscesse anche l’olio rappresenta una grande fonte di salute per il cuore per contrastare i pericolosissimi trigliceridi. Presenti anche i preziosi acidi grassi omega 3 DHA e EPA, un vero toccasana per lo sviluppo cognitivo dei più piccoli e per le donne in gravidanza.

Inoltre, la garanzia sulla sostenibilità dei prodotti ittici dell’Alaska è data dalle certificazioni che ne indicano con precisione anche la tracciabilità. Queste avvengono attraverso vari canali come La RFM (Responsable Fisheries Management) e la MSC (Marine Stewardship Council), enti che hanno un programma a Catena di Custodia che garantisce il tracciamento fin dalle origini. Entrambi sono anche allineati con il codice di condotta per la pesca responsabile dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO).

Selvaggio, naturale, sostenibile, gli aggettivi caratterizzanti di tutte le varietà del salmone selvaggio dell’Alaska, dal King, al Sockeye, al Keta (da cui si ricava l’ikura, famoso come caviale rosso), all’Argentato, al Rosa. Cinque straordinarie varietà che rientrano a pieno titolo nei menù dei più prestigiosi ristoranti internazionali

Per maggiori informazioni:

www.alaskaseafood.it

FB Alaska Seafood  Italia

IG akaskaseafooditalia