VARESE – Cresce la preoccupazione tra lavoratori e cittadini italiani per le crescenti spese militari e le implicazioni geopolitiche che ne derivano. Un sentiment condiviso, in particolare, nella provincia di Varese, storicamente legata alla presenza di strutture NATO e aziende del settore della difesa.
Un forte appello a invertire la rotta arriva dal Sindacato Generale di Classe (S.G.C.), che denuncia come la decisione dei governi europei di innalzare le spese per gli armamenti al 5% del PIL di ogni Paese sia un “ordine imposto dagli Stati Uniti d’America e dalla NATO”. Per l’Italia, ciò si tradurrebbe in un investimento di 70 miliardi di euro all’anno fino al 2035 nelle spese militari, una cifra che, secondo il S.G.C., “sottrae risorse economiche alle necessità dei propri popoli”.
Per far sentire la propria voce “prima che sia troppo tardi”, il Sindacato Generale di Classe (S.G.C.), attraverso i lavoratori e le lavoratrici della provincia di Varese dei settori pubblico e privato, ha organizzato un presidio per venerdì 18 luglio 2025, presso la caserma Mara di Solbiate Olona (VA), dalle ore 17:00 alle ore 18:30.
“Le spese per gli armamenti distruggeranno lo stato sociale”, si legge nella nota del sindacato, che evidenzia come miliardi di euro andranno a “sostegno delle lobby finanziarie e delle multinazionali dell’energia e dell’industria bellica”.
Il Sindacato Generale di Classe propone un’alternativa chiara: con i 700 miliardi di euro che verrebbero destinati agli armamenti in dieci anni, l’Italia potrebbe invece potenziare settori vitali per il benessere della popolazione. Tra le priorità indicate:
Il potenziamento del personale negli ospedali pubblici, con nuove strutture e macchinari per garantire a tutti l’accesso alle cure.
Investimenti in scuola e ricerca.
Il miglioramento del trasporto pubblico.
Misure per aumentare l’occupazione, i salari e le pensioni.
Sostegno alle famiglie svantaggiate e soluzione del bisogno abitativo.
Aiuti per gli studenti.
Piani di bonifica per i territori inquinati e riqualificazione ambientale.
Maggiore protezione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un piano industriale nazionale per il rilancio di tutti i settori produttivi e della pubblica amministrazione.
La classe lavoratrice, secondo il S.G.C., si oppone fermamente alle politiche sia del governo italiano che dell’opposizione, definite “apparentemente alternative ma entrambe guerrafondaie”. Il sindacato esprime una netta contrarietà al sostegno alla guerra in Ucraina e condanna il “genocidio inaccettabile del popolo palestinese”. Viene sottolineato come, anche in questo conflitto, non manchino “armamenti forniti anche da aziende italiane con partecipazione dello stato”.
L’allarme lanciato dal Sindacato Generale di Classe è chiaro: “L’Europa, ma anche il governo italiano e la finta opposizione, ci stanno trascinando (a breve) in guerra, mentre al riparo nei loro salotti/bunker organizzano il futuro dei nostri figli/nipoti come carne da cannone.”
Per questo, il S.G.C. lancia un appello alla classe lavoratrice e al popolo intero affinché “non possano e non debbano permettere una prospettiva di morte per gli interessi di pochi”.
Il messaggio è conciso e diretto: “NO ARMI-NO NATO” e “PIÙ LAVORO-SALARI-PENSIONI-SERVIZI SOCIALI PUBBLICI”.


