VARESE, 14 luglio 2025-I nuovi dazi statunitensi del 30% sui prodotti europei, in vigore da agosto, rischiano di avere un impatto significativo sull’economia italiana. L’analisi di ReportAziende.it, basata su dati Istat-Comext ed Eurostat aggiornati al 2024, stima perdite dirette fino a 9 miliardi di euro, che potrebbero salire a 18-22 miliardi nel biennio 2025-2026, considerando gli effetti su filiere, marginalitĆ , investimenti e consumi.
Diversi settori chiave del Made in Italy sono particolarmente esposti:
Farmaceutico: Circa il 18% dell’export italiano di medicinali e preparazioni (pari a 13,7 miliardi di dollari su un totale di 75 miliardi) ĆØ diretto negli USA.
Meccanica Generale: Il 6,8% del valore del comparto ĆØ a rischio.
Automotive: Il 5,5% dell’export nazionale e il 14,7% dell’export globale del settore.
Macchine Industriali: Un’esposizione tra il 5,0% e il 6,8%.
Vino e Bevande: Il 4,4% dell’export italiano, pari al 22,7% dell’export mondiale del settore.
Moda e Pelletteria: Il 3,2% dell’export nazionale e il 9,1% di quello globale.
Mobili e Arredamento: Il 2,5% dell’export italiano e il 14% di quello globale.
Metalli e Acciaio: Una quota di export verso gli USA prossima al 7%.
Elettronica Medicale: Il 2,6% delle esportazioni mondiali di settore.
La “mappa del rischio” evidenzia una maggiore incidenza nel Nord Italia, dove si concentrano le produzioni più esportate verso gli Stati Uniti. Le aree più colpite includono:
Lombardia (Milano, Brescia, Mantova): Farmaceutico, meccanica, moda, formaggi.
Emilia-Romagna (Parma, Modena, Reggio): Agroalimentare DOP, automotive.
Veneto (Treviso, Verona, Vicenza): Occhialeria, vino, moda, salumi.
Toscana (Firenze, Arezzo, Siena): Vino DOC, moda, gioielleria.
Piemonte (Torino, Cuneo): Componentistica auto, meccanica di precisione, agroalimentare.
Si stima che il 75% dell’impatto occupazionale si concentrerĆ nel Nord Italia, con una perdita potenziale tra 115.000 e 145.000 posti di lavoro a livello nazionale, e oltre 25.000 posti a rischio solo in Emilia-Romagna.
Le difficoltĆ nello smaltire le scorte e l’aumento dei costi di produzione potrebbero portare a un incremento medio del 10% dei prezzi al consumo nei settori colpiti, a partire dal primo trimestre 2026. Questo impatterebbe in particolare:
Formaggi DOP
Salumi e Olio EVO
Vini premium e DOC
Abbigliamento e calzature di fascia medio-alta
AgostoāSettembre 2025: Fase iniziale con accumulo di stock precauzionali e nuove trattative commerciali.
Quarto Trimestre 2025: Piena applicazione dei dazi, con conseguente riduzione dei margini e cancellazione di ordini.
2026: Calo dei volumi fino al 40% in settori come l’agroalimentare, la meccanica e la moda. Molte PMI potrebbero essere costrette ad abbandonare il mercato statunitense.
A livello europeo, si stanno valutando contromisure mirate su prodotti come whiskey, automotive e tech, oltre a strumenti di sostegno straordinario per le imprese europee colpite.
Il team di Analisi Economico Finanziarie di ReportAziende.it sottolinea che l’obiettivo dell’analisi non ĆØ creare allarmismo, ma fornire uno strumento tecnico per pianificare strategie di adattamento e supporto alle PMI più esposte. L’indagine si basa su dati ufficiali Istat, Comext ed Eurostat del biennio 2023-2024.


