VENEGONO SUPERIORE, 20 agosto 2025-Una denuncia che sembrava avere tutte le carte in regola per essere accolta si è scontrata con un’archiviazione lampo, sollevando dubbi sulla capacità della magistratura di sindacare le decisioni politiche, anche quando queste violano leggi chiare e precise.
La storia, raccontata dall’avvocato Ugo Giannangeli e dal dottor Elio Pagani, rispettivamente attivista e presidente di “Abbasso la Guerra OdV”, ha inizio con la pubblicazione del libro “Parere giuridico sulla presenza delle armi nucleari in Italia”.
Il 2 ottobre 2023, una denuncia viene presentata alla Procura di Roma, sostenendo che la presenza di armi nucleari nelle basi di Ghedi e Aviano è illegale e costituisce un reato. Le prove, basate su fonti sicure e documentazione copiosa, sembravano inequivocabili.
Nove giorni dopo, l’11 ottobre 2023, la PM Gianfederica Dito chiede l’archiviazione del procedimento. Le motivazioni? “Le scelte assunte nella gestione del delicato fenomeno sono connotate da profili di natura prettamente politica che sfuggono in quanto tali ed in assenza di condotte di evidente rilievo penale alle valutazioni in sede giurisdizionale”. In parole povere, secondo la PM, il problema è politico e la magistratura non ha potere di intervento.

Questa argomentazione si scontra apertamente con l’articolo 101 della Costituzione, che recita che i giudici sono soggetti solo alla legge. Le leggi che i denuncianti ritengono violate sono molteplici e chiare, tra cui la legge 185/90, il Trattato di Parigi del 1947 e il Trattato di non proliferazione del 1975.
Il procedimento ha riservato un’ulteriore sorpresa: la PM non ha ritenuto i 22 denuncianti come “persone offese”, ma solo come “persone danneggiate” o “semplici denuncianti”, negando loro il diritto a essere avvertiti della richiesta di archiviazione. Una distinzione giuridica sottile che ha impedito loro di presentare le proprie ragioni al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP).
Il GIP Paolo Scotto di Luzio ha quindi archiviato il caso il 29 aprile 2024, senza alcun contraddittorio, ritenendo la richiesta della PM “pienamente condivisibile”.
Il reclamo e la risposta del giudice
Dopo aver scoperto l’archiviazione, i denuncianti hanno presentato un reclamo. Anche in questo caso, la risposta è stata negativa. La motivazione del giudice del reclamo è stata che “l’interesse protetto dalle norme è l’incolumità pubblica e l’ordine pubblico, la persona offesa non può che essere in via principale… lo Stato”.
Il giudice ha inoltre sostenuto che sulla presenza delle armi può esserci al più un “mero sospetto”, dimostrando, secondo gli autori, di non aver letto le numerose fonti citate nella denuncia. Infine, ha ribadito l’aspetto decisivo, ovvero che “le scelte sono connotate da profili di natura prettamente politica”.
La magistratura di fronte alle scelte politiche
Gli autori dell’articolo, Giannangeli e Pagani, sottolineano che il problema è noto come sindacabilità/giustiziabilità dell’atto politico. Essi richiamano l’orientamento più recente della Corte di Cassazione a Sezioni unite (sentenza n. 15601/23), che esplicitamente afferma che “il giudice è garante della legalità e quindi non arretra laddove gli spazi della discrezionalità politica siano circoscritti da vincoli posti da norme”.
La conclusione è amara: mentre su temi come la gestione dei migranti la magistratura ha mostrato il coraggio di andare allo scontro con il governo, su questioni di più vasto respiro politico, come la presenza del nucleare in Italia o la fornitura di armi a Israele, sembra arretrare.
Gli autori, tuttavia, non si arrendono. Annunciano che, vista l’inerzia della magistratura italiana, sono pronti a denunciare il governo alla Corte penale internazionale per il concorso nel genocidio in corso, e a presentare nuove denunce a Pordenone e Brescia per la presenza di armi nucleari ad Aviano e Ghedi. La loro ricerca è chiara: “Cerchiamo un giudice che non arretri”.





