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Intervista ai Williamson Brothers autori di un grande album intitolato Aquila: “L’America oggi è divisa ma non tutto è perduto”

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The Williamson brothers: Adam and Blake

AGOSTO 2025- di GIANNI BERALDO

I Williamson Brothers sono una rock band fondata nel 2020 dai fratelli Blake e Adam Williamson. Dopo il loro omonimo album di debutto, tornano con il secondo lavoro, intitolato Aquila; un disco di puro rock con qualcosa che richiama stilemi tipici del southern rock, come non si sentiva da tempo.

Un grande album, con il quale i fratelli Williamson affrontano temi complessi: dalle tensioni sociali al degrado urbano.

In questa intervista via Zoom, Blake e Adam ci guidano attraverso il significato profondo di Aquila, un titolo che evoca simboli potenti come l’aquila americana e il nome del loro annuario scolastico, ma che nasconde anche una critica al declino della loro città natale.

I due artisti ci parlano di come la musica possa essere uno specchio della realtà, toccando argomenti sensibili come il capitalismo sfrenato, la politica di Trump e la divisione sociale che ne deriva.

Un viaggio musicale e concettuale che riflette la frustrazione (ma anche la speranza) di chi cerca di mantenere la propria integrità in un’America in continua evoluzione.

INTERVISTA

Blake è una chitarra classica quella che vedo alle tue spalle?

E’ una vecchia chitarra, È solo un pezzo d’antiquariato ed è a pezzi. No, non è una chitarra classica.

Considerato che il titolo dell’album, Aquila, si scrive allo stesso modo anche in italiano, come si pronuncia esattamente?

(BLAKE)-Semplicemente Aquila come in italiano ma con la cadenza inglese. Come sai è il

La copertina del nuovo album “Aquila”

grande uccello rapace che è pure il simbolo americano L’aquila era anche una sorta di mascotte del nostro liceo ed anche il nome del nostro annuario. Questo album in un certo senso rappresenta il concetto di degrado suburbano a cui abbiamo assistito da giovani.

Forse è anche per questo motivo che l‘album suona come un grande disco rock, ad alta energia e con chitarre distorte. Niente ballate. È stata una scelta intenzionale?

In realtà abbiamo alcune canzoni più lente, ma non necessariamente ballate. Volevamo mantenere un ritmo veloce. Abbiamo avuto un nuovo batterista in questo album, ed è stato così bravo che volevamo che il suo sound si esaltasse durante la registrazione. Ha fatto un lavoro favoloso per noi.

Aquila è il vostro secondo album?

È il nostro secondo album. Il primo è un LP completo con nove o dieci canzoni. Quando lo abbiamo fatto, non avevamo una vera band. Il Covid aveva bloccato tutto e io avevo delle canzoni e del tempo libero. Così ho prenotato dello studio in Mississippi e ho chiesto ad Adam di venire con me. Abbiamo messo insieme le nostre canzoni come facevamo da ragazzi. Sul primo disco, eravamo solo io e Adam, quindi ho suonato la batteria, i fiati e le tastiere, tranne in un paio di pezzi.

Il titolo Aquila evoca immagini potenti e simboliche. C’è una storia o un significato specifico dietro questa scelta?

La città in cui siamo cresciuti non è più la stessa. È andata in declino e sta lentamente decadendo. La copertina dell’album rappresenta proprio questo, come l’uccello morto. Non è più ciò che era. Volevamo anche il riferimento al grande uccello che è il simbolo dell’America.

Il pezzo Give Me Peace convive nell’album con altre canzoni che affrontano vari e attuali problemi, con cui si devono confrontare gli States oggi. Come si concilia la speranza e il conforto con la rabbia?

(ADAM)- È difficile non far entrare la vita nelle tue canzoni. Ovunque guardi, c’è qualcosa di brutto che sta accadendo, fuori dal tuo controllo, ed è frustrante. Non abbiamo la soluzione per tutto. Cerchiamo di fare canzoni che riflettano sulle cose belle che abbiamo, concentrandoci sul positivo, perché non tutta la speranza è perduta. Abbiamo ancora occhi, un cervello e una coscienza, quindi queste cose entrano inevitabilmente nella musica. Cerchiamo di non essere predicatori, ma vogliamo dire la nostra.

La canzone Medicine ha un suono fantastico e con quella chitarra che sembra volere dire qualcosa. Parla della frustrazione e della classe lavoratrice vero?

Sì, assolutamente. È esattamente quello che stavamo cercando di fare. Osservare la comunità che perde posti di lavoro, attività commerciali e tutto il resto. Diventa sempre più difficile guadagnarsi da vivere e rimanere positivi. L’idea è venuta dal girare in macchina e vedere luoghi abbandonati, tutto così griioche vengono poi comprati per pochi dollari e qualche pennies da corporazioni e persone ricche, che cacciano via le persone che hanno vissuto lì da sempre, perché non possono più permetterselo. Il titolo è anche un vecchio detto, “È ora di prendere la tua medicina”, che significa che devi stare zitto e affrontare la situazione senza creare problemi.

Il vostro suono è una indovinata combinazione di power pop e southern rock. La mia impressione è che si avvicini a band come Del Fuegos o The Replacements. E’ così?

(Adam)- Amiamo i Replacements, sono una delle nostre band preferite di tutti i tempi, quindi apprezzo molto il paragone. Viviamo nel sud degli Stati Uniti, quindi ci saranno sicuramente dei suoni tipici del sud nelle nostre chitarre. Abbiamo semplicemente provato a fare anche canzoni pop, ma il nostro sound è un po’ diverso e non proprio intenzionale. Alla fine il suond è risultato diverso rispetto a quello che immaginavamo. Traiamo ispirazione da ogni genere di cose. Ascoltiamo molta musica pop britannica, così come molta musica country.

Ma cosa intendi per pop music? Personalmente preferisco il classico rock: che ne pensi?

(Blake) Quando parlo di musica pop, credo di pensare più ad una sorta di pop music!

(Adam) Non mi preoccupo del genere musicale. Se una canzone è buona, la cosa più importante è trovare un’atmosfera che ti piace ed esplorare dove puoi andare con essa.

All These Years è una grande canzone con la quale ricordate i sacrifici di vostra madre per rendere migliore la vostra vita. Quanto è importante la sua figura per voi?

(Blake) Non avremmo mai fatto musica senza di lei. È una grande canzone ed è un tributo a lei. È un riflesso delle cose belle che abbiamo e un modo per concentrarsi sul positivo. Nostra madre ha rinunciato a tutto per noi, per tenerci in vita in un periodo in cui non avevamo quasi nulla. Siamo cresciuti piuttosto poveri, quindi il fatto di avere avuto una chitarra in giovane età, è stato piuttosto miracoloso. Ho avuto la possibilità di suonare la chitarra e la batteria, suonare in gruppi e cose simili. Avevamo bisogno di quella valvola di sfogo più di quanto lo desiderassimo. È stato un modo per superare le difficoltà da giovani. Ci siamo affidati alla nostra musica e lei ne è stata una parte importante. La canzone parla anche del fatto che nessuno è perfetto e che è giusto così. Ci amiamo l’un l’altro, nonostante il fatto che avessimo avuto un padre assente per la maggior parte della nostra giovinezza. Lei, nostra madre, era la nostra matriarca e se l’è guadagnata!

Un’altra bellissima canzone è No Place to Fall. Perché quelle lacrime non hanno più un posto dove cadere? Tutto sommato è solo una domanda di taglio filosofico.

(Adam) No, non troppo direi. Ho scritto quella canzone probabilmente nel 2021. Era la prima volta che avremmo potuto trascorre un Natale in famiglia dopo la pandemia, ma la metà della famiglia è finita per ammalarsi di Covid. Quindi non siamo riusciti a stare insieme per le vacanze natalizie. Era come se sapessi che le lacrime di gioia non avessero un posto dove cadere. Sai è come se nessun bambino ridesse e non ci fosse nessun motivo per fare delle decorazioni. Quindi sì, ci sono pure delle immagini natalizie. Si trattava proprio di questo. Era semplicemente una specie di malinconia Sono state un paio di settimane davvero deprimenti, ma sento di averne tirato fuori una buona canzone.

Blake e Adam durante l’intervista

Jay Gonzalez e Matt Patton dei Drive-By Truckers hanno partecipato anche alla registrazione. Quanto sono stati importanti i loro contributi nell’ottenere questo grande risultato?

(Blake) Le loro parti sono state estremamente significative per me. Jay Gonzalez in particolare ha suonato sull’organo e sul pianoforte anche nel primo album. Abbiamo registrato nello studio di Matt Patton. Quando avevamo bisogno di una parte di organo o pianoforte, a Jay gli mandavamo la traccia, e lui ce la rimandava con diverse opzioni in 30-45 minuti dicendoci “usa quello che vuoi”. E’ stato molto gentile a dedicarci del tempo. Abbiamo anche salvato alcune parti di basso proprio per Matt. Ha suonato su Medicine e Good Boy e anche la chitarra su All These Years . Non credo che qualcuno lo abbia mai convinto a suonare la chitarra in una canzone, a parte me, e ne sono molto felice. Tra l’altro ero un fan della sua band, i Model Citizen qui di Birmingam. Anche il nostro batterista, Mike, era anche lui nella vecchia band di Matt. Quindi in un certo senso ho “rovinato “quella band (dice ridendo) rubandoli per uso personale. Ma comunque i Model Citizen suonano ancora benissimo. È stato incredibilmente significativo per me averli entrambi a lavorare all’album.

Quindi penso che per voi sia una persona speciale

Sì, assolutamente. Siamo molti amici di Matt Patton da circa 20 anni. Vivevamo nella stessa area frequentando gli stessi bar divertendoci insieme.

La vostra partnership di lunga data come fratelli, sia a livello familiare che artistico, ha influenzato il processo di scrittura e registrazione?

(Blake) Suoniamo insieme da quasi 30 anni, ancora prima di frequentare il liceo. Già allora ci riunivamo e componevamo canzoni per la band. Come gruppo hai bisogno di avere degli input .Di solito scriviamo le canzoni separatamente e poi ce le mostriamo a vicenda, confrontandoci su come deve iniziare o finire un pezzo. Ci diamo un parere sui passaggi che funzionano o meno, su come far iniziare e finire la canzone e sulle sue dinamiche. È un processo molto collaborativo.

(Adam) E’ così. Basta mettere insieme le dinamiche, trovare il tono di tutto e poi mettere insieme la band. Loro daranno il loro contributo se i nuovi brani funzionano oppure no, su come ci si sente ecc…Quindi scriviamo separatamente a quanto mettiamo tutto insieme vi è molta collaborazione.

Com’è cambiata l’America oggi con Trump?

(Blake) La sua politica è sicuramente divisa. È difficile da descrivere a parole, perché abbiamo un sacco di persone che conosciamo che lo sostengono, ma noi no. Però con queste persone dobbiamo conviverci e fanno parte della nostra comunità. Quindi come si può aggirare questo problema? Non ho la risposta. Cerco solo di fare del mio meglio cercando di non parlarne con loro. In realtà siamo tutte persone che cercano solo di cavarsela nel mondo, giusto? Sai facciamo del nostro meglio, Vi sono molte persone che in questo momento non hanno nessuna compassione per gli altri. Io mi affido all’arte perché è lì che le comunità vengono costruite. È difficile e penso che sarà sempre più dura. Penso che ci siamo divisi in certe direzioni, che però non sono di estrema destra.

(Adam) Molte persone sono state plagiate da decenni di propaganda capitalista, per cui se qualcosa non fa soldi, non vale nulla. È frustrante perché la maggior parte di queste persone sono quelle che finiranno per rimetterci. La democrazia è sicuramente in pericolo in questo momento. Non trovo nessuna cospirazione o cose del genere, semplicemente lo trovo molto sfacciato come atteggiamento: loro hanno detto cosa volevano fare e ora lo stanno facendo. Dobbiamo chiederci se siamo in grado di fermarli. È un momento stressante per vivere negli Stati Uniti.

Nel suo recente tour europeo, Bruce Springsteen si è schierato contro Trump parlando della sua politica negativa, prima di cantare. Utilizzare la musica come messaggio contro Trump e la sua politica: pensate possa essere efficace?

(Blake) Parlare contro Trump oggi significa semplicemente parlare onestamente. Amo l’opportunità di dire a quel tipo di andare affanculo, perché è un personaggio orribile che non mi rappresenta così come le persone che conosco.

(Adam) Rappresenta il peggio che possiamo offrire al mondo.

(Blake) Sono d’accordo al 100% con Bruce Springsteen e anche di più. Non possiamo ignorare queste cose. Faccio un’ulteriore passo avanti, sai vorrei portare una ghigliottina! Ho trascorso 12 anni con una band 10 dei quali con presente anche Adam: tutto quello che abbiamo fatto è parlare contro queste persone imparando molto nel confrontarci. Una persona del genere sta cercando di minare tutto ciò che noi americani amiamo dell’America: il fatto che sia un crogiolo di culture. È ciò che rende il cibo buono, le città interessanti e la musica grandiosa. Negare a noi stessi qualsiasi altra cultura esterna significa negarsi le cose migliori dell’America. Dove saremmo senza i messicani che fanno tutti i lavori qui e preparano tanto cibo? Non ci sono più molti lavoratori bianchi e sindacalizzati della classe media. Ed è un peccato.

(Adam) Hanno passato decenni a cercare di uccidere i lavoratori della classe media e i sindacati. Ora siamo arrivati lentamente a dipendere dalla manodopera importata da altri paesi. Ora, a me sembra che stiano puntando su una base di persone razziste e non so davvero come andrà a finire.

L’album Aquila sarà disponibile sia in vinile che in digitale. In un’epoca in cui lo streaming domina, quanto è importante per voi l’uscita di un supporto fisico?

(Blake) Per una band, è importante avere qualcosa da vendere a un concerto. Non posso vendere lo streaming a uno show. Vendiamo magliette e dischi ai nostri concerti, quindi è una buona fonte di reddito per un musicista che lavora.

(Adam) D’altronde vendere ai concerti e vendere dischi è l’unica fonte di reddito. È l’unico modo per guadagnare, perché venderli nei negozi non è più una cosa redditizia. È anche bello poter tenere in mano la copertina e leggere le note.

(Blake) Sono un collezionista di dischi e anche lui lo è, quindi abbiamo voluto fortemente pubblicarlo come disco fisico anche per la gioia di poterlo toccare, maneggiare, come ogni collezionista o appassionato. Fare i dischi è costoso, ma spero che stia tornando l’interesse nell’acquistarli. Continueremo a farli finché penseremo di poterli vendere.

Però i dischi costano troppo

(Blake) Sì assolutamente. Beh sai anche la produzione dei dischi è costosa. Molti locali dove li stampavano sono chiusi però alcuni stanno riaprendo quindi penso che la situazione sia migliorata, sperando che questa tendenza ritorni. Noi continueremo a produrli così finchè avremo la possibilità di venderli

Come vi state organizzando per promuovere l’album per il tour?

Lo promuoviamo in tutti i modi possibili. Usiamo molto i social media, facciamo tutte le interviste che possiamo con persone da tutto il mondo, e poi usciamo a suonare.

Blake Adam, grazie davvero per l’intervista e spero di vedervi presto in Italia, altrimenti verrò a vedervi negli States!

Grazie a te. Allora speriamo di incontraci presto.

direttore@varese7press.it