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Besozzo, una piazza storica svuotata: la festa della Lega in crisi, segnali di frattura tra passato e presente

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Il ministro Giorgetti tra Monti, Tovaglieri e Candiani alla festa Lega di Besozzo (foto luinonotizie.it)

BESOZZO, 7 settembre 2025- di GIANNI BERALDO

Un tempo punto di riferimento per il movimento leghista, la festa della Lega di Besozzo, organizzata dal circolo Medio Verbano, si è trasformata ieri sera in un termometro impietoso di una crisi che sembra scuotere dalle fondamenta il partito.

Nonostante la presenza di un peso massimo come il ministro Giancarlo Giorgetti, l’affluenza di pubblico è stata deludente: poche centinaia di persone, un numero esiguo per una piazza tradizionalmente fervente e capace di richiamare migliaia di militanti.

L’immagine più eloquente è quella di un pubblico prevalentemente composto da iscritti e sostenitori della vecchia guardia, volti noti da decenni, con una quasi totale assenza di giovani. Un segnale che fa rumore, soprattutto in un contesto politico in cui la Lega sta cercando di rinnovare la propria immagine, spostando il baricentro su nuove figure e tematiche.

L’assenza dei “big” e la frattura tra le due anime del partito

A pesare sull’atmosfera dimessa è stata anche l’assenza di molti dei cosiddetti “big” del partito. Un vuoto che ha reso ancora più evidente la frattura tra la “nuova Lega” voluta da Matteo Salvini e un’ala storica, quella dei militanti che hanno costruito il movimento sul territorio. La sensazione diffusa è che la svolta “nazionalista” e il sempre più marcato avvicinamento a figure come il generale Roberto Vannacci stiano allontanando i quadri storici, stanchi di un cambiamento che sentono estraneo e lontano dai valori originari.

La piazza di Besozzo, che in passato ha ospitato i grandi raduni e i momenti di celebrazione del successo, ieri sera ha raccontato un’altra storia. È la storia di un partito che, pur mantenendo un ruolo centrale nel governo, sembra aver perso il contatto con una parte della sua base più fedele. Una crisi di identità che si riflette non solo nei numeri, ma anche nell’umore dei presenti, molti dei quali hanno manifestato privatamente il proprio disagio.

Un futuro incerto e la sfida di riconnettersi con il territorio

La presenza del ministro Giorgetti, pur autorevole, non è bastata a mascherare il clima di disillusione. L’incontro, che avrebbe dovuto essere un’occasione di rilancio e di unità, si è trasformato in un’ulteriore conferma di una scissione di fatto tra l’anima storica e la nuova direzione intrapresa.

La crisi di Besozzo non è un episodio isolato, ma un segnale che si inserisce in un quadro più ampio. Il fallimento in termini di presenze in una roccaforte leghista come quella del Medio Verbano, unito all’assenza di figure di spicco, apre interrogativi sul futuro del partito. La sfida per la Lega, oggi, non è solo quella di riconquistare l’elettorato, ma soprattutto quella di ricucire lo strappo con i suoi militanti storici, prima che la crisi di identità si trasformi in una vera e propria crisi di consenso.

direttore@varese7press.it