I sindacati hanno espresso una forte contrarietà all’applicazione della cosiddetta “tassa sulla salute”, una norma introdotta nel 2004 ma mai attuata. I sindacati ritengono che l’incertezza normativa e la potenziale inefficacia del provvedimento, pensato per scoraggiare la migrazione di personale sanitario verso la Svizzera, rendano inopportuna la sua attuazione. Di fronte a un’eventuale applicazione, le OO.SS. hanno annunciato che ricorreranno al Tribunale ordinario per sollevare la questione dell’incostituzionalità della legge dinanzi alla Corte Costituzionale.
L’ultimo incontro con la Regione Lombardia a luglio è stato giudicato insufficiente. Se da un lato la Regione ha confermato l’intenzione di procedere con la norma, dall’altro ha respinto la proposta di CGIL, CISL e UIL di trasformare la tassa in un contributo volontario. Inoltre, la Regione si è limitata a un generico annuncio di destinare fino al 30% del gettito a un non specificato “sistema di welfare di frontiera”, senza fornire un quadro chiaro per i lavoratori.
Il dibattito ha evidenziato un quadro legislativo caotico, caratterizzato da crescenti contenziosi. In particolare, si registrano difficoltà nell’interpretazione della legge 83/23, che ha revisionato le regole fiscali dopo il nuovo accordo del 2020. Permangono dubbi sulla distinzione tra “vecchio” e “nuovo” frontaliere, e lo strumento di conciliazione previsto dalla legge non è ancora operativo. Simili problemi riguardano l’applicazione del “decreto Omnibus”, che doveva sanare le discrepanze tra gli elenchi dei Comuni di frontiera.
La situazione è aggravata dal sostanziale abbandono del tavolo interministeriale, istituito a febbraio ma non più convocato dal MILAV (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). I sindacati ribadiscono l’urgenza di una sua convocazione per affrontare i numerosi temi in sospeso. Chiedono inoltre a Regione Lombardia (e ad altre Regioni interessate) di farsi parte attiva per spingere il governo nazionale a bloccare l’iter della tassa e riavviare il confronto.
Azioni future e ncontri sul territorio
Per fare chiarezza con i lavoratori, i CSIR propongono l’organizzazione di una campagna di assemblee territoriali entro il mese di ottobre. L’obiettivo è superare le dichiarazioni di principio e avviare un confronto più concreto, consapevole del quadro complessivo e delle sue implicazioni per i frontalieri.