VARESE, 10 settembre 2025- di GIANNI BERALDO-
L’attivista 22enne svedese Greta Thunberg è tornata al centro dell’attenzione globale, non più solo per le sue proteste sul clima, ma per un’iniziativa che unisce la sua battaglia storica a una delle crisi umanitarie più complesse del nostro tempo: la questione palestinese. La sua partecipazione alla “Flotilla”, una missione umanitaria via mare verso la Striscia di Gaza, segna un’evoluzione significativa del suo attivismo, portando con sé un carico di importanza e rischi.
Il coinvolgimento di Greta Thunberg in una “Flotilla” non è casuale.
Il gesto rievoca le sue prime e iconiche traversate oceaniche a zero emissioni, ma con un’obiettivo diverso: rompere l’assedio navale imposto su Gaza e portare aiuti umanitari. L’importanza di questa azione risiede in diversi aspetti:
La presenza di un’icona globale come Greta Thunberg garantisce una visibilità mediatica che poche altre iniziative possono raggiungere. Il suo volto, e la sua voce, riportano l’attenzione del mondo su una crisi che rischia di essere dimenticata.
Diciamo subito che quella della “Flotilla” (dove vi partecipano anche diversi attivisti italiani), è un potente atto di disobbedienza civile nonviolenta. Navigare in acque internazionali verso un’area sotto blocco è un modo per sfidare le autorità e affermare il diritto alla solidarietà e all’accesso umanitario. Rappresenta la volontà della società civile di agire dove la diplomazia e le istituzioni internazionali hanno fallito o sono rimaste in silenzio. Il gesto ha anche un forte valore simbolico di “sumud”, termine arabo che indica la perseveranza e la resilienza del popolo palestinese.
La sua partecipazione dimostra come la giustizia climatica e quella sociale siano intrinsecamente connesse. Per molti attivisti, non è possibile lottare per un futuro sostenibile senza affrontare le ingiustizie che colpiscono le popolazioni più vulnerabili.
Tuttavia, un’iniziativa di questo tipo non è priva di rischi. Cone accaduto lunedì notte quando un’imbarcazione stava prendendo fuoco, dopo essere stata colpita da un presunto attacco di drone (anche se dalle immagini video a noi pare più un razzo tipo quelli lanciati in mare per segnalare una richiesta d’aiuto).
La marina israeliana ha una politica ferrea di blocco e ha già intercettato in passato diverse flottiglie. C’è il rischio di confronti, sequestri delle imbarcazioni e detenzione degli attivisti, come è già accaduto a Greta Thunberg e ad altri partecipanti in un precedente tentativo.
Oltre al rischio di detenzione, c’è il pericolo concreto di danni alle imbarcazioni o di lesioni agli attivisti. Tali eventi, veri o presunti, dimostrano la tensione e i pericoli che circondano queste missioni.
L’iniziativa ha già sollevato polemiche. Mentre i sostenitori la vedono come un atto di coraggio e umanità, i detrattori e le autorità israeliane la accusano di essere un mero stunt pubblicitario, una provocazione e un tentativo di delegittimare Israele, portando una quantità simbolica di aiuti rispetto all’enorme necessità. Questo dibattito rischia di polarizzare ulteriormente il discorso e distogliere l’attenzione dal reale problema umanitario.
In definitiva, la nuova fase dell’attivismo di Greta Thunberg con la “Flotilla” è un atto di grande coraggio e un potente strumento di sensibilizzazione. Al tempo stesso, è una prova ad alto rischio che mette in luce le sfide e le complessità della protesta politica in contesti di conflitto, dove il confine tra attivismo e rischio fisico si fa estremamente labile.





