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“Ho visto la morte”: le lacrime e la paura di Lavinia Limido al processo Manfrinati

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Lavinia Limido (foto laprealpina.it)

VARESE, 11 settembre 2025-La Corte d’Assise di Varese ha ripreso oggi, dopo la pausa estiva, uno dei processi più seguiti dell’anno: quello a carico di Marco Manfrinati, imputato per l’omicidio del suocero e il tentato omicidio dell’ex moglie. In un’aula carica di tensione, la testimonianza di Lavinia Limido ha riaperto le ferite di una relazione segnata dalla violenza, portando alla luce i dettagli agghiaccianti dell’aggressione subita.

Interrogata dal PM Maria Claudia Contini, la donna ha descritto un rapporto caratterizzato da un controllo ossessivo e continue minacce, che l’hanno portata a fuggire dalla casa familiare nel luglio 2022. “L’unico modo per andare via era scappare,” ha dichiarato.

Lavinia ha anche mostrato messaggi inquietanti e ha riportato le frasi minacciose dell’ex

Marta Criscuolo madre di Lavinia

marito, come “Io sono il messaggero della morte,” che dimostrano un fanatismo religioso crescente. Manfrinati, difeso dall’avvocato Elio Giannangeli, non era presente in aula.

Tra le lacrime, Lavinia ha rivissuto i momenti dell’agguato in via Menotti. “Mi accoltellava freddo senza dire niente,” ha raccontato, descrivendo un attacco che le è sembrato infinito. “Sapevo che sarebbe arrivato. Cazzo, tutti sapevamo che sarebbe successo.”

La drammatica sequenza è proseguita con il racconto dell’intervento del padre, Fabio Limido, che era accorso in sua difesa. “È arrivato mio papà con una mazza da golf… l’aveva non perché giocasse a golf… ma perché sapevamo che c’era una persona pericolosa in giro.”

Nonostante le sue ferite, Lavinia ha mostrato un coraggio incredibile, pensando solo alla salvezza del padre. “Dicevo a chi mi soccorreva ‘aiutate mio papà’,” ha ricordato. “Ho capito che non sarei morta ma avevo timore per mio papà, avevo la certezza di quello che sarebbe successo.”

Prossime testimonianze e l’impatto del processo

Nel pomeriggio, sarà sentita anche la madre di Lavinia, Marta Criscuolo, anch’essa parte civile assistita dall’avvocato Fabio Ambrosetti. Questo processo continua a tenere con il fiato sospeso l’opinione pubblica, mettendo in luce la tragica fine di una storia di violenza e paura.

redazione@varese7press.it