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Intervista a Will Taylor e Nick Hill dei Flyte: “Le nostre canzoni aiutano a far affiorare le emozioni”

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SETTEMBRE 2025- di GIANNI BERALDO

I Flyte, uno dei duo più affascinanti e creativi della scena musicale britannica formato da Will Taylor e Nick Hill, tornano sulla scena discografica, con il nuovo e attesissimo quarto album in studio intitolato Between You and Me, per l’etichetta Nettwerk Music Group, pubblicato lo scorso 29 agosto.

Questo nuovo lavoro si preannuncia come un’altra pietra miliare nella loro carriera, portando avanti la loro evoluzione artistica.

Fin dal loro esordio, i Flyte hanno saputo distinguersi per un sound che fonde melodie pop complesse con armonie vocali che richiamano i grandi del folk e del rock classico. La loro musica è un viaggio intimo e profondo, capace di esplorare temi come l’amore, la perdita e la complessità delle relazioni umane con una sincerità disarmante.

Quando Will e Nick, in questa intervista via zoom, parlano dei loro recenti concerti in Italia, gli occhi si illuminano. Non è solo la bellezza dei luoghi ad averli colpiti, ma la connessione speciale con il pubblico.

Un’affermazione che dice molto sulla filosofia del duo, una filosofia che si riflette pienamente in Between You and Me.

Will Taylor durante l’intervista

In un’epoca in cui la musica è spesso iperprodotta, i Flyte scelgono di tornare all’essenziale. La loro ricerca di un suono più onesto e diretto li ha portati a registrare brani come “I’m not There” in una singola take, catturando l’emozione pura del momento.

Dalle influenze di mostri sacri come Arcade Fire e Radiohead, alla capacità di raccontare storie personali in modo universale. Come nel brano Hurt People, dove i Flyte si confermano maestri nel far affiorare le emozioni.

Questa intervista con Nick e Will è un sorta di viaggio nella loro arte, una conversazione che svela il bisogno profondo di aiutare le persone a connettersi con i propri sentimenti.

INTERVISTA

Innanzitutto complimenti per il nuovo album, davvero molto bello

(Nick) Grazie!

A fine luglio avete suonato in Italia in alcuni luoghi bellissimi (alla Rocca Malatestiana di Cesena e Teatro Romano di Ostia Antica, ndr): che impressione avete avuto?

Sono stati concerti bellissimi, potrei risponderti facilmente dicendo che probabilmente sono stai i più belli di sempre.

E come ha risposto il pubblico italiano?

Beh, penso molto bene. Sono stati molto educati. Se non gli è piaciuto, hanno finto che gli piacesse ( risponde sempre Nick ridendo).

Quale brano del nuovo album pensate che rappresenti meglio questo cambiamento, evolutosi in una forma di scrittura che si distingue dal passato dell’indie folk?

(Will)- Bella domanda. Penso che ci sia un brano, chiamato I’m not There che è un’improvvisazione al primo take, che questa situazione la rappresenti al meglio. Eravamo soliti farlo. Ora facciamo quasi sempre così. Con il fatto di appoggiarci alle canzoni e alle nostre tracce, specialmente durante la registrazione, in un certo senso era come se riassumessimo l’etica o il luogo in cui abbiamo viaggiato. Insomma semplicemente scriviamo una canzone in modo che sia bella e infallibile. Poi andiamo in studio e lasciamo la musica in un certo senso respirare. Siamo incredibilmente fortunati a conoscere un sacco di persone di talento, e di suonare in ambiente molto libero dove una canzone si crea in modo molto naturale.

(Nick)-In studio è tutto improvvisato e suonato live. E l’abbiamo fatto ogni volta.

Nick Hill durante l’intervista

Hurt People è una delle mie canzoni preferite. I testi potrebbero parlare di ferite personali, emotive, ma utili anche a descrivere questo terribile momento storico in cui la società e la politica sembrano essere impazzite. Su cosa vi siete concentrati?

(Nick)- Cerchiamo di scrivere ogni canzone in modo che possa essere sempre aperta all’interpretazione e non forzare il significato della canzone in modo troppo chiaro e specifico per l’ascoltatore. Non vogliamo privarli della possibilità di provare sentimenti che possono essere riflessi in certe canzoni. Quando l’abbiamo scritta, stavamo parlando di un programma chiamato “12 passi”, sai quelle riunioni degli Alcolisti Anonimi. Ho impostato la canzone frequentando proprio una riunione dei “12 passi”, nel senso che tutto ciò che accade nella canzone è all’interno di quella stanza. Ma nell’atto di farlo, pareva che tutto il mondo ne fosse a conoscenza. E’ una cosa che ci piace, quando scrivere pare una cosa così piccola inizialmente, per poi diventare grande.

Nel brano Alabaster avete collaborato con Aimee Mann. Una grande artista dotata di una voce stupenda. Questo è un altro incredibile pezzo con quell’effetto fuzzy della chitarra e tutto il resto. Ma chi è l’Alabaster del titolo?

(Nick)- Alabaster è il nome di una persona, un mio vicino di casa È basata su una storia vera e parla una mia amica, Mia Folic di cui ho scritto a Los Angeles. Alabaster è un nome perfetto, è un tipo di materiale, di roccia resistente, ma è anche il nome di Alabaster DePlume, un musicista inglese molto bravo.

(Will)- Ed è anche un nome bello da cantare.

A questo punto Nick intona un pezzo della canzone in modo divertente e il sottoscritto, in modo scanzonato, si è agganciato inventandosi un testo, con Will che mi ha invitato a unirmi alla band

Io l’unica cosa che potrei suonare sono le percussioni perché con la chitarra o voce sono pessimo

(Will ridendo )- Allora ti adatterai perfettamente alla nostra band perché anche noi siamo piuttosto scadenti.

La canzone I’m not There parla della difficoltà di essere presenti in una relazione e avete detto che è un invito a non fuggire dai propri sentimenti. Nello specifico, cosa intendete?

(Nick)- Penso che sia un tema comune che abbiamo esplorato più volte. L’arte, in Inghilterra in particolare, è molto interessata a nascondere le emozioni. In Inghilterra, le emozioni sono piuttosto represse. Le seppelliamo, le seppelliamo in fondo, il più in fondo possibile. E le canzoni sono un modo per farle affiorare in superficie. Forse tu come italiano queste cose farai fatica a comprenderle ma è così.

(Will)- E poi le canzoni sono il modo in cui possiamo lasciarle emergere in superficie.

I vostri testi hanno sempre esplorato le complessità delle relazioni umane. Canzoni come Emily and Me e I Just Can’t Believe o  That We’re Friends, sembrano toccare il tema dell’amicizia e dei suoi confini. Come se sentiate l’esigenza di raccontare storie che possano fare riflettere: è così?

(Nick)- Sì, penso che il nostro obiettivo principale sia quello di aiutare le persone a connettersi quando non riescono a farlo da sole. E quindi se qualcuno viene e ci dice nella vita reale o in un messaggio, che una canzone li ha aiutati con un’emozione con cui stavano lottando, allora sentiamo che il nostro lavoro è stato fatto bene. Poi non importa se non abbiamo fatto soldi o ci siamo stancati nel creare certe sensazioni.

Ma i soldi nella vita hanno una certa importanza

(Nick)-Certamente, avere un po’ più di soldi sarebbe carino

(Will)-Però siamo arrivati a questo punto anche con poco.

(Nick)- Perchè abbiamo imparato a gestirci bene

Tutti i pezzi si fondono in perfetta armonia, anche grazie a un soft sound della batteria quasi stile jazz, arpeggi di chitarra folk e quel leggero tocco di pianoforte: in un’epoca in cui la musica è spesso iper-prodotta, sentite il bisogno di tornare a un sound più sincero e diretto?

(Nick)- Sì, abbiamo provato a farlo. Quando abbiamo iniziato la prima volta non veniva bene. Ci sono voluti anni di esperienza sbagliando e riprovando, fino ad arrivare al punto di ritoccare il meno possibile. A volte una canzone non ha bisogno della batteria, qualche volta invece non necessita di avere una chitarra. A volte è sufficiente solo una voce. E’ sufficiente anche solo sapere qualunque cosa trasmetterà la canzone, trasmettere l’emozione della canzone nel modo più efficace.

Flyte (Katie Silvester)

Probabilmente dipende anche dal messaggio che si vuole trasmettere immagino

(Nick)- Sì, assolutamente. Voglio dire, se è Alabastro e parla di disastri naturali e di questo caos, allora lo copriamo con questa grande chitarra fuzz e tutto diventa caotico. Ma se parliamo di qualcosa di pulito, di chiaro e piccolo, in questo caso facciamo ben poco.

(Will)- Come detto prima, abbiamo avuto il privilegio di lavorare in studio con tecnici del suono fantastici, come Ethan John’s ad esempio. Con loro una volta che ti metti a cantare davanti a un microfono, sai che il lavoro è già finito e pronto per la registrazione. Tutto questo è davvero incoraggiante. Insomma ti fanno sentire abbastanza bravo da poter semplicemente cantare e suonare con una chitarra e una voce.

Preferisci suonare solo e in acustico, oppure suonare con altri musicisti?

(Will)-. Fortunatamente per questo disco Ethan ha suonato la batteria, quindi eravamo come una piccola band. Io suonavo il basso più che l’acustica mentre alla batteria vi era Ethan appunto.

(Nick)- D’altronde abbiamo un background in gruppi da adolescenti e quindi i piace fare molto rumore. Però è bello quando possiamo tornare a suonare live nella versione acustica. Una versione in cui siamo solo io e Nick, insieme e senza band, con due chitarre acustiche e questo è purezza. Ogni volta che possiamo, ci assicuriamo che vi siano molti musicisti sul palco, solo perché è più divertente.

Che versione dei Flyte preferiscono i vostri fan: quella acustica o in versione elettrica?

(Will)-Penso quella elettrica. Io preferisco suonare in acustico ma suonare in elettrico è decisamente più divertente.

(Nick)-Anch’io preferisco suonare la chitarra acustica, a differenza di quella elettrica che non ha le stesse limitazioni. In quella acustica sai sempre cosa stai facendo e cosa vuoi ottenere precisamente.

Ethan Johns ha fatto un ottimo lavoro come produttore. Immagino vi abbia dato comfort, libertà di esprimervi musicalmente. È giusto?

(Nick)- Assolutamente. Penso che se non ti stai esprimendo nel modo più libero possibile, allora non sta facendo il suo lavoro come si deve. Devi solo fidarti di questo processo, perché è sempre la prima volta. Voglio dire, non appena iniziamo a suonare una canzone, è sempre la prima volta che la registriamo che sarà la cosa che poi useremo.

.Arcade Fire, Radiohead o Nick Drake: quanto sono importanti questi artisti per voi?

(Nick)-Molto importanti. Arcade Fire e Radiohead sono state influenze importanti per ogni

New album cover

band, credo, perché hanno dato un buon esempio alle band e hanno detto: “Non ripetetevi e prendetevi dei rischi e cambiate quando alla gente piace qualcosa che state facendo e, sapete, non abbiate paura di sconvolgere il vostro pubblico e di portarlo con voi”. E questo è fantastico. Pensare a Nick Drake è sempre bello, perchè se ritieni che non stai andando abbastanza bene nella tua carriera, puoi sempre consolarti dicendo: “Beh, Nick non ha mai venduto nessun album e poi è morto”. Quindi possiamo usarlo come fattore di rassicurazione.

Ascoltate anche musica come soul, blues ecc…o no?

(Will)-Certamente Ascoltiamo anche blues e rhythm and blues. Decisamente. Penso che tutta la vera muusica valga la pena ascoltarla.

Secondo voi, quanto aiuta la musica a superare le difficoltà della vita?

(Will)- Beh, penso che sia solo per sentirsi capiti, credo. E vale per qualunque cosa o momento che tu stia attraversando. Voglio dire, la musica è cruciale. Anche a un funerale o a un matrimonio o, sapete, in una brutta giornata. Così come in una bella giornata o in un viaggio in macchina. Tutti abbiamo bisogno della musica per scandire la nostra esistenza.

(Nick)- Ed è anche scientificamente provato: insomma una cosa grande.

(Will)- E al cospetto della scienza non puoi dicutere!

Farete un tour negli Stati Uniti vero?

(Will) Sì, è previsto. In generale faremo un tour piuttosto lungo. Andremo prima nella maggior parte delle città del Regno Unito e poi andremo negli Stati Uniti, sulla west coast e Nord America. Poi in Canada partendo da Vancouver. Sarà davvero il nostro primo tour da headliner molto esteso. E poi torneremo a casa, torneremo in Europa con diverse date in programma.

Penso che non tornerete in Italia, quindi verrò a vedervi in Inghilterra, magari a Londra.

Beh, se vieni avvisaci che ti aggiungiamo alla lista degli ospiti!

direttore@varese7press.it