BELLINZONA, 20 ottobre 2025-Una massiccia mobilitazione ha scosso il settore edile ticinese. Circa 2.500 lavoratori sono scesi in piazza a Bellinzona nel primo pomeriggio di oggi, 20 ottobre, per la giornata cantonale di protesta, indetta dai sindacati OCST e UNIA. La partecipazione, secondo i promotori, ha avuto un impatto immediato e significativo, paralizzando l’attività di oltre il 90% dei principali cantieri ticinesi.
La protesta è la risposta diretta allo stallo nei negoziati per il rinnovo del Contratto Nazionale Mantello (CNM) e al mancato avvio, in Ticino, di quelli sul CCL cantonale, entrambi in scadenza a fine anno.
Gli operai che hanno incrociato le braccia chiedono condizioni di lavoro più eque e sostenibili. Le principali rivendicazioni includono: giornate lavorative di 8 ore al massimo. Riconoscimento dei tempi di trasferta. Aumento e adeguamento automatico del salario.
La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) è stata accusata dai sindacati di aver presentato proposte che vengono definite “provocazioni” e che minerebbero i diritti dei lavoratori. Tra le proposte della SSIC riassunte dai sindacati figurano:
Settimane lavorative da 50 ore.
Trasformazione del sabato in una normale giornata di lavoro.
Un ulteriore aumento della flessibilità.
L’abolizione delle protezioni contro il licenziamento.
La diminuzione delle indennità in caso di malattia o infortunio.
Nel corso dell’assemblea mattutina tenutasi all’Espocentro, è stata adottata all’unanimità una risoluzione che chiede alla SSIC “maggiore serietà e senso di responsabilità nella ricerca di un accordo sul CNM”.
Dal palco della manifestazione, i leader sindacali hanno espresso una posizione ferma e combattiva. Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di UNIA Ticino e Moesa, ha lanciato un avvertimento categorico: “E se si arriverà al vuoto contrattuale, bloccheremo i cantieri, senza preavviso, dalla sera alla mattina. Fino a che riavremo il contratto.” Gargantini ha anche evidenziato la gravità della fuga di manodopera dal settore edile, fenomeno che in Ticino registra il tasso di uscita più alto tra tutti i rami professionali.
Paolo Locatelli, responsabile del settore edilizia OCST, ha rincarato la dose criticando duramente gli impresari: “Ormai gli Impresari costruttori hanno smesso di fare gli imprenditori per fare solo i padroni. Le loro proposte sono assurde. Vogliono disintegrare la vita sociale dei lavoratori e allontanarli dal settore. Stanno segando il ramo su cui sono seduti”.
La segretaria USS Ticino e Moesa, Nicole Rossi, ha infine sottolineato la portata più ampia della battaglia: “È una battaglia di tutte e tutti. Perché ogni volta che un lavoratore difende il proprio diritto, difende anche i diritti degli altri. Oggi tocca a voi, domani toccherà agli insegnanti, al personale infermieristico, ai postini. Ogni volta che un settore alza la testa e incrocia le braccia, apre la strada agli altri”.
La tensione resta altissima in attesa di una ripresa dei negoziati, con i lavoratori edili pronti a radicalizzare la loro protesta in caso di mancato accordo entro la fine dell’anno. (fonte Rsi.it)




