VARESE, 1 novembre 2025-Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) – Federazione di Varese esprime profonda indignazione e ferma condanna per l’annullamento del convegno nazionale “La Scuola Non Si Arruola”, organizzato dall’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università per la giornata del 4 novembre, Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Secondo quanto riportato nel comunicato, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) avrebbe bloccato l’iniziativa, destinata alla formazione del personale docente, adducendo la motivazione che i contenuti e le finalità del convegno sarebbero “estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze dei docenti”.
Il PRC definisce la motivazione ministeriale “assolutamente capziosa e priva di valore”. Al contrario, il partito ritiene che una riflessione sulle “tragiche conseguenze della guerra” e sui meccanismi che la generano sia “essenziale” per lo sviluppo di una cultura critica sia negli studenti che nei docenti.
Il convegno mirava a portare all’attenzione del mondo della scuola e dell’università un “profondo cambiamento” in atto nella società, ovvero la progressiva normalizzazione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e la conseguente crescita delle spese per il riarmo.
“Questo drammatico cambio di prospettiva pesa inevitabilmente sui conti pubblici determinando il taglio di molti servizi, sanità ed istruzione in testa, a scapito soprattutto dei ceti meno abbienti.”, sottolinenao rappresentanti del Prc varesino.
Rifondazione Comunista esprime particolare preoccupazione per l’azione del governo sul piano ideologico e culturale, che starebbe spingendo verso l’introduzione della guerra nella quotidianità.
Questi i punti cardini della protesta:
L’ingresso dell’Esercito nelle scuole per tenere corsi di formazione e parlare di guerra. Eventi pubblici (come a Palermo) in cui sono state mostrate armi. Dimostrazioni militari che si sono spinte persino in alcuni asili della provincia.
Secondo il PRC, l’attuale politica del Governo Meloni traduce la sicurezza in mera “repressione del dissenso e del conflitto” attraverso pratiche “coercitive ed autoritarie”, in linea con i principi “sicuritari” e le direttive europee.
L’annullamento del convegno viene letto come la “volontà governativa di imporre un unico punto di vista, acritico, tacitando ogni dissenso”.
Il PRC di Varese si augura che l’azione legale intrapresa dall’Osservatorio abbia successo, al fine di superare l’opposizione del Ministero e “restituire il diritto alla formazione al dibattito e all’istruzione di docenti, studenti e cittadini”.




