BOLOGNA, 4 dicembre 2025-In occasione del World Soil Day, dedicato quest’anno al tema “Suoli Sani per Città Sane”, FederBio lancia un pressante appello per una gestione sostenibile del suolo, risorsa vitale e non rinnovabile, evidenziando il suo legame indissolubile con la sicurezza alimentare, la biodiversità e il benessere umano.
I dati recenti dell’ultimo Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” di ISPRA e SNPA (Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente) disegnano un quadro preoccupante in Italia. Nel 2024, sono scomparsi 83,7 chilometri quadrati di suolo, trasformati in nuove superfici cementificate o asfaltate, segnando un incremento del 15,6% rispetto all’anno precedente. L’erosione procede a ritmi insostenibili: ogni secondo si perdono circa 2,7 m² di terreno, superando il consumo netto di 78,5 chilometri quadrati, il valore più alto dell’ultimo decennio.
Oltre al consumo, il suolo è affetto da un progressivo deterioramento. Le anticipazioni del rapporto “Status of the World’s Soils” (aggiornamento del quadro FAO 2015) confermano che la salute del suolo è oggi una delle grandi emergenze globali, al pari di clima e biodiversità. Erosione, perdita di sostanza organica, inquinamento e urbanizzazione stanno erodendo la capacità dei terreni di produrre cibo, trattenere carbonio e regolare il ciclo idrico.

Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, ha sottolineato come la fragilità di questa risorsa si rifletta direttamente sulla salute umana, poiché un suolo sano garantisce la tenuta idrogeologica, assorbe l’eccesso di carbonio e consente all’agricoltura di produrre alimenti sicuri.
FederBio valuta positivamente la nuova Direttiva europea sul monitoraggio e la resilienza dei suoli come un passo decisivo verso il risanamento, ma ne chiede l’urgente recepimento da parte degli Stati membri. Mammuccini evidenzia una grave lacuna normativa: mentre per acqua e alimenti esistono controlli sui principi attivi di sintesi chimica, nel suolo – il primo organo recettore – la presenza di molecole potenzialmente dannose non viene rilevata sistematicamente.
“Colmare questa lacuna è essenziale, perché un suolo fertile e resiliente è la condizione necessaria per garantire sicurezza alimentare e benessere”.
Nonostante le sfide, emerge un segnale positivo dai dati dell’Osservatorio Agrofarma: confrontando il triennio 2021-2023 con il 2012-2014, si registra un calo del 18% nell’uso dei fitosanitari di sintesi (una delle principali cause del depauperamento del suolo) e un aumento del 133% dei principi attivi di origine naturale.
FederBio vede in questa crescente attenzione verso i principi attivi naturali una conferma dei benefici concreti dell’agroecologia in termini di tutela della salute, dell’ambiente e della biodiversità.
L’agricoltura biologica rimane lo strumento più efficace per ridurre l’uso della chimica di sintesi e offrire soluzioni innovative, ma necessita di investimenti strategici in ricerca e innovazione e di una normativa specifica per la registrazione dei prodotti per il “biocontrollo”.
Mammuccini conclude ribadendo che salvaguardare la salute dei suoli è una responsabilità collettiva: prediligere cibo biologico non è solo una scelta alimentare, ma “un atto di responsabilità e un investimento concreto per un futuro sostenibile”.


