CARDANO AL CAMPO, 12 dicembre 2025-È tornato in libertà l’uomo, un trentaquattrenne algerino, che mercoledì era stato arrestato dalla Polizia con l’accusa iniziale di violenza sessuale nei confronti di una bambina di tre anni, avvicinata e baciata all’uscita da un asilo a Cardano al Campo.
Nella mattinata di ieri, durante l’interrogatorio in carcere, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha ridimensionato la portata dei fatti contestati dalla Procura, non ravvisando la gravità dell’ipotesi iniziale.
La svolta è arrivata dopo un’attenta lettura degli atti e delle dichiarazioni dei testimoni. A parere del giudice, l’episodio, per come si è svolto, non sarebbe riconducibile ad atti di libidine, ma a un gesto affettuoso, seppur eccessivo e incomprensibile, che potrebbe addirittura rientrare nel reato di violenza privata, come richiesto dalla difesa, o comunque in una fattispecie meno grave rispetto alla violenza sessuale.
L’algerino non sarebbe stato spinto da pulsioni erotiche, ma da un “slancio affettuoso di chi ama i bambini”. Durante l’interrogatorio, l’indagato avrebbe infatti espresso un profondo “desiderio di paternità”, affermando: «Vorrei avere un figlio».
Nonostante il grande spavento per la madre e i presenti—l’uomo è piombato alle spalle della donna, ha sollevato la piccola tenuta per mano e le ha ruotato il volto per darle dei baci—la ricostruzione ha chiarito un elemento fondamentale: i baci sono stati dati sulla guancia, e non sulla bocca. La stessa madre della bambina aveva riferito ai poliziotti di aver inizialmente pensato che l’uomo, avvicinatosi con un incedere non minaccioso, volesse venderle accendini o fazzoletti. L’indagato, che parla solo arabo e francese, si era rivolto alla figlia in una lingua incomprensibile, ma con tono descritto come dolce e gentile.
Il GIP ha comunque convalidato l’arresto—avvenuto in “quasi flagranza” grazie alla mobilitazione della zia e di un’altra madre che hanno seguito il fuggitivo—ma ha applicato una misura cautelare più lieve: l’obbligo di firma quotidiano in caserma.
Nel corso dell’interrogatorio, il trentaquattrenne ha raccontato in modo farraginoso di essere arrivato da poco in Italia dopo aver lasciato l’Algeria per la Francia. Non è chiaro cosa lo abbia condotto nel Gallaratese; l’uomo non ha un tetto, dorme sulle panchine e non ha parenti o amici noti nella zona. Ha anche accennato di essere stato “seguito dalla psichiatria” in Algeria, ma non è stato in grado di fornire alcuna documentazione medica a supporto. Non è esclusa la possibilità che la Questura di Varese proceda con l’espulsione per irregolarità sul territorio.


