Addio a Joe Ely: il leggendario songwriter texano ci ha lasciato a 78 anni

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VARESE, 16 dicembre 2025-di GIANNI BERALDO

Joe Ely, figura centrale della musica americana e pilastro della scena texana, è morto oggi all’età di 78 anni. Il leggendario autore di canzoni, cantante e cantastorie si è spento nella sua casa di Taos, Nuovo Messico, a causa di complicazioni dovute alla demenza Corpi di Lewy, al Morbo di Parkinson e a una polmonite. Al suo fianco c’erano la sua amata moglie Sharon e la figlia Marie.

Prima di morire ha fatto in tempo a regalarci il suo ultimo ottimo lavoro discografico, intitolato ‘Love and Freedom’, pubblicato quest’anno.

Molti in rete hanno ricordato alcuni suoi epici concerti italiani, tra i quali quelli a Sesto Calende organizzati dall’indimenticabile Carlo Carlini.

Concerti come quello del 1993, il primo in Italia, spostato alla discoteca Sinatra’s dalla Sala Marna di Sesto Calende per l’alluvione; serata diventata leggendaria e immortalata in Fighting The Rain. Una esibizione in cui il cantautore texano era affiancato dal grande chitarrista David Grissom, da Glen Fukunaga al basso e da Davis McLarty alla batteria: concerto straordinario.

Oppure l’anno successivo, 1994, all”Only A Hobo Festival che si svolgeva ogni anno alla Sala Marna di Sesto Calende, che  quella volta divenne un evento storico in cui ha suonato insieme a Townes Van Zandt. Serate alle quali ha assistito anche il sottoscritto, intervistando lo stesso Joe Ely in entrambe le occasioni.

Nato il 9 febbraio 1947 ad Amarillo, Texas, Joe Ely è stato uno dei talenti più influenti emersi dalla vibrante scena musicale di Lubbock, città che ha dato i natali anche a Buddy Holly. Insieme agli amici e colleghi Jimmie Dale Gilmore e Butch Hancock, ha fondato i celebri Flatlanders nei primi anni Settanta, un supergruppo che ha fuso country, folk e rock con un approccio intellettuale e al tempo stesso crudo. Nonostante il loro primo disco non vide la luce se non in forma non ufficiale per anni, l’eredità dei Flatlanders è considerata fondamentale per lo sviluppo del genere.

Dopo l’esperienza con i Flatlanders, Ely si è trasferito ad Austin, la “capitale della musica dal vivo”, diventando una delle sue icone più rappresentative. Ha intrapreso una brillante carriera solista, firmando con la MCA Records negli anni Settanta. Per oltre cinquant’anni, ha registrato e si è esibito instancabilmente in tutto il mondo, costruendo un ponte sonoro tra il cuore profondo del Texas e il rock and roll più energico.

Ely con Bruce Springsteen

Tra i suoi lavori più celebrati, spiccano:

Joe Ely (1977): L’omonimo album di debutto, che ha introdotto il suo mix distintivo di country-rock e storytelling on the road.

Honky Tonk Masquerade (1978): Spesso citato come uno dei suoi capolavori, un disco maturo e cinematografico.

Musta Notta Gotta Lotta (1981): Un album che ha cementato la sua reputazione come performer rock di alto livello.

Love and Danger (1992): Un successo degli anni ’90 che ha saputo fondere l’esperienza rock con la sua anima texana.

Joe Ely e i Clash: un’amicizia insolita

Una delle parentesi più significative e sorprendenti della carriera di Joe Ely fu la sua inattesa alleanza con i The Clash, la band simbolo del punk rock britannico.

L’amicizia nacque alla fine degli anni ’70. Nonostante provenissero da mondi musicali e geografici diametralmente opposti: il ruvido rock and roll texano di Ely contro la furia politica e sociale del punk londinese dei Clash, due modi diversi d’interpretare la musica ma con l’obiettivo comune di raccontare storie amare, vere e ‘cattive’, condivdendo presto il palco.

I Clash ammiravano in Joe Ely la stessa autenticità e l’approccio diretto allo storytelling che caratterizzava il loro lavoro. Joe Strummer, in particolare, era affascinato dalla sua capacità di catturare l’essenza dell’America con un’energia che sentiva affine al punk.

Ely con i Clash

Nel 1979 e nei primi anni ’80, Joe Ely e la sua band furono invitati ad aprire le date europee e nordamericane del tour di The Clash. Fu una mossa sorprendente per entrambe le parti.

Ely raccontò spesso di come lui e Strummer passassero ore a parlare di musica, di strada e di politica, trovando un terreno comune al di là delle etichette di genere. Questa collaborazione non solo ampliò il pubblico di Ely in Europa, ma arricchì anche il paesaggio musicale di entrambi i gruppi, dimostrando che l’autenticità e la passione potevano superare qualsiasi barriera di genere.

Anche dopo la fine del tour congiunto, l’amicizia tra Joe Ely e Joe Strummer rimase forte, un legame tra due grandi narratori con la chitarra che condividevano un profondo rispetto per la musica e la verità. La loro collaborazione rimane uno degli incroci più inaspettati e fruttuosi della storia del rock.

Ha inoltre continuato a collaborare con i Flatlanders e ha condiviso il palco e lo studio con artisti del calibro di Bruce Springsteen, Linda Ronstadt e Jerry Lee Lewis.

Joe Ely non è stato solo un musicista, è stato un grande narratore che ha saputo dipingere la polvere, il calore e la solitudine delle grandi pianure americane, senza dimenticare temi sociali e politica, lasciando un’impronta indelebile nella musica.

Insomma oggi ci ha lasciato un grande!

redazione@varese7press.it