Omicidio di Andrea Bossi: ergastolo per Douglas Carolo e Michele Caglioni. Questa la sentenza di Primo Grado

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Carabinieri sul luogo del delitto. A destra la vittima, Andrea Bossi (foto milano.repubblica.it)

BUSTO ARSIZIO, 16 dicembre 2025-La Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio ha emesso un verdetto senza appello nel processo di primo grado per l’omicidio di Andrea Bossi: ergastolo per Douglas Carolo e Michele Caglioni.

La condanna è stata inflitta senza attenuanti e con l’aggravante della premeditazione, riconoscendo la piena responsabilità dei due imputati nella tragica morte del giovane.

L’omicidio risale al 26 gennaio 2024, quando Carolo e Caglioni si recarono nell’abitazione di Andrea Bossi a Cairate.

IL MOVENTE

La scintilla che ha portato al delitto è di natura prettamente economica. I due erano alla ricerca di fantomatici sacchi d’oro e dei 100.000 euro che la vittima millantava di possedere in cantina. Entrambi gli imputati conducevano una vita di  ozi e vizi senza lavorare.

Douglas Carolo, per lui, Bossi era una sorta di ‘bancomat’, approfittando di un sentimento d’amore per ottenere denaro e regali. Tuttavia, la vittima aveva messo un freno a  questa relazione, rifiutando richieste di denaro in cambio di sesso.

Michele Caglioni invece era mosso dal desiderio di allontanarsi dalla casa paterna, vedeva in Douglas l’amico carismatico e un difensore dai bulli.

LA NOTTE DEL DELITTO

Quella sera, i due raggiunsero la casa di Bossi in monopattino. Nonostante i dettagli esatti su come si siano svolti gli eventi non siano noti, la dinamica della morte è chiara: Andrea Bossi è deceduto per shock emorragico.

Prima dell’aggressione fatale, la vittima è stata colpita alla testa con una padella, successivamente, uno dei due imputati gli ha sferrato una coltellata al collo.

L’avvocato di parte civile, Davide Toscani, ha sottolineato un elemento chiave durante il processo: gli imputati “non hanno mai mostrato un cenno di sincero pentimento”.

Nonostante la dura condanna, i difensori degli imputati, Vincenzo Sparaco, Giammatteo Rona e Nicolò Vecchioni, stanno valutando la possibilità di ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado.

redazione@varese7press.it