Quando la cucina diventa cura: a Saronno nasce il primo progetto didattico sulla nutrizione nella malattia renale cronica

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SARONNO, 16 dicembre 2025-La cucina può essere una vera forma di cura. Questo è il principio cardine del progetto didattico innovativo realizzato a Saronno, frutto della collaborazione tra la Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi e il Centro di Formazione Professionale IAL Lombardia (sede di Saronno).

Per due giornate, le aule dello IAL Lombardia si sono trasformate in un vero e proprio laboratorio di salute, dove scienza, fornelli e curiosità si sono incontrati. I protagonisti sono stati gli studenti del terzo anno del Corso per aiuto cuoco.

Il progetto, inserito nel modulo formativo “Dieta e benessere” , è dedicato alla nutrizione del paziente con malattia renale cronica. Un tema fondamentale per i futuri professionisti della ristorazione, che potranno così contribuire attivamente al benessere delle persone.

La dottoressa Maria Rosa Caruso, che guida la S.C. di Nefrologia e Dialisi, e la dottoressa Monica Avino, nefrologa e specialista in Nutrizione per i pazienti nefropatici, hanno accompagnato gli studenti. Con il supporto delle docenti della scuola Francesca Callegari, Erika Perna e Marco di Salvia, sono state illustrate le principali problematiche cliniche legate alle malattie renali croniche.

Agli studenti è stato spiegato, con linguaggio semplice ma rigoroso, come la dieta per il paziente nefropatico debba essere attenta e personalizzata. Elementi essenziali per mantenere l’equilibrio metabolico e rallentare la progressione della malattia sono il controllo di Proteine, Sodio, Potassio. Fosforo.

I futuri chef hanno appreso che il controllo deve riguardare anche minerali come il fosforo, spesso presente in alimenti industriali o bevande. Non si tratta solo di “mangiare meno sale o meno carne”, ma di conoscere a fondo gli alimenti, le tecniche di cottura e i trucchi culinari per rendere i piatti gustosi, pur rispettando regole dietetiche molto precise.

Sotto la guida (da remoto) della dottoressa Claudia D’Alessandro, dietista esperta nella dieta del paziente nefropatico, gli studenti si sono messi ai fornelli per realizzare ricette studiate appositamente per chi soffre di insufficienza renale come Primi piatti aproteici. Pietanze a basso contenuto di sodio e fosforo e dolci leggeri ma gustosi.

L’esperienza è stata definita “entusiasmante” dalla dottoressa Caruso, in quanto gli studenti hanno potuto sperimentare nuove alternative culinarie e strategie per rendere ogni piatto “non solo permesso, ma anche bello da vedere e buono da mangiare”.

Il progetto si è concluso con una degustazione conviviale. Docenti, studenti e professionisti hanno assaggiato insieme le pietanze, commentando sapori, consistenze e idee per affinare ulteriormente le ricette.

“Questo progetto ha dimostrato come la collaborazione tra mondo sanitario e scuola possa trasformarsi in un’occasione di crescita concreta”, ha concluso la dottoressa Caruso. L’esperienza rimarrà impressa nella sensibilità degli studenti, che cucineranno con consapevolezza e cuore, sapendo che dietro a ogni piatto per un paziente nefropatico c’è scienza, attenzione e tanta passione.

redazione@varese7press.it