Accordo Mercosur, CIA, Agricoltori Italiani: “L’Italia sia capofila nella difesa dell’agricoltura europea”

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Cristiano Fini

VARESE, 17 dicembre 2025-L’Italia si trova davanti a un bivio strategico: può essere l’ago della bilancia in Europa per riscrivere le regole del gioco nel commercio internazionale, mettendo finalmente al centro la tutela degli agricoltori e la qualità delle produzioni. È questo il messaggio forte lanciato da Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, mentre l’intera Confederazione si mobilita a Bruxelles per una manifestazione che punta a scuotere i vertici dell’Unione Europea.

Al centro del dibattito c’è l’accordo di libero scambio tra UE e Mercosur (il blocco che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay). Le recenti comunicazioni della premier Giorgia Meloni alla Camera, in vista del prossimo Consiglio UE, hanno trovato il pieno appoggio della Cia.

“Sentire la premier affrontare la questione riportando l’attenzione sul benessere dei territori e degli agricoltori, che non possono essere ancora una volta sacrificati, rinsalda il nostro impegno a difesa dei cittadini italiani ed europei,” ha dichiarato Fini.

Per Cia-Agricoltori Italiani, la posizione dell’Italia è dirimente. La linea è chiara: non si può dare il via libera a un accordo che non garantisca una reale reciprocità. Ad oggi, infatti, le condizioni di partenza tra i due blocchi sono profondamente sbilanciate, creando i presupposti per una concorrenza sleale che colpirebbe duramente il Made in Italy.

I punti critici sollevati dalla Confederazione sono principalmente due:

Standard Sanitari: Nei Paesi del Mercosur sono ancora autorizzati decine di fitofarmaci che l’Europa ha vietato da anni per tutelare la salute pubblica.

Tracciabilità: In Brasile manca un sistema nazionale di controllo per oltre 238 milioni di capi di bestiame, un vuoto che mette a rischio la sicurezza alimentare globale.

Fini mette in guardia la Commissione guidata da Ursula von der Leyen: le decisioni sul Mercosur e sulla futura PAC (Politica Agricola Comune) non possono essere dettate dalla contingenza politica del momento.

“L’accordo può essere sostenuto solo a fronte di garanzie adeguate,” conclude Fini. “Bisogna ascoltare chi la terra la lavora. Non permetteremo che vengano importati prodotti che non rispettano i nostri stessi standard qualitativi e sanitari, penalizzando chi investe ogni giorno nella qualità e nella sicurezza.”