VARESE, 17 dicembre 2025 – Sarà un perito a stabilire se Giuliano Giuliani, 87 anni, padre di Carlo (il giovane ucciso durante il G8 di Genova del 2001), sia in grado di sostenere il processo che lo vede imputato per diffamazione. La decisione è giunta dal giudice Alessandra Sagone, che ha accolto la richiesta della difesa basata sulle precarie condizioni di salute dell’anziano.
Al centro del procedimento ci sono alcune dichiarazioni rese da Giuliano Giuliani tra il 2018 e il 2019, nelle quali l’uomo avrebbe rivolto accuse pesanti e “sistematiche” al colonnello dei Carabinieri Claudio Cappello.
Secondo la querela presentata dal militare (assistito dall’avvocato Federico Marsico), Giuliani avrebbe imputato a Cappello una responsabilità diretta e consapevole nell’uccisione del figlio Carlo in piazza Alimonda. All’epoca dei fatti (2001), l’allora capitano Cappello era al comando della compagnia di contenimento ed era il superiore gerarchico dei militari a bordo della jeep Defender, tra cui Mario Placanica, l’ausiliario che esplose i colpi mortali.
Le affermazioni di Giuliani, diffuse attraverso canali social e interviste, sono state ritenute lesive dell’onore del colonnello, che oggi risiede a Varese – motivo per cui il tribunale varesino è stato dichiarato competente territorialmente lo scorso marzo, nonostante le eccezioni sollevate dalla difesa.
Durante l’udienza di ieri, martedì 16 dicembre, l’avvocato difensore Gilberto Pagani ha depositato una serie di certificati medici che attestano un forte decadimento cognitivo del suo assistito. Data l’età avanzata (quasi 90 anni) e le patologie riscontrate, la difesa ha sostenuto l’impossibilità per Giuliani di partecipare attivamente e consapevolmente al giudizio.
Il giudice ha ritenuto necessario un approfondimento tecnico nominando lo psichiatra Lorenzo Mapelli. Il conferimento ufficiale dell’incarico al perito avverrà nella prossima udienza, fissata per il 27 gennaio 2026.
Se la perizia dovesse confermare l’incapacità dell’imputato di stare in giudizio, il processo potrebbe concludersi con una sentenza di non luogo a procedere.


