Luigi Di Maio: dalla rivoluzione grillina ‘antisistema’ ai vertici dell’Unione Europea

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Luigi Di Maio quando era Ministro degli Esteri

VARESE, 21 dicembre 2025-di GIANNI BERALDO

Se la politica italiana fosse un romanzo di formazione, il capitolo su Luigi Di Maio sarebbe il più sorprendente. Una storia, la sua,che rienttra a pieno titolo tra quelle più soprendenti degli ultimi anni in ambito politico.

L’ex leader di M5Stelle, che dal balcone di Palazzo Chigi annunciava l’abolizione della povertà, è oggi il diplomatico di punta dell’Unione Europea nel Golfo Persico, riconfermato proprio in questi mesi,  per un secondo mandato che lo terrà in carica fino al 2027.

Dalle origini al boom’  Cinque Stelle

La parabola di Di Maio inizia a Pomigliano d’Arco nel 2007, tra i primi Meetup di Beppe Grillo. La sua è una carriera fuliminea che lo porta a bruciare le tappe.

Nel 2013  soli 26 anni viene eletto Vicepresidente della Camera, il più giovane nella storia della Repubblica.

Nel 2018 trascina il Movimento 5 Stelle al suo massimo storico (32%) e diventa Vicepremier, assumendo il doppio incarico di Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Sono gli anni del ‘Reddito di Cittadinanza’ e del braccio di ferro con l’Europa.

La metamorfosi

La vera svolta avviene nel 2019, quando assume la guida del Ministero degli Affari Esteri. Qui inizia una profonda trasformazione: l’attivista ‘anti-sistema’ si trasforma in un convinto istituzionale. La gestione della crisi pandemica e, successivamente, il posizionamento atlantista sulla guerra in Ucraina lo portano alla rottura definitiva con Giuseppe Conte e all’uscita dal M5S nel 2022.

Nonostante la sconfitta elettorale con il suo nuovo progetto “Impegno Civico”, Di Maio non esce di scena, ma cambia palcoscenico.

Il nuovo ruolo: inviato speciale UE per il Golfo

Nominato nel 2023 dall’ex Alto Rappresentante Josep Borrell e recentemente elogiato dalla nuova titolare della politica estera UE, Kaja Kallas, Di Maio ricopre oggi l’incarico di EUSR (European Union Special Representative) per la regione del Golfo.

Il suo ruolo consiste nel gestire i rapporti strategici, con colossi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi, fondamentali per la sicurezza energetica dell’Europa.

Incarico con un stipendio di 13.000 euro netti mensili (inquadramento AD14/AD15), oltre a rimborsi spese e staff diplomatico.

RISULTATI

Contro lo scetticismo iniziale, i risultati diplomatici sono arrivati.

Tra i più rilevanti il fatto di avere coordinato il primo vertice tra i leader dell’UE e quelli del GCC (ottobre 2024), un traguardo che ha stabilizzato i rapporti commerciali tra i due blocchi.

Poi ha mediato nuovi accordi per l’importazione di gas e lo sviluppo dell’idrogeno verde, riducendo la dipendenza europea dalla Russia.

Di Maio inoltre è in prima linea per il progetto IMEC, il corridoio che collegherà l’India all’Europa via Medio Oriente.

Definito ironicamente dai cronisti politici come “un tappo di sughero in un barile di petrolio”,  per la sua capacità di sopravvivere a ogni crisi, Di Maio è oggi l’unico rappresentante speciale confermato in toto dalla nuova Commissione Europea.

Insomma da rivoluzionario a ‘uomo d’ordine’ di Bruxelles, la sua storia dimostra come la pragmatica diplomazia possa, a volte, superare anche le più accese ideologie.

Ma soprattutto, ci chiediamo, come vi sia riuscito dove tutti hanno fallito.

redazione@varese7press.it