OLGIATE OLONA, 22 dicembre 2025- di GIANNI BERALDO
L’emergenza sanitaria legata al focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità (ceppo H5) che, a partire dallo scorso 12 novembre, che aveva colpito l’allevamento della Società Agricola Bruzzese (zona Balina), sembra essere entrata nella sua fase risolutiva, ma la guardia resta alta.
Se da un lato le procedure di abbattimento si sono concluse, dall’altro la convivenza tra l’insediamento produttivo e il centro abitato continua a generare tensioni, alimentate da miasmi e presenze anomale di insetti che nei giorni scorsi, hanno spinto molti residenti a chiedere risposte chiare all’amministrazione comunale.
Il contesto: tra protocolli ATS e ‘vuoto sanitario’
La gestione del caso è complessa e vede l’intreccio di diverse competenze.
Mentre il Comune di Olgiate Olona vigila sul benessere della popolazione, la regia tecnica è nelle mani di ATS Insubria (Sanità Animale) e della Provincia.
Attualmente, l’allevamento si trova nel cosiddetto ‘vuoto sanitario’: i capannoni sono stati svuotati e disinfettati, ma la normativa impone che la pollina (il letame avicolo) rimanga stoccata in loco per 42 giorni sotto stretto controllo veterinario.
È proprio questa permanenza forzata, unita alle particolari condizioni meteo decisamente miti per il periodo, a causare la persistenza di quegli odori che il Sindaco definisce “fisiologici” per l’operazione, ma non per questo accettabili per chi vive nel territorio.
Oggi, abbiamo raggiunto telefonicamente lo stesso sindaco Giovanni Montano, per fare il punto sulla situazione attuale e sulle prospettive future dell’area.

Sindaco Montano quali azioni concrete avete già attivato per risolvere definitivamente il problema. E sosa state facendo per garantire che la bonifica sia rapida e la qualità dell’aria torni ai livelli più accettabili per i cittadini?
Noi in realtà di competenze in materia non ne abbiamo, perché è un problema di sanità veterinaria animale, quindi non di salute pubblica. Mi pare giusto specificarlo in maniera informale per non urtare la sensibilità degli organi competenti che hanno svolto e stanno svolgendo le loro azioni.
Noi abbiamo chiaramente il dovere nei confronti dei nostri cittadini, di vigilare sul buon andamento delle operazioni, ma non abbiamo un coinvolgimento diretto perché la competenza è strettamente veterinaria.
C’è da dire che da un punto di vista della sanità umana il problema è del tutto irrilevante, se non per gli odori che sono stati percepiti e in qualche momento un aumento della presenza di mosche, in virtù di un periodo stagionale che solitamente non ne prevede. Noi quindi abbiamo sostanzialmente monitorato e siamo stati informati dagli organi competenti come ATS Insubria e il servizio veterinario.
In questa fase diciamo pseudo-conclusiva della faccenda, come siamo messi?
Direi che siamo messi bene. C’è stato un momento di criticità percepita proprio dalla
popolazione limitrofa, dove effettivamente si sentivano un pò di odori. La nostra polizia locale è uscita più volte, abbiamo avuto delle interlocuzioni frequenti con gli organi superiori e competenti. Effettivamente sembra che la situazione fosse determinata da una chiamiamola “fisiologica criticità” nelle operazioni, non in problematiche particolari che siano occorse. Adesso chiaramente gli animali sono stati abbattuti e rimossi secondo la norma. La pollina è stoccata in platea, è stata disinfettata ed è coperta; deve essere lasciata in sede per almeno 42 giorni.

E’ la norma che lo prevede?
Sì, operazioni che si sono svolte sotto la supervisione dei veterinari ufficiali di ATS. Sono state fatte costantemente delle verifiche senza rilevare difformità rispetto al protocollo. C’è effettivamente qualche odore magari legato un po’ alla presenza della pollina, soprattutto di notte quando c’è l’inversione termica.
Qualche miasma è inevitabile ma si poteva fare qualcosa in più?
Noi avevamo fatto, e lei ricorderà, dei provvedimenti di concerto con ATS e la Provincia di rimozione costante della pollina: veniva portata via immediatamente ogni due giorni e questo problema della persistenza di odori non c’era o era minimo.
È chiaro che adesso la pollina, per quanto disinfettata e coperta, persiste in sede ed evidentemente un po’ di odore comunque lo fa. Diciamo che il problema è risolto. Anche da un punto di vista della percezione da parte della popolazione, adesso sembra essere molto minore il fastidio.
Diciamo che anche il clima aiuta e nei prossimi giorni dovrebbe esserci anche un calo delle temperature
Sì, diciamo le temperature in questo caso aiutano chiaramente. I capannoni sono tutti vuoti perché è stato rimosso tutto quello che andava rimosso, pulito e disinfettato. Prima di poter inserire i nuovi animali devono passare almeno 21 giorni di vuoto dei locali, e poi c’è la pollina che non va rimossa per 42 giorni, quindi chiaramente il tutto è fermo.
Possiamo dire che questi minimi disagi possono decisamente accettabili in una situazione del genere?
Accettabili teoricamente no, nel senso che nulla è accettato. Siamo in un insediamento urbano edificato e noi, dal punto di vista di amministratore pubblico che è dalla parte del cittadino in toto, percepiamo questa situazione di disagio a nome della popolazione ma pure a titolo personale. Purtroppo il disagio c’è, è legato a un insediamento importante in un territorio ampiamente antropizzato. Oggi è stato fatto quello che andava fatto: l’azienda ha rispettato i protocolli e sono stati fatti i controlli. Dire che il problema non c’è sarebbe una forzatura. Con quell’insediamento produttivo il problema c’è sempre, indipendentemente dai giudizi di merito sulla conduzione dell’allevamento. È una situazione che oggettivamente produce disagio.
Quindi queste situazioni di disagio rimarranno tali anche in futuro?
Abbiamo chiesto alla Provincia di modificare l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), ma la Provincia ha ritenuto che per il momento non vada modificata. Noi cerchiamo in ogni momento di ottenere un qualcosa in più per minimizzare questi fastidi. Sappiamo che è complicato, però la nostra attenzione e la nostra pressione in questo senso è sempre alta perché il problema c’è, indubbiamente. C’è stato questo evento eccezionale che ha riacutizzato la percezione degli odori e delle mosche; sta rientrando, ma il problema c’era prima e ci sono motivi di pensare che continuerà a esserci. Quando la pollina verrà portata via la situazione rientrerà in una normalità operativa, questo però non vuol dire zero mosche o zero odori.
Dalle parole del sindaco Montano, emerge chiaramente come la partita non si chiuda con la fine dell’epidemia aviaria. Il nodo resta la convivenza a lungo termine con l’allevamento. La richiesta di modifica dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) presentata dal Comune alla Provincia rappresenta il tentativo della giunta di imporre standard più stringenti per tutelare i residenti di Olgiate Olona, in attesa che la ‘normalità operativa’ torni a livelli di disturbo minimi.


