Sanità lombarda, bocciato l’ordine del giorno a firma Astuti (Pd) sulle Case di Comunità: è scontro in Regione

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Seduta di Consiglio Regionale

MILANO, 22 dicembre 2025 – Non si placa il dibattito sulla riforma della sanità territoriale in Lombardia. Durante la discussione sul Bilancio di previsione 2026–2028, la maggioranza in Consiglio regionale ha respinto un ordine del giorno presentato dal Partito Democratico che chiedeva un colpo di acceleratore decisivo sulle Case di Comunità.

Il documento, firmato dal consigliere regionale varesino Samuele Astuti, puntava a impegnare la Giunta nel completamento della rete entro il 2026, garantendo l’attivazione di tutti i servizi previsti dal Decreto Ministeriale 77, il regolamento che definisce i nuovi standard dell’assistenza territoriale.

I numeri della discordia

Secondo quanto denunciato da Astuti, la realtà dei fatti è ancora lontana dagli obiettivi prefissati. “È una scelta davvero incomprensibile”, attacca il consigliere dem, “perché a tre anni dall’avvio della riforma nazionale, più di un quarto delle Case di Comunità non è ancora attivo e solo 16 su 216 rispettano tutti i requisiti minimi previsti”.

Il nodo della questione non riguarda solo le mura degli edifici, ma quello che c’è dentro. Astuti sottolinea come, nonostante i tagli dei nastri, ai cittadini manchino servizi essenziali come l’assenza di medici di medicina generale h24, carenza di infermieri in modo continuativo e mancanza di équipe multiprofessionali.

“Questa situazione”, prosegue Astuti, “costringe ancora troppe persone a rivolgersi ai Pronto Soccorso anche per bisogni di bassa complessità, intasando le strutture d’emergenza”.

Le richieste del PD

L’ordine del giorno chiedeva alla Giunta Fontana di rispettare gli impegni presi, non solo per le strutture finanziate dal PNRR, ma anche per le 24 Case di Comunità escluse dai fondi europei che la Regione aveva promesso di finanziare con risorse proprie.

L’obiettivo era quello di garantire, entro il 2026, il “pacchetto completo” di servizi obbligatori come:

Punto Unico di Accesso (PUA);

Assistenza domiciliare;

Diagnostica di base;

Integrazione con i servizi sociali e il CUP.

“Senza rete territoriale non c’è prevenzione”

La bocciatura del documento da parte del centrodestra segna un punto di rottura sulla gestione della sanità di prossimità. Per le opposizioni, la mancata attivazione della rete territoriale è la causa principale del fallimento del sistema di prevenzione e dell’allungamento delle liste d’attesa.

“Continueremo a chiedere che le Case di Comunità diventino davvero il perno dell’assistenza”, conclude Astuti. “Senza una rete funzionante non c’è riduzione delle liste d’attesa, ma solo Pronto Soccorso sempre più sotto pressione”.

redazione@varese7press.it