ROMA, 25 dicembre 2025 – In un mondo frammentato da conflitti che spesso strumentalizzano il sacro, la religione non può più essere relegata alla sfera privata o vista esclusivamente come fonte di tensione.
È questo il messaggio centrale lanciato dal Metropolita di Calcedonia, Emmanuel, durante il suo autorevole intervento giovedì 18 dicembre 2025 al Centro Congressi Augustinianum, nell’ambito di un incontro promosso dal KAICIID in collaborazione con il Vaticano.
Oltre la visione statica: la dinamica del Fanar
Richiamando la secolare esperienza del Patriarcato Ecumenico, il Metropolita ha sottolineato come la tradizione diplomatica del Fanar non sia un cimelio del passato, ma una “forza formativa per il futuro”. Distanziandosi da una visione puramente accademica o sistematica della politica, Emmanuel ha abbracciato la definizione di “diplomazia della speranza” cara a Papa Francesco.
“La diplomazia della Chiesa non è stasi, ma movimento”, ha dichiarato il Metropolita. “Mentre le diplomazie di Stato modellano le condizioni sotto la pressione degli interessi nazionali, i leader religiosi plasmano le coscienze sotto l’ispirazione del comandamento dell’amore”.
Il ruolo del KAICIID e la sfida della modernità
L’intervento ha reso omaggio al lavoro del KAICIID, descritto come un’organizzazione unica nel suo genere, capace di gettare ponti tra il mondo secolare e quello sacro. Nonostante i pregiudizi di un’epoca che tende a vedere la fede come un ostacolo, il Metropolita ha ribadito che la storia insegna l’esatto contrario: la saggezza religiosa, se consultata con rispetto dalla politica, è sempre stata volano di progresso.
Un punto nodale del discorso ha riguardato la “diplomazia del cuore” necessaria per colmare il vuoto lasciato dalla tecnologia e dalla globalizzazione, che spesso avvicinano le persone fisicamente ma le allontanano psicologicamente.
Il Metropolita non ha evitato i temi più urgenti dell’agenda globale, evidenziando tre pilastri fondamentali per una nuova azione internazionale:
La questione ecologica: La protezione del creato è stata definita un vero e proprio “atto diplomatico”, poiché il cambiamento climatico è oggi causa diretta di guerre e flussi migratori.
I giovani: “Vedono l’ipocrisia di chi parla di pace preparando la guerra”. Per Emmanuel, i giovani non devono essere un elemento decorativo, ma una forza sostanziale di rinnovamento.
Le donne: Spesso prime vittime dei conflitti, devono essere riconosciute come agenti primari di pacificazione.
Una speranza che si fa azione
Citando l’Apostolo Giacomo (“La speranza senza opere è morta”), l’esponente ortodosso ha esortato i presenti a non fermarsi alla teoria. La cooperazione con il Consiglio dei Leader Musulmani Europei (EuLeMa) e il dialogo costante con la Chiesa Cattolica sono segni tangibili di una volontà di azione comune.
“Saremo giudicati per ciò che abbiamo fatto a uno dei più piccoli”, ha concluso il Metropolita, ricordando che la missione della Chiesa è quella della riconciliazione. In vista del Giubileo, il messaggio da Roma è chiaro: la pace non è un lusso, ma un bisogno di sopravvivenza che richiede il coraggio di tendere la mano al rifugiato, al nemico e a chi professa una fede diversa.


